Rousseau pomo della discordia: tensioni, in 30 sarebbero pronti a lasciare i gruppi M5s

Tra il timore di un’organizzazione decisa nuovamente online e le rivendicazioni di identità politica, i pentastellati starebbero rischiando la diaspora interna

Malumori, tensioni, minacce di abbandono. Non è la trama di una sfortunata storia d’amore ma il respiro pesante di una creatura politica che parrebbe essere sempre più affannata. Il Movimento Cinque Stelle sembrerebbe stia vivendo le ultime ore in uno stato tutt’altro che rilassato, con un pericolo interno di diaspora e una piattaforma che ad oggi vince il premio di seme della discordia di turno. In Rousseau starebbe infatti il principale inghippo. Da fonti interne, riferite da Ansa, sembrerebbe che 30 pentastellati sarebbero pronti a dire addio al Movimento.

Le ragioni sarebbero da ricercare proprio nella piattaforma online, baluardo, dal 2016, del modello di democrazia della rete proposta sotto il nome del filosofo illuminista. «Se la scelta tra leadership collegiale e capo partito unico sarà affidata al voto online degli iscritti a Rosseau ce ne andremo», è la voce che circola nelle ultime ore tra i 5 Stelle.

L’avvertimento dei candidati parrebbe chiaro, senza se e senza ma decadrebbero volentieri dal firmamento dei pentastellati. Un blitz portato avanti soprattutto nella convinzione di una decisione sul tema in realtà già preparata dai vertici, che avrebbero intenzione di andare al voto online prima delle Regionali. Nessuna conferma o smentita da parte dei big che intanto cominciano ad avvertire sotto i piedi carboni un po’ troppo ardenti.

Il caso Rousseau, perché di questo si può parlare, parrebbe legato anche a una certa indigestione, da parte di molti, verso la figura di Davide Casaleggio, attualmente presidente dell’associazione Rosseau, quella che gestisce la piattaforma dei voti online, nonché, dal 2017, fondatore dell’associazione Movimento 5 Stelle. «Davide deve fare un passo indietro», reciterebbero le voci dissidenti interne, mentre sul favore dei grandi capi si potrebbe star sicuri solo su Alessandro Di Battista e Vito Crimi.

Caso Rosseau o no la sensazione è quella di una richiesta di voce in capitolo, un motivo di insoddisfazione non inedito per il Movimento e che ora si farebbe ancora più evidente. Gli Stati Generali, l’assemblea annunciata in autunno per dare un nuovo assetto all’organizzazione interna, e non per ultimo, scegliere un nuovo capo politico, comincerebbero a diventare, secondo i timori, un’idea pericolosamente sfocata.

La possibilità sarebbe quella annunciata dai 30 candidati e temuta forse anche da qualcuno in più: scegliere tra leadership collegiale e capo politico unico senza passare da un confronto assembleare. Il pericolo da scongiurare per i portatori della protesta è dunque che gli Stati Generali non vengano organizzati in presenza neanche questo autunno.

Tuttavia, anche in caso si arrivi all’assemblea, i malumori pentastellati avrebbero comunque ragioni per alimentarsi. Il rischio che serpeggia è che si arrivi all’incontro con i giochi già fatti, con la facciata che la commissione di preparazione istituita da Vito Crimi subito dopo il voto delle Regionali contribuirebbe a mantenere.

In tutto questo Luigi Di Maio, favorevole all’idea di leadership collegiale, come d’altronde Di Battista, se ne sta lì a tentar di districare nodi intricati, ascoltando un leitmotiv dei movimenti interni non proprio rassicurante. Non solo malumori, che alla spicciolata entrerebbero in dinamiche interne già in parte corrose, ma conseguenze più concrete anche a livello parlamentare. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello della fronda assenteista alla Camera sul dl Covid. Un gruppo di 28 Cinque Stelle non si è presentato per la fiducia.

Chi con la febbre, chi con condizioni improrogabili, chi senza una buona giustificazione fornita. Un segnale che non rassicura neanche sul dl semplificazioni sottoposto al voto del Senato. Le tensioni emerse a proposito riguarderebbero la proposta sul doppio lavoro dei docenti universitari contenuta all’interno del maxi-emendamento.

Caos dunque, che secondo le più agguerrite voci interne accompagnerà il Movimento fino alle Regionali del 20 settembre, quando ulteriori scenari inizieranno a costellarsi. L’incedere della creatura pentastellata sarebbe dunque in affanno, bisognerà capire se perdere qualche peso dalle tasche sarà poi così sufficiente per riprendere la corsa.

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