Ungaro (Italia Viva): «Incomprensibile il silenzio del governo sul pugno di ferro cinese ad Hong Kong» – L’intervista

Il deputato di Italia Viva ha presentato un’interrogazione parlamentare sul tema della legge di sicurezza voluta dalla Cina, che ha attirato denunce da tutto il mondo ed ha riaperto la stagione degli scontri a Hong Kong

A Hong Kong la polizia spara proiettili di gomma sui giovani che protestano contro la legge voluta dalla Cina che considera ogni attività ostile a Pechino un atto di sedizione. Per il momento la Farnesina e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio non si sono espressi a riguardo. Se l’anno scorso in visita ufficiale a Shanghai Di Maio aveva dichiarato di non voler interferire, era poi tornato sui suoi passi dopo un’uscita infelice dell’ambasciatore cinese in Italia che aveva criticato la decisione da parte di alcuni deputati di ospitare un intervento dell’attivista Joshua Wong.

Da allora sono passati diversi mesi e, dopo un periodo di quiete a causa del lockdown, la Cina ha deciso di stringere la morsa. Più di 500 politici di 32 paesi hanno firmato una dichiarazione che denuncia l’azione di Pechino. L’Italia non dovrebbe fare altrettanto? Massimo Ungaro, giovane deputato di Italia Viva, crede di sì e, nel silenzio generale della politica italiana (ed europea, dato che l’Ue non ha ancora preso una posizione in merito) ha presentato oggi un’interrogazione parlamentare per chiedere «quali iniziative il Governo italiano intende intraprendere per scongiurare una escalation violenta» e di «chiarire la posizione ufficiale dell’Italia» sulla nuova legge.

Intervistato da Open, Joshua Wong ha chiesto al Governo italiano di assumere una posizione forte contro l’approvazione di questa legge.  

«Mi sento di sottoscriverla in pieno. Credo che il governo italiano lo dovrebbe fare e che Di Maio e Giuseppe Conte dovrebbero dire che sono con i ragazzi di Hong Kong. Ho lanciato il sasso, adesso vedremo se il Pd e il Movimento seguiranno. Un prolungato silenzio del Governo in merito sarebbe davvero incredibile».

Perché il governo italiano non ha ancora preso una posizione? La responsabilità è del ministro degli Esteri Di Maio?  

«È ovvio che c’è una parte dei 5 Stelle che da sempre nutre simpatia nei confronti della Cina, sentimento che a volte li porta ad avere posizioni esagerate. La Cina è un paese amico, ma ha un sistema di valori molto distante dal nostro. C’è per esempio un problema di repressione che riguarda gli uiguri dello Xinjiang. Però ecco, vogliamo pensare che il ministro Di Maio stia aspettando una risposta europea….». 

Parla a nome di tutta Italia Viva? 

«Si, assolutamente».

Come si spiega la simpatia di una parte sostanziale del M5S verso la Cina?

«Una parte dei 5 Stelle è anti-americana. A questo si sovrappone un’ostilità verso la Francia e la Germania cominciata con la crisi finanziaria del 2008. E in terzo luogo credo si tratti anche di una realpolitik che porta – per rassegnazione – a concepire la politica estera come una grande bilancia commerciale».

Eppure lo scorso novembre, dopo l’uscita infelice dell’Ambasciatore cinese in Italia che esortava il nostro Paese a non interferire negli “affari interni” cinesi, anche una parte dei 5 Stelle aveva criticato la Cina. Lo stesso Di Maio aveva dichiarato che i legami commerciali non dovevano mettere in discussione il rispetto delle nostre istituzioni. Non ravvisa questo sentimento tra alcuni dei suoi colleghi pentastellati in Commissione esteri? 

«Nella Commissione esteri ho osservato principalmente silenzio. Quando lunedì ho fatto il mio intervento in aula su questo argomento credo di essere stato il primo. Non potevo crederci. Auspico che presto non sarò più il solo».

Però siete al governo insieme. Non dovrebbe essere una posizione condivisa?

«Si, bisogna rifletterci insieme. Propongo che tutta la maggioranza si metta d’accordo per trovare una soluzione che possa tutelare e difendere il nostro modo di vedere il mondo».

Nel Pd invece qualcosa si muove, nel silenzio dei vertici. Andrea Romano ha chiesto alla Farnesina di prendere posizione e alla Commissione esteri di fare una risoluzione.

«Si anche una risoluzione mi sembra un’ottima proposta. Se il governo non prende posizione il parlamento può e deve fornire un atto di indirizzo, che sia una risoluzione in Commissione esteri o in aula».

Qualora la Cina non dovesse arretrare cosa farete? L’Italia dovrebbe seguire l’esempio degli Stati Uniti che minacciano nuove sanzioni? 

«Il modo di procedere deve essere multilaterale, non unilaterale. Uno dei princìpi cardine della nostra politica estera è questo. La sede in cui agire è l’Onu. E l’azione da prendere è come Europa, non come singoli Stati. Secondo me l’Europa reagirà».

L’impressione è che in Italia il tema non sia molto sentito.

«Io lo sento molto forte e mi piace pensare che la nostra generazione lo senta. È la stessa generazione che andava in piazza contro la guerra in Iraq. Credo che ci sia una chiara necessità di creare un’alleanza globale in difesa dei valori democratici in un momento in cui vediamo pericolose derive in Europa, penso all’Ungheria di Viktor Orban, come altrove nel mondo. Lo ripeto, dobbiamo essere al fianco dei ragazzi di Hong Kong».

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