CasaPound, notificato l’avviso di sequestro per la sede romana: contestato il reato di occupazione abusiva

Per il mancato sgombero, in questi 17 anni, la città avrebbe subìto un danno erariale di 4,5 milioni di euro. Tra i 16 indagati non c’è Andrea Antonini, volto noto delle tartarughe frecciate

È stato notificato l’avviso di sequestro preventivo per il civico 8 di via Napoleone III a Roma, sede abusiva dal 2003 del movimento di estrema destra CasaPound. Il 4 giugno, il palazzo dell’Esquilino aveva ricevuto l’annuncio: venti famiglie, non tutte in difficoltà – tra loro anche alcuni impiegati del Comune – saranno mandate via dall’immobile.


Come si legge nelle carte, quello che viene contestato è il solo reato di occupazione abusiva. Nulla di fatto, invece, per l’associazione a delinquere, reato ipotizzato dalla Procura e per il quale il gip aveva già chiesto un supplemento di indagini e per cui ha invece stabilito non ci siano prove a sufficienza per sostenere questa accusa.

La sede di CasaPound in via Napoleone III
ANSA/ANGELO CARCONI

Tra i 16 indagati per i quali la Procura aveva ipotizzato entrambe le accuse (occupazione abusiva e associazione a delinquere) non figura Andrea Antonini, volto noto delle tartarughe frecciate, diversamente da come invece era stato annunciato una settimana fa. Confermate invece le accuse per una delle vecchie guardie del movimento, Gianluca Iannone, e per il leader Simone Di Stefano.

Al mancato sgombero, in questi 17 anni, si aggiunge un danno erariale da 4,5 milioni di euro. La somma corrisponde, secondo un’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza, alla mancata riscossione dei canoni d’affitto. Per questo motivo la Corte dei conti ha citato in giudizio 8 dirigenti statali.

«Non è stato notificato nessun atto, quando sarà fatto verrà impugnato e si cercherà di bloccarlo con gli strumenti giudiziari del caso», aveva detto Di Stefano, leader del movimento, intervenuto su Nsl Radio e Tv. «Ministri e viceministri hanno detto: finalmente lo sgombero. Gli occupanti stanno ancora lì, non si è visto ancora nessuno».

Poi le accuse nei confronti della sindaca della Capitale: «Alla Raggi piace creare questa narrazione in cui lei è lo Stato contro l’illegalità perché cerca di recuperare voti a sinistra. Lei vorrebbe presentarsi con la testa di Casapound ma ai cittadini di questa cosa non gliene frega niente – aveva concluso Di Stefano -. Io penso che Casapound resterà lì fino all’elezione del nuovo sindaco».

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