Regionali 2020, il centrosinistra in Puglia rischia l’harakiri. Emiliano: «I renziani ci vogliono sabotare»

Il sospetto del governatore è che si giochi, evidentemente non solo fuori dal Pd, a depotenziare le primarie del 12 gennaio, confidando nella scarsa affluenza, vista anche la data scelta

È partita la volata, nel contesto della crisi dell’ex Ilva, che porterà la Puglia alle prossime elezioni regionali previste per la tarda primavera. Se nel campo del centrodestra a correre sarà Raffaele Fitto (sostenuto da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, anche se con poco entusiasmo da parte del Carroccio) il centrosinistra sceglierà il proprio candidato con le usuali primarie che si terranno il prossimo 12 gennaio.

Il governatore uscente Michele Emiliano, più che dal potenziale avversario diretto del centrodestra, sembra volersi guardare dal fuoco amico. E in particolare da chi politicamente non ha mai dimostrato simpatie per lui: l’area che fa riferimento all’ex segretario dem Matteo Renzi (che l’ex magistrato ha sfidato in occasione delle primarie nazionali per la guida del Partito Democratico del 2017).

Attacca infatti Emiliano: «I cosiddetti renziani, o quelli che sono rimasti, pensano di sabotare il centrosinistra della Puglia. Già ci hanno provato ed è stato grandissimo il già presidente Nichi Vendola a sfilarsi da questa opzione, dimostrando di essere un grande leader. Ora con chi ci stanno riprovando, con Stefàno a fare questo giochetto? È tempo perso».

Oggi in un’intervista al Quotidiano di Puglia, il senatore del Pd Dario Stefano, ha affermato che Emiliano ha costruito il suo potere tra «accordi di palazzo e minacce» e, criticando il suo operato in cinque anni alla guida della Regione, di fatto non ha escluso l’ipotesi candidature alternative alle regionali dopo le primarie.

Emiliano poi ricordato «a chi pensa ancora una volta di risolverla agganciandosi a qualche leader nazionale che gioca a rompere io voglio ricordare che quando mi sono dovuto candidare contro Renzi alla segreteria nazionale del Pd, ed è stato uno scontro durissimo, mi sono candidato e non ho giocato a delegittimare le primarie, anzi le ho legittimate candidandomi. Quando le ho perse poi le primarie – ha continuato il governatore – ho candidato nelle liste del Pd tutte le persone che potevo e le migliori che avevo a disposizione e ho fatto campagna elettorale per Renzi pur non essendo convinto delle sue posizioni politiche. Ho rispettato le regole».

Il sospetto di Emiliano è che si giochi, evidentemente fuori e dentro Pd, a depotenziare le primarie, confidando nella scarsa affluenza, vista anche la data che è stata scelta: «Io penso che il risultato» delle primarie, ha chiarito, «sarà comunque buono e ci saranno migliaia e miglia di persone che andranno a votare. In ogni caso non ci sono altri metodi, se qualcuno sta architettando da scienziato della politica di buttare all’aria le primarie dopo l’esecuzione, ragionando sull’affluenza, si sta sbagliando».

«Ci hanno imposto primarie a gennaio – ha proseguito Emiliano – le hanno imposte a me e io le ho accettate, probabilmente già con l’intento di dire che siccome andrà poco gente a votare allora le primarie non valgono. Questo sistema non esiste».

La replica di Stefano

A stretto giro arriva la replica di Dario Stefano: «Michele Emiliano non può pensare di entrare in campagna elettorale continuando ad insultare. I dubbi sulle primarie, più che miei personali, sono di un pezzo importante della società civile del centrosinistra, che non si sente rappresentata dalle consultazioni».

«La comunità democratica, di cui Emiliano straparla – sottolinea il parlamentare dem – si è sentita spesso insultata quando ha visto il sostegno del proprio presidente di regione rivolto agli esponenti di spicco di Casa Pound o della destra e mai ai candidati Pd. O quando hanno dovuto ascoltare i tanti comizi elettorali tutti contro il Pd ed i suoi rappresentanti del momento».

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