Torino, dopo gli scontri all’università il Rettore vuole un codice antifascista per le associazioni

Dovranno firmare le organizzazioni che vogliono utilizzare gli spazi dell’ateneo per svolgere le proprie attività. Ma l’assessore leghista chiede lo sgombero delle aule occupate dai centri sociali

Una dichiarazione che impegna i membri delle organizzazioni studentesche a rispettare i principi di democraticità, libera partecipazione, antirazzismo, antisessismo e antifascismo. È questa la soluzione pensata dal Rettore dell’università di Torino, Stefano Geuna, per riportare la calma nel campus dell’università dopo le tensioni dell’ultima settimana. Tensioni cominciate quando membri del gruppo universitario FUAN (Azione Universitaria), vicino a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, hanno organizzato un volantinaggio di protesta contro un evento sulle Foibe a cui hanno partecipato lo scrittore Moni Ovadia e il giornalista Stojan Spetic. Il volantinaggio era degenerato in uno scontro tra le forze dell’ordine e alcuni studenti dei collettivi, a cui erano seguiti arresti, lancio di uova, azioni vandaliche e nuove proteste.

Scrivendo sulla loro pagina Facebook i rappresentanti di FUAN dichiarano di non aver «nessun problema a firmare un documento che ribadisca il nostro essere democratici» e rilanciano: «Se c’è qualcuno che invece non risulta registrato da nessuna parte, non si presenta alle elezioni universitarie, ma si è insediato con la violenza in Ateneo è proprio il Collettivo Universitario Autonomo, che da anni tiene anche in ostaggio un’aula illegalmente occupata e mai sgomberata».

Sarebbe dello stesso parere la Regione, nella persona dell’assessore leghista alla Sicurezza Fabrizio Ricca che alla luce di quanto accaduto chiede un incontro «per valutare insieme un’azione congiunta che porti allo sgombero delle aule occupate dai militanti violenti dei centri sociali».«È assurdo che all’Università di Torino esistano centri logistici illegali, sottratti alla collettività, in cui si organizzano azioni violente», continua Ricca. Di ritorno da poco da un viaggio in Israele, l’assessore chiede inoltre che alla carta antifascista venga aggiunto un documento contro l’antisemitismo, inteso anche come manifestazione d’odio contro lo stato di Israele e non soltanto contro gli ebrei.

Facebook – Il post dell’assessore Ricca

La denuncia delle ragazza arrestate: «Frasi sessiste contro di noi»

Così il codice anti-fascista potrebbe finire per portare a un’azione punitiva nei confronti dei collettivi studenteschi che nel frattempo si sono riuniti in assemblea al Campus dell’Einaudi anche per denunciare – come si legge nel comunicato pubblicato dal Centro Sociale Askatasuna- oltre alle dichiarazioni di Ricca, l’azione della polizia, il fermo di tre manifestanti, ritenuto eccessivo, e gli insulti «sessisti e razzisti» indirizzati verso gli studenti.

Accuse rivolte alle forze dell’ordine anche dalle studentesse antifasciste arrestate che, come si legge in una lettera, denunciano le «pressioni psicologiche» ricevute in carcere da dove sono uscite soltanto lunedì (inizialmente il loro rilascio era previsto per sabato). «Diverse sono state le violenze verbali perpetuate nei nostri confronti da parte degli operatori della Digos e non solo – scrivono le due ragazze – Ci sono state rivolte frasi sessiste come ”Vi piacerebbe avere il ca**o”, “Non sapete quanto mi fate schifo”, ”Dai che finalmente ve ne andate al gabbio”».

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