Caos M5s, Di Maio: «Stanco delle pugnalate, non del Movimento»

«Quando qualcuno non è d’accordo col Movimento ha tutto il diritto di andarsene. Ma potrebbe dimettersi, non andare al Gruppo Misto», ha aggiunto il capo politico del M5s

«Chi pensa che io mi stanchi del Movimento ha sbagliato. Sono stanco che qualcuno che sta nelle retrovie venga al fronte per darmi una pugnalata». A dirlo è il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, in un’intervista a Bianca Berlinguer a Cartabianca«È normale che in un Movimento che ha eletto 330 parlamentari ci sia chi esprime dissenso», ha proseguito il ministro degli Esteri. 

Di Maio ha poi espresso velate critiche nei confronti di tutti i grillini che hanno recentemente abbandonato il Movimento per confluire nel Gruppo Misto. «Quando qualcuno non è d’accordo col Movimento 5 Stelle – ha spiegato Di Maio – ha tutto il diritto di andarsene, ma potrebbe dimettersi e farsi rieleggere, non andare al Gruppo Misto».

La crisi in Libia

Nel corso dell’intervista il ministro degli Esteri ha poi affrontato il tema della crisi in Libia. «Quello che sta succedendo – spiega Di Maio – con le due parti libiche che non riescono a trovare un accordo, dimostra la complessità della situazione in Libia, dove c’è guerra civile per procura».

Di Maio, almeno nelle intenzioni, intende «mettere a un tavolo tutti gli attori principali», sottolineando come la conferenza di Berlino possa essere l’occasione giusta per tale confronto. «L’Italia è in tutti i consessi: nelle ultime settimane abbiamo lavorato per esserci, e la Germania ci ha ringraziato per il lavoro svolto», ha precisato il titolare della Farnesina. 

Tra le ambizioni del ministro degli Esteri vi è invece quella di «schierare forze europee per garantire conclusioni diplomatiche, agendo sotto l’ombrello dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite», senza però dare «sostegno militare a una delle parti per combattersi».

L’ipotesi Minniti

E sull’ipotesi Minniti in veste di mediatore speciale per la Libia, Di Maio non ha dubbi: «Non serve un inviato speciale europeo, ci sono già i ministri degli Esteri». Ma malgrado ciò, il capo politico del M5s non esclude, senza tuttavia mai citarlo esplicitamente, un possibile ruolo attivo dell’ex ministro dell’Interno nel futuro. 

«Servirà un inviato speciale dell’Italia dopo le conclusioni della conferenza di Berlino», spiega Di Maio. «Non è stato affrontato nessun discorso a livello di governo – prosegue – ma ricordo che sono il ministro che difende di più i memoranda con la Libia firmati da Minniti».

Di Maio: «In Italia si vota ogni tre mesi, nessun test per il governo»

Sul fronte della politica interna italiana, Di Maio ha allontanato lo spettro del «test per il governo» dalle elezioni in Emilia-Romagna e in Calabria del prossimo 26 gennaio. «In Italia si vota ogni tre mesi e se ogni elezione locale diventa un test per il governo, allora nessun governo durerà».

E il capo dei pentastellati ribadisce: «Noi corriamo da soli come è sempre stato. Anche nei periodi di difficoltà dobbiamo essere un’alternativa ai due poli. Sceglieranno i cittadini – chiosa Di Maio – non c’è da sentirsi in colpa per le loro decisioni».

Autostrade e immigrazione

Infine, Di Maio ha toccato diversi temi critici per la politica italiana delle prossime settimane, a partire dalla decisione sulla revoca alle concessioni di Autostrade: «Se un concessionario non ha fatto la giusta manutenzione non deve più fare profitti sulle nostre autostrade, mettendo a rischio la vita di molti italiani».

E sul tema sicurezza, il leader pentastellato ha sottolineato come il governo si sia impegnato a «ridurre i flussi migratori, focalizzandosi sui rimpatri». «L’importante – sottolinea Di Maio – è dare protezione umanitaria a chi ne ha diritto». E poi il richiamo agli altri Paesi dell’Unione europea: «L’Italia non può pensare di affrontare da sola il tema dell’immigrazione e delle esigenze di chi scappa dalle guerre». 

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Foto di copertina: Ansa / Riccardo Antimani