Consulta, l’assegno di mantenimento agli invalidi è troppo basso: «Violata la Costituzione»

Per rispettare l’articolo 38 della Costituzione, la corte ha stabilito che alle persone inabili al lavoro debba essere corrisposto il cosiddetto “incremento al milione”: un assegno pari a 516,46 euro mensili

L’assegno di 268,66 euro mensili previsti dalla legge per il mantenimento delle persone totalmente inabili al lavoro sono insufficienti per soddisfare i bisogni primari della vita. L’ha stabilito la Corte costituzionale, analizzando una questione di legittimità sollevata dalla Corte d’appello di Torino. Per questo motivo, con la legge vigente, è violato il diritto al mantenimento che dovrebbe essere garantito dall’articolo 38 della Costituzione italiana.

Il caso che ha sollevato la questione riguarda una persona colpita da tetraplegia spastica neonatale: è incapace di svolgere le più elementari azioni quotidiane e di comunicare con l’esterno. Non può lavorare, ovviamente, e i 268,66 euro mensili erogati dallo Stato sono discordanti da quanto scritto nella nostra Carta costituzionale: «Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale».

L’ufficio stampa della Consulta, in attesa del deposito della pronuncia, scrive che il cosiddetto “incremento al milione” – pari a 516,46 euro – va assicurato da subito agli invalidi civili totali di cui si parla nell’articolo 12 della legge 118 del 1971. L’incremento al milione, al momento, è riconosciuto per vari trattamenti pensionistici, quindi solo dopo il 60esimo anno di età.

D’ora in avanti, l’adeguamento dei 268,66 euro mensili ai 516,46, dovrà essere corrisposto a tutti gli invalidi civili che abbiano compiuto i 18 anni e che non dispongano di redditi annui pari o superiori a 6.713,98 euro. La pronuncia della Corte costituzionale non ha valore retroattivo: si applicherà a partire dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale.

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