Dal Cdm via libera al decreto su PopBari: 900 milioni per il salvataggio

Il premier Conte ha spiegato che chiederà di essere informato sulle azioni che Bankitalia metterà in campo per accertare le responsabilità dei vertici dell’istituto barese

Il Consiglio dei ministri, iniziato questa sera poco dopo le 21 e terminato dopo circa 90 minuti, ha dato il via libera al decreto legge per salvare la banca Popolare di Bari commissariata dalla Banca d’Italia. Lo si apprende da fonti dello stesso esecutivo. La riunione è stata aperta dal presidente del Consiglio che ha illustrato il provvedimento e ha spiegato che chiederà di essere informato sulle azioni che Bankitalia metterà in campo per accertare le responsabilità dei vertici dell’istituto barese.

Dopo di lui hanno preso la parola i capi delegazione dei quattro partiti di maggioranza. Conte ha anche esposto un resoconto di tutte le attività ispettive dal 2010 a oggi che sono state compiute dalla Banca d’Italia nell’ambito delle funzioni di vigilanza sulla banca popolare di Bari.

Il premier, ancora una volta nei panni del mediatore, nelle ultime ore prima del vertice si era mostrato ottimista. «Stasera chiudiamo. Tuteleremo i risparmiatori, nulla per i banchieri», aveva assicurato. «C’è una responsabilità nei confronti dei risparmiatori e di un territorio. In gioco c’è il tessuto produttivo di un Sud che è in sofferenza».

Il decreto

Il dl su PopBari approvato dal Cdm prevede un finanziamento ad Invitalia (l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa) «fino ad un importo complessivo massimo di 900 milioni per il 2020», per rafforzare il patrimonio del Mediocredito Centrale «affinché questa promuova, secondo logiche di mercato, lo sviluppo di attività finanziarie e di investimento, anche a sostegno delle imprese nel Mezzogiorno, da realizzarsi anche attraverso il ricorso all’acquisizione di partecipazioni al capitale di società bancarie e finanziarie, e nella prospettiva di ulteriori possibili operazioni di razionalizzazione di tali partecipazioni».

La costituzione di una Banca di Investimento, che nascerebbe dalla ‘scissione’ delle acquisizioni fatte dal Mediocredito Centrale, è prevista dal primo dei tre articoli della bozza decreto all’esame del Cdm. La formazione passerà attraverso un decreto con il quale il Ministero dell’Economia acquisirà attività e partecipazioni, con l’intero capitale sociale, senza dovere alcun corrispettivo. Le operazioni saranno realizzate in un regime di esenzione fiscale.

Le risorse per il salvataggio della Banca Popolare di Bari arrivano dal fondo del ministero dell’Economia destinato «alla partecipazione al capitale di banche e fondi internazionali». Le risorse, inoltre, sono «iscritte sul capitolo 7175 dello stato di previsione del ministero dell’Economia e delle Finanza», rifinanziato per il 2020 “con la Sezione II” della legge di bilancio approvata nel 2018.

Provvedimento per ridurre gap Nord-Sud

Il titolo del decreto approvato dal Cdm sarebbe, secondo quanto riferiscono fondi dell’esecutivo, “Misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento”. Il testo sarebbe stato approvato senza modifiche sostanziali, ma in sede di vertice si è scelto di modificare il titolo, esplicitando il sostegno al sistema del Sud. Il dl era annunciato come “Misure urgenti per la realizzazione di una banca di investimento”.

Nella relazione tecnica del provvedimento si legge che norme previste dal decreto «possono contribuire al superamento di questi ostacoli strutturali e a ridurre il divario di sviluppo economico tra il Mezzogiorno e le regioni del Centro-Nord». La relazione evidenzia inoltre la «dimensione eccessivamente contenuta» degli istituti del meridione.

«Il divario tra le regioni del Mezzogiorno e il resto d’Italia, storicamente elevato – è scritto ancora nella relazione illustrativa del decreto – si è ampliato nel corso della doppia recessione del 2008-2012. Nel 2018 il PIL nel Mezzogiorno risultava ancora di circa dieci punti percentuali inferiore a quello del 2007; nel Centro-Nord la differenza era pari a circa tre punti. Tale divario deriva in larga misura dalla minore produttività (prodotto per occupato) delle imprese meridionali, che può essere ricondotta anche alla loro minore dimensione».

«Si rendono pertanto necessari – continua la relazione – interventi che possano contribuire al superamento di questi ostacoli strutturali e a ridurre il divario di sviluppo economico tra il Mezzogiorno e le regioni del Centro-Nord. L’esigenza di tale intervento presenta caratteri di urgenza alla luce delle recenti evoluzioni e situazioni di crisi, che rendono palese come esso non sia procrastinabile».

Le tensioni M5S-Italia Viva prima del Cdm

Lo scorso venerdì, 13 dicembre, Italia viva aveva criticato il governo sulla convocazione improvvisa del Cdm per varare il decreto per salvare la Popolare di Bari, dopo il commissariamento di Bankitalia. Il partito di Renzi poi ha disertato il vertice. Il decreto ha creato nervosismi anche all’interno del M5S.

«Per noi ci sono 2 cose prima di arrivare a un decreto: avere chiarimenti da chi doveva sorvegliare, sapere chi ha prestato dei soldi e a chi», aveva invece scritto Luigi Di Maio su Facebook.

Lo stesso ministro degli Esteri, poco prima dell’inizio del vertice di maggioranza, aveva chiarito: «Se si deve fare un intervento sulla Popolare di Bari, la banca va nazionalizzata, torna agli italiani e cominciamo a fare una banca pubblica per gli investimenti. Noi ci prendiamo la banca e cominciamo a prestare i soldi alle imprese oneste».

Non aveva poi risparmiato una stoccata a Italia Viva: «Renzi ci chiede di fare autocritica? Io vorrei dire una cosa anche con cordialità perché non vogliamo creare tensioni: quando affronteremo il tema della Popolare di Bari che è stata commissariata da Bankitalia, non faremo perdere soldi ai risparmiatori e non ripuliremo la banca con soldi pubblici per venderla ai privati, come in passato. Banca Etruria ha fatto perdere soldi ai risparmiatori che stiamo risarcendo e le banche venete furono ripulite con i soldi degli italiani e rivendute ad un euro».

Dal partito fondato da Matteo Renzi, dopo che nella ultime ore il clima sul tema sembra essersi rasserenato, ancora nubi sembrano addensarsi su una soluzione, prevista attraverso un decreto d’urgenza, alla crisi di PopBari. Fondi di Italia Viva riferiscono infatti caustiche: «Nuove frontiere della tecnica legislativa: nel titolo del decreto» sulla Popolare di Bari «si citano “misure per la realizzazione di una banca d’investimento” – manco fossimo a Wall Street – quando nel testo non si nomina neanche una volta una banca di investimento».

«L’impressione – continuano da Italia Viva confermando che comunque saranno presenti al Consiglio dei ministri – è che l’ossessione degli slogan stia debordando pure nei titoli dei decreti. Non c’è nulla di male a dire le cose come stanno: si sta ricapitalizzando la Banca popolare di Bari. Punto».

Emiliano: «La Regione Puglia pronta anche ad un intervento diretto nel capitale»

In una nota, il governatore della Puglia Michele Emiliano, informa di aver scritto una lettera al premier Conte «prima dell’inizio del Consiglio dei Ministri» e dichiara che la «Regione Puglia tutelerà con ogni mezzo azionisti, correntisti, dipendenti e creditori della Banca Popolare di Bari» e «a tal fine la Regione Puglia è disponibile – se il Governo lo riterrà necessario – anche ad un intervento diretto nel capitale della compagine che dovrà condurre il salvataggio della Banca».

Nella lettera inviata al premier, Emiliano sottolinea il timore che le modalità di salvataggio della Banca di cui si parla «sulla stampa e allo studio del governo», rischiano di fare «scomparire del tutto l’unica banca indipendente del Centro Sud, che sempre ha svolto, sua pure con le criticità sotto gli occhi di tutti, un importante ruolo di sostegno a favore della imprenditoria del Mezzogiorno».

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