«Uno stupratore all’Interno, un complice alla Giustizia», le femministe contro il nuovo ministro francese accusato di violenza sessuale

Due i casi che gli vengono contestati. Ma le femministe non ce l’hanno solo con il ministro dell’Interno ma anche con quello alla Giustizia. Ecco perchè

Il nuovo ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, 37 anni, è stato accusato di violenza sessuale da una donna che, nel 2018, ha trovato il coraggio di denunciarlo. Darmanin, in realtà, è stato dapprima prosciolto, poi il 9 giugno la Corte di Appello di Parigi ha ordinato la riprese delle indagini. Fatti che hanno spinto le femministe francesi a scendere in piazza, davanti al ministero e all’Eliseo, urlando «uno stupratore all’Interno, un complice alla Giustizia».

Cosa è successo

Nel 2009 quando Darmanin si occupava degli affari pubblici del partito Ump, sotto la presidenza Sarkozy, una donna, Sophie Patterson-Spatz, si sarebbe rivolta a lui per far annullare la condanna ricevuta, anni prima, per ricatti e telefonate moleste all’ex. Lui le avrebbe detto di sì ma in cambio avrebbe chiesto favori sessuali. Così l’avrebbe violentata in una camera d’albergo. Responsabilità che ha sempre negato. Peccato che sia coinvolto anche in un altro caso.

Un’altra donna lo ha accusato di averla indotta ad avere relazioni sessuali con lui in cambio di un aiuto per ottenere casa e lavoro. Il procedimento è stato archiviato. Dall’Eliseo intanto fanno sapere che le indagini a carico del ministro non costituiscono «un ostacolo» e che comunque bisogna rispettare la presunzione di innocenza. «Allucinante, la nomina di Darmanin è la più clamorosa marcia indietro sulla lotta alle violenze sessuali che, ricordiamolo, era stata definita dallo stesso Macron come “la Grande Causa” del suo mandato» ha detto Caroline De Haas del collettivo Nous Toutes.

Ma le femministe non ce l’hanno solo con Darmanin ma anche con il suo “complice” alla Giustizia, ovvero l’avvocato Eric Dupond-Moretti, che non ha mai particolarmente apprezzato il movimento MeToo. Basti pensare che quando l’ex segretaria di Stato per la parità uomo-donna Marlène Schiappa ha ottenuto il via libera per la legge contro gli insulti sessisti, lui ha dichiarato: «Certe donne non sopportano di non essere più fischiate per strada».

Foto in copertina: EPA/MEHDI FEDOUACH/ANSA

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