Metalmeccanici in piazza a Roma: Ilva, Whirlpool, Embraco, i tavoli che preoccupano i sindacati – Video

Fim, Fiom, Uilm denunciano che delle oltre 100 vertenze aperte in due anni nessuna è ancora stata risolta

Oltre 100 vertenze aperte, da due anni a questa parte, ma nessuno dei tavoli di crisi aperti al Mise è stato risolto. Lo denunciano, con forza, i sindacati dei metalmeccanici (Fim, Fiom, Uilm) che questa mattina sono scesi in Piazza del Popolo a Roma per chiedere risposte al governo. Siderurgia, automotive, elettrodomestico, non c’è un settore in cui i lavoratori non si trovino a lottare contro tagli, licenziamenti e delocalizzazioni. Ed è superfluo osservare come la crisi indotta dalla pandemia di Coronavirus sia destinata a peggiorare le cose.

A spaventare i lavoratori è anche il fatto che il blocco dei licenziamenti termina il 17 agosto. Dopo quella data, infatti, niente può escludere che altre grandi aziende possano optare per riduzioni del personale. «È impensabile che si possa affrontare la nuova fase pensando ai licenziamenti, alla riduzione dei posti di lavoro» spiega a Open Francesca Re David, segretaria generale della Fiom. «Chiediamo il blocco dei licenziamenti, nuovi ammortizzatori sociali sulla riduzione d’orario e la formazione, e chiediamo che il governo la smetta di pensare che si possa decidere senza di noi».

Tra le oltre 100 crisi aperte alcune, però, presentano delle criticità che, secondo Re David, richiedono risposte immediate da parte dell’esecutivo: «Chiediamo una risposta immediata per quelle aziende multinazionali che stanno andandosene anche avendo preso i soldi. Per esempio la Whirlpool di Napoli, la Beker, l’Embraco dove c’è un grande imbroglio, la Honeywell e tante altre. Chiediamo che Fca non possa prendere sei miliardi e passa di aiuti dallo Stato e contemporaneamente, nella sorella Cnh, annunciare che si disimpegna da Brescia. Chiediamo che tutte le crisi vengano affrontate mettendo al centro il lavoro».

Dossier Whirlpool

È previsto per giovedì 2 luglio, alle 10:30, il tavolo convocato dal ministero dello Sviluppo economico, in videoconferenza con azienda, sindacati, Invitalia e regione Campania. La multinazionale, che aveva firmato un accordo con il Mise nel 2018, ha fatto marcia indietro con l’annuncio della chiusura del sito di Napoli, che potrebbe concretizzarsi il 31 ottobre, e che significherebbe oltre 400 lavoratori licenziati e circa 1.500 operai dell’indotto in grave difficoltà.

Ex Ilva, la vertenza infinita

In piazza c’erano anche alcuni lavoratori dell’ex Ilva di Taranto, per la quale si lavora ad una compartecipazione dello Stato tramite Invitalia. Lo scorso 5 giugno ArcelorMittal, la multinazionale franco-indiana subentrata a Ilva nel novembre del 2018, ha presentato un nuovo piano industriale con la previsione di 3.200 esuberi, che porterebbero i lavoratori dagli attuali 10.700 a 7.500. Il piano è stato respinto da governo e sindacati.

Attendono risposte anche i lavoratori della Ex Embraco

Due giorni fa circa duecento lavoratori della ex Embraco hanno manifestato davanti alla sede della Prefettura di Torino, in piazza Castello, dopo le accuse ai manager di Ventures, nuova proprietaria dell’azienda, indagati dalla Procura del capoluogo piemontese.

Lo scorso 19 giugno infatti la guardia di finanza ha svolto perquisizioni e sequestri, tra Piemonte e Lombardia, nei confronti della Ventures Srl, società che ha acquisito il ramo d’azienda della ex Embraco, con la cessione del sito industriale di Riva di Chieri (Torino). A fronte della sostanziale inattività produttiva del sito, le indagini delle fiamme gialle di Torino avrebbero ricostruito la presenza di flussi di denaro, diretti anche all’estero, che hanno portato al prosciugamento delle casse societarie e al pignoramento di risorse aziendali.

Il 4 giugno scorso i lavoratori Ex Embraco di Riva di Chieri (Torino) erano già scesi in piazza davanti alla Regione, per chiedere risposte circa una vertenza che dura da mesi. Sul tavolo c’è il destino di circa 400 lavoratori con le rispettive famiglie, da mesi in grave difficoltà. L’ultimo confronto risale a una videoconferenza del 14 aprile, poi più nulla.

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