Architettura, come si vince con uno studio di 30enni. E «senza archistar»

Sono amici dal tempo dell’università e con il loro studio, Biro+, hanno vinto un concorso per riqualificare Borgo Paraelios, un complesso alberghiero nella provincia di Rieti

Non capita tutti i giorni che uno studio di architettura di 30enni venga invitato a partecipare a una competizione ristretta. Solitamente un investitore che ha un progetto grande da fare si rivolge a uno studio con decine di dipendenti e di progetti alle spalle. Ma ogni tanto, anche gli studi più piccoli – e, tendenzialmente più giovani – hanno il modo di emergere. Come nel caso di Biro+, uno studio con sedi a Bari e a Milano, composto da sei giovani architetti, amici sin dai tempi dell’università, che recentemente ha vinto il concorso per riqualificare Borgo Paraelios, un complesso alberghiero nella provincia di Rieti. 

Merito anche dell’Associazione Archistart che ha invitato 10 “giovani eccellenze” a partecipare. «Niente archistar o firme già affermate nel panorama dell’architettura italiana ed internazionale per questo progetto, ma una ricerca tra i giovani talenti per portare creatività e innovazione in un progetto di rigenerazione urbana», si legge sul sito. Anche perché tra le nuove generazioni di architetti italiani, gli archistar stentano a sbocciare (Renzo Piano aveva 40 anni quando ha vinto il progetto avrebbe lanciato la sua carriera: il Centro Pompidou di Parigi). 

Foto: Biro+ | Borgo Paraelios

Difficile sapere se sia venuto prima il cambiamento culturale o economico. «Probabilmente la nostra generazione non è più una generazione fatta da singoli», racconta Giusi Paternò, uno degli architetti di Biro+ e coordinatrice del progetto vincente. Si tratta di un modo per moltiplicare le competenze, ma anche i contatti. «Noi siamo già in 6, ma ci è capitato nel corso di un anno di fare tanti studi insieme a persone come noi. Per esempio abbiamo una collaborazione stabile con uno studio tedesco, che ha più o meno 200 dipendenti, che ci permette di fare lavori che qui non faremmo. Anche la scelta di essere divisi tra Bari e Milano è un vantaggio, perché non dobbiamo spartirci il mercato locale. Se fossimo soltanto a Bari non sopravviveremmo». 

Foto: Biro+ | I membri dello studio

Il passaggio in studi più grandi e prestigiosi può essere una tappa importante anche per chi, come nel caso degli architetti di Biro+, decide in un secondo momento di mettersi in proprio. Così facendo si acquistano competenze ma anche fiducia nelle proprie capacità e la voglia di impegnarsi per investire le proprie energie in un proprio progetto. «A questo tipo di concorso avrebbero potuto partecipare i nostri datori di lavoro un anno fa, ma il progetto l’avremmo fatto comunque noi. Noi tutti abbiamo lavorato in studi più grandi – io tra Bari, Lecce e Milano. Un collega ha lavorato in Svezia, altri in studi più grandi a Bari». 

Ognuno ha seguito i propri interessi inizialmente: c’è chi interessava costruire grandi palazzi, altri agli interni e chi invece, come Giusi Paterno, era appassionata di spazi pubblici e di rigenerazione urbana. E che adesso si ritrova a lavorare su un progetto per un albergo. «Io ho vissuto questo dualismo nella mia vita professionale precedente perché lavoravo in uno studio che si occupava di rigenerazione urbana ma mi capitava anche di lavorare per un altro studio di Milano che si occupava di interni. Insomma, vivevo già questo dualismo e cerco di continuare a viverlo».

Il risultato, per tornare a Borgo Paraelios, è bello a vedersi. Piccole residenze circondate e unite dall’acqua ( l’Hotel è anche un parco termale). Spazi grandi con viste estese sulla campagna. «Abbiamo vinto perché abbiamo valorizzato il paesaggio», dice Paterno. Si vede, per esempio nella scelta dei rivestimenti «che ricordano i toni della terra e della roccia». 

Foto: Biro+ | Borgo Paraelios

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