Slovacchia, omicidio del giornalista Kuciak: assolto il sospetto mandante

Cadono le accuse nei confronti di Marian Kocner. Il padre del reporter: «Sono disgustato». Venticinque anni a Tomas Szabo per avere preso parte all’assassinio

Il tribunale di Pezinok ha condannato a 25 anni di reclusione Tomas Szabo per avere preso parte all’omicidio del giornalista slovacco Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova. La condanna di Szabo si aggiunge a quella, ad aprile, dell’ex soldato Miroslav Marcek, condannato – dopo avere confessato – a 23 anni di carcere per l’omicidio di Kuciak e della sua ragazza. Sono stati invece liberati Marian Kocner, il sospetto mandante dell’omicidio, e l’intermediario Alena Zsuzova.

«Il crimine è stato commesso ma non ci sono prove che Marian Kocner e Alena Zsuzova siano i mandanti dell’omicidio», ha detto la giudice Ruzena Sabova, presidente della corte. «La corte quindi assolve gli imputati», ha concluso la giudice, condannando Kocner solo a 5 mila euro di multa per possesso illegale di armi. Nella sua abitazione erano stati trovati 60 proiettili. Kuciak e Kusnirova a colpi di arma da fuoco nella loro casa fuori Bratislava nel febbraio 2018.

Il padre di Kuciak si è detto «disgustato» dalla sentenza di assoluzione nei confronti di Kocner. «Dobbiamo tener duro, andiamo avanti – ha detto – Ho sempre creduto nella giustizia finora. Ma non finisce qui», ha aggiunto in lacrime la madre di Martina Kusnirova. I genitori dei due giovani assassinati hanno lasciato l’aula sdegnati, subito dopo la sentenza.

Il doppio omicidio di Kuciak e Kusnirova innescò le più grandi proteste di piazza dalla caduta del comunismo nel Paese. L’allora primo ministro Robert Fico fu costretto a dimettersi nel marzo 2018 e si arrivò a un nuovo governo di di centrodestra guidato da Igor Matovic, del partito anticorruzione OLaNO.

Intanto il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ha commentato il provvedimento dicendo che «la decisione presa oggi dal tribunale» slovacco di Pezinok «mostra che c’è ancora molto lavoro da fare per garantire la giustizia e prevenire l’impunità». Questo «è dovuto alle famiglie e ai colleghi di entrambe le vittime, ma anche all’intera società slovacca».

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