«Qui vive un antifascista», il sindaco di Milano risponde alla scritta antisemita sulla porta di una partigiana

Due giorni fa una scritta antisemita è comparsa sulla porta di casa di Aldo Rolfi, figlio di Lidia Beccaria, partigiana deportata a Ravensbruck nel 1944

«Antifa Hier», ovvero «qui vive un antifascista». Con questo cartello, appeso fuori dalla porta di casa, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha voluto esprimere solidarietà per quanto accaduto a Mondovì, in provincia di Cuneo, dove l’abitazione di Aldo Rolfi, figlio di Lidia Beccaria Rolfi, partigiana deportata a Ravensbruck nel 1944, è stata imbrattata con la scritta antisemita «Juden hier», ovvero «qui ci sono ebrei».

Il sindaco di Milano ha postato la foto della porta di casa sua con il cartello sul profilo Instagram e sotto ha commentato: «Qui vivo io».

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Qui vivo io.

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Chi era Lidia Beccaria Rolfi

Deportata nel lager di Ravensbrück, in Germania, rimase prigioniera per 11 mesi, dal 27 giugno 1944 in poi, e ha raccontato l’orrore dei lager nel libro Le donne di Ravensbrück: testimonianze di deportate politiche italiane.

Una scritta, «Juden hier», che ha fatto molto discutere e che è stata commentata così da Bruno Maida, storico che con Lidia Beccaria Rolfi ha scritto diversi libri: «Ho attraversato questa porta molte volte. La scritta è apparsa, dopo che Aldo è intervenuto su un giornale locale per ricordare sua madre – ha dichiarato al Corriere – Al di là della patente ignoranza, è uno dei molti segnali che ci dovrebbero fare alzare la voce per ricordare a tutti che essere antifascisti è il primo dovere della memoria che abbiamo».

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