Viviana Parisi, il legale della famiglia non crede alla pista incidente-suicidio: «Una ricostruzione che non convince, per almeno cinque ragioni»

Claudio Mondello, in un post su Facebook, elenca le motivazioni per cui l’ipotesi che il bimbo sia morto nell’incidente sarebbe da scartare

Nell’indagine sulla morte di Viviana Parisi e sulla scomparsa del figlio Gioele, sono ora due le piste al vaglio dei pm. Quella dell’incidente-suicidio – secondo cui il piccolo sarebbe morto nell’incidente in autostrada in cui è rimasta coinvolta la 43enne, che dopo aver sepolto il figlio si sarebbe suicidata – e quella, l’ultima, dei cani– secondo cui la donna e il figlio sono stati attaccati da due Rottweiler, una volta scesi dalla macchina ed essersi allontanati dal luogo dello scontro.

La prima ipotesi però non convince Claudio Mondello, uno degli avvocati di famiglia e cugino del marito di Viviana, che spiega le sue ragioni in un post su Facebook. «È credibile la tesi del bambino morto ad esito dell’incidente iniziale? No», scrive. Ed elenca almeno tre motivazioni:

  1. L’incidente occorso è di lieve entità;
  2. Se fossero emerse tracce ematiche, dall’analisi della vettura sottoposta a sequestro, stante il clamore suscitato dalla vicenda, lo avremmo già saputo;
  3. Viviana era morbosamente legata al proprio figlio. Secondo una ricostruzione siffatta avrebbe preferito guadagnare la fuga piuttosto che (quantomeno) tentare di soccorrerlo;
  4. La tempistica dei fatti pare sia stata fulminea: Viviana, pertanto, avrebbe, in via immediata, deciso che fosse più utile tutelare se stessa piuttosto che Gioele e, quindi, guadagnato la fuga;
  5. Alcuni dei presenti sulla scena dei fatti non si limitano ad un rapido transito ma cercano di prestare soccorso: possiamo ritenere probabile che non si fossero accorti degli esiti di un incidente in danno del bambino?

«Questa ricostruzione (quantomeno allo stato delle emergenze) non mi convince affatto», conclude il legale. Un nuovo elemento emerge poi dalle indagini: la donna non si sarebbe allontanata troppo dal luogo dell’incidente perché «le sue scarpe erano solo un po’ graffiate ma ancora abbastanza pulite». Rimangono però ancora tanti punti da chiarire: perché ha mentito al marito sulla destinazione? Perché è uscita a Sant’Agata? Perché poi si è allontana a piedi, con il figlio in braccio probabilmente, dal luogo dell’incidente? E perché non si fanno avanti i testimoni chiave che hanno assistito al tamponamento? Intanto, per il 13esimo giorno di fila, proseguono le ricerche di Gioele.

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