Università di Torino, scontri tra centri sociali e studenti di destra dopo l’evento sulle foibe. L’Anpi contro l’ateneo

Nella settimana del ricordo delle vittime delle Foibe, dopo gli scontri verbali tra CasaPound e l’Anpi, si scontrano anche gli studenti dell’ateneo piemontese

Un evento all’Università di Torino sul tema delle Foibe ha innescato una serie di scontri tra gruppi studenteschi e forze dell’ordine portando al ferimento di agenti di polizia, all’arresto di tre studenti e ad accuse e polemiche nei confronti del Rettore, anche da parte dell’Anpi. Tutto ciò in un clima già caldo per via dei recenti casi di antisemitismo in Piemonte, ma anche dalla commemorazione, come nel caso delle minacce di morte al sindaco di Druento.


Gli scontri: manifestazioni, arresti e contro-manifestazioni

Gli scontri sono partiti il 13 febbraio quando il gruppo universitario FUAN (Azione Universitaria), vicino a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, ha deciso di organizzare un volantinaggio di protesta per contestare un incontro organizzato al Campus Einaudi dal tema «Fascismo-Colonialismo-Foibe», a cui hanno partecipato lo scrittore Moni Ovadia e il giornalista Stojan Spetic.

Il volantinaggio è degenerato dopo poco: due guardie giurate, tre operatori della Digos e uno del Commissariato sono rimasti feriti quando gli attivisti di estrema destra hanno cercato di superare il blocco creato dalle forze dell’ordine, danneggiando anche una macchina della polizia. Uno di loro ha avuto una prognosi di 30 giorni.

Agli scontri sono seguite le proteste di studenti dei collettivi, al grido di «Fuori i fascisti dall’università», che hanno chiesto al Rettore di assumersi la responsabilità di quanto accaduto. Anche in questo caso la manifestazione è degenerata: sono state lanciate alcune uova contro gli uffici del rettorato ed è stata sfondata una porta.

Gli studenti del gruppo FUAN hanno successivamente denunciato che l’aula dedicata al giudice Borsellino e a loro assegnata era stata messa sottosopra dai «collettivi dei centri sociali». Nelle immagini si vedono sedie e tavoli ribaltati e armadietti sfasciati.

Facebook – FUAN Azione Universitaria Torino

La mobilitazione per far scarcerare gli studenti. L’Anpi chiede spiegazioni all’Università

L’Anpi ha espresso solidarietà agli studenti antifascisti che hanno cercato di allontanare gli esponenti di FUAN dall’università per poi essere caricati ed arrestasti al Campus di Torino. «Ci chiediamo come l’Università possa ancora permettere che gruppi di fascisti attraversino quegli spazi con volantini di odio e razzismo e per di più scortati dalla polizia», si legge in un loro comunicato.

Sentimento condiviso anche dagli studenti del Collettivo Universitario Autonomo e dell’Unione degli Universitari di Torino (Udu), che sulla loro pagina Facebook hanno ospitato la testimonianza di una studentessa di 22 anni che ha assistito all’arresto degli studenti.

«Come altre volte in passato è già accaduto, il FUAN ha deciso che dovesse essere la polizia a difenderli: dopo uno scontro, la stessa polizia ha deciso che a “pagarla” avrebbero dovuto essere alcuni di quegli studenti che avevano manifestato, da portare via e da arrestare immediatamente. Ho visto tutto da qualche metro di distanza e come studentessa, prima di tutto, l’ho trovato inaccettabile», scrive in un posto condiviso sulla pagina Facebook di Udu.

«Credo che si debba condannare come forma di violenza non solo fisica, ma anche intimidatoria per l’ambiente circostante, la presenza di forze dell’ordine a difesa di un volantinaggio di natura fascista – continua il post -. Sarebbe necessario che l’Ateneo intervenisse in diretta condanna e limitazione di soggetti che oscurano il valore dell’Ateneo con pensieri retrogradi e negazionisti».

Nel frattempo va avanti la mobilitazione dei collettivi che pretendono la liberazione di Maya, Carola e Samuele, i tre giovani studenti arrestati giovedì al Campus.

Memoria contesa: il ricordo delle foibe

Per gli studenti del FUAN il convegno organizzato all’Università è “giustificazionista”. Secondo gli organizzatori, invece, gli studenti di destra sono colpevoli di “negazionismo”. Due visioni diametralmente opposte sulle Foibe, una pagina buia nella nostra storia che fa riferimento alle violenze e uccisioni di massa perpetrate contro la popolazione – italiana e non – della Venezia Giulia (ex province di Trieste, Gorizia, Pola e Fiume) durante la Seconda Guerra mondiale e nel dopoguerra.

La tesi portata avanti dai primi è che le violenze siano state perpetrate soprattutto prima del ’43 e quindi non siano in gran parte direttamente attribuibili ai comunisti di Josip Broz Tito, ex presidente della Jugoslavia, ma sopratutto che non si possa parlare di pulizia etnica nei confronti degli italiani, quanto di violenza contro persone sospettate di fascismo in cui finirono anche partigiani italiani e sloveni. Una versione della storia che non piace a chi invece sostiene che si sia trattato di un vero e proprio genocidio ai danni della popolazione italiana da parte dei comunisti.

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