Un anno senza Nadia Toffa. Cosa è rimasto delle sue battaglie, a partire dall’Ilva di Taranto

Nel 2018 si era aggiudicata il Premio giornalistico internazionale “Marco Luchetta” per l’inchiesta sul giro di prostituzione minorile a Bari, vicino lo stadio San Nicola

Nadia Toffa moriva il 13 agosto di un anno fa. «Rivendico il diritto di parlare apertamente della nostra malattia, che non è esibizionismo né un credersi invincibili, anzi: è un diritto a sentirsi umani. Anche fragili, ma forti nel reagire», diceva a chi la accusava di peccare di esibizionismo quando si lasciava andare ai racconti sulla sua malattia.

È venuta a mancare quando aveva 40 anni, per un glioblastoma, dopo due anni di cure. Nel 2017 si era sentita male in un albergo di Trieste. Da lì, la corsa in ospedale con l’elisoccorso e l’operazione d’urgenza. A lungo nelle settimane successive non si è saputo quale sarebbe stato il suo destino.

Poi la ripresa. Toffa comincia le cure, torna in tv dalle sue amate Iene. Per due anni la battaglia va avanti. Lentamente cambia l’aspetto, l’espressione, anche se rimangono i suoi occhi vispi, fissi nella telecamera. «Lei è sempre stata così, un uragano, una che diceva tutto quello voleva, raccontava la malattia sui social, ne parlava liberamente», racconta Davide Parenti al Corriere della Sera. «Cercavamo di proteggerla, sapevamo che andava incontro a critiche. Lei faceva finta di niente ma noi sapevamo che gli hater sui social la facevano soffrire».

Dall’Ilva di Taranto alla Terra dei fuochi

Tantissimi i temi affrontati durante la sua carriera nella trasmissione televisiva Le Iene. A spiccare, più di tutti, il caso Ilva. Nadia Toffa si era così spesa negli anni per raccontare la vita dei cittadini di Taranto legata a doppio filo dall’attività dell’acciaieria, che alla giornalista è stata assegnata la cittadinanza onoraria di Taranto proprio per i suoi servizi televisivi sull’inquinamento in città. Nel tempo aveva incontrato gli abitanti, aveva creato rapporti con le famiglie e i bambini di cui aveva raccontato le storie.

Nel 2018 arriva il riconoscimento dalla stampa: si aggiudica infatti il Premio giornalistico internazionale “Marco Luchetta”. L’inchiesta è quella che riguarda un giro di prostituzione minorile vicino allo stadio San Nicola di Bari. Lì, bambini, dunque minorenni, sono disposti a prostituirsi pur di raccattare qualche soldo per sopravvivere durante la giornata.

Per molto tempo si era anche occupata della Terra dei Fuochi, una vasta area tra Napoli e Caserta dove sono stati interrati rifiuti tossici e speciali (con un impatto devastante sulla salute dell’uomo). Una storia che l’ha portata a schierarsi con le donne del luogo che ancora oggi chiedono controlli e vogliono risposte su quanto accade in quell’area geografica.

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