Tribunali in tilt, slitta a ottobre anche il processo a Salvini sul caso Gregoretti

L’emergenza sanitaria ha costretto al rinvio del processo per sequestro di persona previsto a luglio. Sui timori del senatore leghista, dopo la diffusione delle chat di Palamara su di lui, è il responsabile del caso a rassicurarlo: «Non abbiamo niente a che fare con l’ex pm»

Slitta a ottobre il processo per Matteo Salvini sul caso Gregoretti. La data della prima udienza è slittata di quattro mesi – era prevista il 4 luglio -, scrive Repubblica, per via del caos nei tribunali alle prese con una faticosa ripresa delle attività complicata dall’emergenza Coronavirus. La nuova data del processo per il leader della Lega arriva alla vigilia del voto in Senato per una nuova richiesta di rinvio a giudizio, stavolta per il caso Open Arms.

Spostare la data del processo è stata inevitabile secondo il presidente dell’ufficio del giudice dell’udienza preliminare, Nunzio Sarpietro: «I nostri ruoli sono stati stravolti dallo stop per l’emergenza Coronavirus, ci sono migliaia di processirinviati che hanno precedenza».

Il caso Gregoretti

L’ex ministro dell’Interno è imputato a Catania con l’accusa di sequestro di persona, per i 131 migranti trattenuti a bordo della nave militare Gregoretti per quattro giorni. Sulla richiesta di processare il senatore leghista del tribunale dei ministri di Catania si era espresso il Parlamento lo scorso febbraio, con il via libera arrivato dopo una seduta in Senato infuocata.

L’ombra delle chat di Palamara

Nei giorni scorsi Salvini aveva scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dicendosi preoccupato per l’imparzialità del giudizio che lo riguardava. Timori legati alle pubblicazioni delle chat dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara che sull’ex ministro dell’Interno aveva detto: «Comunque va attaccato».

Sarpietro, che si occuperà direttamente del procedimento, ha chiarito: «Stia tranquillo il senatore Salvini, avrà un processo equo, giusto e imparziale come tutti i cittadini. Né io né nessun giudice che si è occupato di questo fascicolo abbiamo nulla a che spartire con Palamara. E sono d’accordo con lui: quelle intercettazioni sono una vergogna».

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