Russiagate, Trump evita il carcere al suo amico Roger Stone (che ostacolò le indagini). La rivelazione: «Nel 2018 ho fermato un attacco di troll russi»

In una nota della Casa Bianca, il presidente americano spiega la decisione di commutare la pena del suo ex collaboratore perché «trattato in modo ingiusto, come molti altri in questo caso. Roger Stone ora è un uomo libero!»

Non andrà in carcere Roger Stone, ex consigliere di Donald Trump e suo storico amico. Il presidente americano ha commutato la condanna per il faccendiere che era stato condannato lo scorso febbraio a tre anni e quattro mesi di carcere dal procuratore speciale per il Russiagate, Robert Muller. Stone era stato ritenuto colpevole di aver ostacolato le indagini sulle presunte interferenze russe nelle ultime elezioni presidenziali, quelle che hanno portato Trump alla Casa Bianca.


In una lunga e aggressiva nota della Casa Bianca viene spiegato che «Stone è stato una vittima della bufala russa, che la sinistra e i suoi alleati nei media hanno perpetuato per anni, con il tentativo di minare la presidenza Trump». Pur non definendo Stone innocente, nel testo della Casa Bianca si punta il dito contro la condotta dei procuratori che hanno svolto le indagini, e che hanno lanciato accuse contro l’amico del presidente senza mai essere stati capati ci «scoprire collusioni tra la campagna di Trump e la Russia».

Dura la condanna della Casa Bianca anche per le modalità spettacolari con cui Stone era stato arrestato, con l’arrivo all’alba degli agenti dell’Fbi che avevano al seguito le telecamere della Cnn: «Uno spettacolo vergognoso». Nella nota si mette in discussione anche l’imparzialità della giuria che ha condannato Stone, nella quale c’era una donna che aveva twittato contro Trump e i suoi sostenitori.

Stone puntava alla riapertura del processo, ma l’intervento della Casa Bianca ha sostanzialmente chiuso il caso. Senza però voler «interferire negli sforzi» dell’ex consigliere di Trump. Ma secondo il presidente americano, la commutazione della sentenza si era resa necessaria: «alla luce dei fatti oltraggiosi e delle circostanze legate al suo procedimento, al suo arresto e al suo processo ingiusto».

La cyberguerra durante Usa 2016

Per la prima volta il presidente Trump ha confermato che gli Stati Uniti hanno portato avanti un attacco segreto nel 2018 contro la Internet Research Agency (Ira), una società russa accusata di aver interferito con l’uso massivo di troll nelle Presidenziali Usa del 2016 e in quelle di midterm nel 2018. Trump ha svelato questo nuovo dettaglio in un’intervista a Marc Thiessen, editorialista del Washington post ed ex collaboratore del presidente George W. Bush, oltre che del capo del Pentagono Donald Rumsfeld. Trump ha rivendicato l’intervento sulla base delle informazioni fornite dall’intelligence, a differenza, sostiene il presidente Usa, di quanto fatto dal suo predecessore Barack Obama.

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