Traffico armi, solidarietà ai portuali di Genova: a Livorno nasce il presidio

Una rete di ong ha lanciato da tempo l’allarme sul pericolo che continui indisturbato il transito di materiali d’armamento destinati a paesi in guerra in contrasto con le norme vigenti

«Da Genova a Livorno chiudiamo i porti alla guerra» dice lo striscione affisso oggi, 17 febbraio, in piazza Grande a Livorno dalla Federazione anarchica livornese, Collettivo anarchico libertario, che ha organizzato un presidio «contro i traffici di armi nei porti». Anche Amnesty International, nei giorni scorsi, si è espressa sulla questione, giungendo alle stesse conclusioni della Federazione anarchica e dichiarando di opporsi con forza alla possibilità che armamenti di qualsiasi tipo circolino negli ambienti portuali.

Una rete di ong ha lanciato da tempo l’allarme sul pericolo che continui indisturbato il transito di materiali d’armamento destinati a paesi in guerra in contrasto con le norme vigenti. Il presidio è stato organizzato a sostegno dei lavoratori portuali di Genova «che si stanno mobilitando contro il trasporto di armi e materiale bellico destinato alla guerra in Yemen all’interno del porto ligure».

I precedenti

Nel maggio e giugno scorso, i lavoratori portuali genovesi sono riusciti a bloccare per due volte il carico di materiale militare sulle navi della compagnia saudita Bahri destinato allo Yemen, ma in queste ore è previsto l’arrivo di una nuova nave della compagnia saudita a Genova.

«Solidarizzare con la lotta in corso a Genova è importante soprattutto qui a Livorno – si legge ancora -. Nel nostro porto infatti, già fanno scalo ogni mese le navi della Liberty Global Logistics, compagnia che per conto del Dipartimento della difesa Usa trasporta mezzi da combattimento o comunque militari da Camp Darby verso il Medio Oriente», ha fatto sapere la Federazione.

In copertina: manifestanti al porto di Genova | Ansa Luca Zennaro

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