Tragedia discoteca Corinaldo, la perizia dei consulenti: «Irregolarità nelle vie di fuga»

Continuano le indagini degli inquirenti per definire le carenze infrastrutturali e di sicurezza della discoteca Lanterna Azzurra in cui sono morte 6 persone durante il concerto di Sfera Ebbasta

Il pm di Ancona ha dato l’incarico a una squadra di consulenti tecnici di verificare lo stato delle condizioni infrastrutturali e dello stato di sicurezza della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, dove nella notte tra il 7 e 8 dicembre hanno perso la vita, schiacciate dalla calca, 6 persone, di cui 5 adolescenti.

Le indagini hanno evidenziato che l’uscita numero 3 della pista 1 del locale, quella dove morirono le persone, presentava «difformità» rispetto alle norme di sicurezza dei locali pubblici. In particolare è stato evidenziato come l’altezza della porta e la capacità di deflusso delle persone fossero insufficienti, mentre la pendenza della rampa fosse troppo elevata. Inoltre, non era presente un corrimano centrale e le balaustre laterali non erano inidonee a resistere a sollecitazioni, oltre a essere «in pessimo stato conservativo». 

Tragedia discoteca Corinaldo, la perizia dei consulenti: «Irregolarità nelle vie di fuga» foto 1

L’uscita numero 3 della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo

L’ultimo controllo della commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo del comune di Corinaldo, presieduta dal sindaco Matteo Principi, risale al 12 ottobre 2017. Durante l’intervento di controllo, la discoteca risultava essere un luogo sicuro e idoneo a ospitare eventi e spettacoli.

Tra i presenti c’era anche l’ingegner Francesco Tarsi che, in un’intervista a Il Resto del Carlino, ha dichiarato che le uniche carenze emerse all’epoca riguardavano la segnaletica d’emergenza e lo stato di mancata manutenzione dell’erba intorno all’area. «Sulla porta non ci sono state obiezioni. Nessuno dei tecnici presenti ha rilevato anomalie o pericoli dovuti al corrimano troppo leggero o per lo scivolo.

E anche sui gradini in fondo all’uscita, non ci sono state obiezioni. È naturale che dopo quanto è accaduto, è giusto porsi degli interrogativi su quella via d’uscita ma in quel momento la commissione ha ritenuto che fosse tutto regolare. Ma io ero un consulente esterno e non avevo un ruolo attivo».

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