«Il paese si è rotto». Così Corrado Stajano lascia il Corriere della Sera

La collaborazione con il giornale durava dal 1987. L’addio in una lettera all’editore Urbano Cairo

Dopo più di trent’anni, ecco un divorzio che segna la fine di un’era: Corrado Stajano lascia il Corriere della Sera. Il giornalista e scrittore novantenne lo ha comunicato attraverso una lettera al presidente della Rcs Urbano Cairo. L’unico commento che il sito Professione Reporter riesce a strappargli è: «Il paese si è rotto». Non dà spazio a polemiche, aggiunge solo: «Ho scritto al presidente, perché il direttore del Corriere io non lo conosco, non l’ho mai visto!».

Sono mesi, ricostruisce ancora Professione Reporter, che la firma di Stajano, nato a Cremona nel 1930 e tra qualche giorno novantenne, non compare sulle colonne del Corriere della Sera. E da mesi, da quando la pandemia di Coronavirus ha cominciato a destare le prime preoccupazioni – quindi febbraio – che il giornale non gli chiede nulla.

Eppure Stajano è l’autore di libri che hanno fatto la storia della letteratura italiana, come La città degli untori (alla ricerca del cuore e dell’anima di una metropoli), un viaggio attraverso Milano e il suo “cuore di tenebra”, le vie della peste. Alla sua lettera sarebbe seguita una qualunque reazione o chiamata.

Chi è Corrado Stajano

Sul Corriere della Sera Stajano scrive(va) ormai dal lontano 1987: è stato anche inviato. Ma di redazioni, nella sua lunga carriera, ne ha viste tante: Il Mondo di Mario Pannunzio, l’Unità, Il GiornoIl Messaggero. È stato autore e coautore per molti documentari televisivi in Rai su temi politici e culturali

L’anno scorso è stato uno degli autori usciti alla prima prova della Maturità 2019 sul tema dell’Eredità del Novecento, insieme a Giuseppe Ungaretti e Leonardo Sciascia: il brano scelto dal ministero era tratto dall’introduzione alla raccolta di saggi La cultura italiana del Novecento.

Lo scrittore ha pubblicato con Einaudi Il sovversivo (1975), Africo (1979), L’Italia nichilista (1982, 1992), Un eroe borghese (1991, da cui fu tratto il film omonimo), Il disordine (1993). Poi a seguire con Garzanti Promemoria: Patrie smarrite (2001), Maestri e Infedeli (2008), La città degli untori (2009, Premio Bagutta), La stanza dei fantasmi (2013); con Archinto Destini (2014). Ha vinto il premio Viareggio nel 1997, mentre nel 1998 interpreta se stesso nel film Aprile di Nanni Moretti. Nel 2014& vince il Premio Andrea Barbato per il giornalismo al Passaggi Festival.

A Padova Stajano è stato professore a contratto nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università tra il 1985 e il 1986. Dal 1994 al 1996 il giornalista e scrittore è stato anche in Senato, indipendente nelle liste del Partito Democratico della Sinistra, ed è stato un componente della Commissione Giustizia e della Commissione parlamentare antimafia.

In copertina Wikipedia | Corrado Stajano

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