Nella lista nera americana la procuratrice dell’Aja che indaga sui crimini di guerra in Afghanistan

Per il segretario di Stato Mike Pompeo la Corte internazionale continua ad avere «cittadini americani nel mirino»

La guerra globale al terrore è finita. Si fa per dire. Almeno nella retorica della Casa Bianca che nell’era Trump – dopo l’interventismo di Bush Jr – ha spinto per un disimpegno delle truppe americane dal Medio Oriente. Le conseguenze restano. Ma non per gli Stati Uniti che ieri hanno deciso di imporre sanzioni alla procuratrice capo della Corte Penale Internazionale dell’Aja, Fatou Bensouda.


A marzo 2020, Bensouda aveva annunciato l’apertura di un’indagine sui crimini di guerra commessi dagli Usa in Afghanistan. Per l’Aja c’erano e permangono tutti i presupposti e la documentazione per indagare su episodi di tortura, oltraggi alla dignità della persona, stupri e violenze sessuali commessi contro detenuti durante i 19 anni di conflitto.

«Abbiamo deciso questo passo perché purtroppo la corte continua ad avere cittadini americani nel mirino», ha detto il segretario di stato Usa Mike Pompeo in una conferenza in cui ha annunciato anche sanzioni contro Phakiso Mochochoko, capo della divisione Giurisdizione, Complementarità e cooperazione del CPI. I due legali sono stati di fatto paragonati a criminali di alto profilo. Attraverso un ordine esecutivo emesso a giugno, le sanzioni consentono di bloccare i beni appartenenti a dipendenti della Corte e impedire il loro ingresso negli Stati Uniti.

Pompeo difende Washington (e Israele)

Tra le indagini avviate dal CPI a marzo alcune sono state rivolte alle autorità israeliane e palestinesi. Una decisione che secondo Pompeo mostra una chiara volontà da parte della Corte internazionale di attaccare Israele per motivi politici. «Dato il solido sistema legale civile e militare di Israele e la solida esperienza di indagini e azioni penali da parte di personale militare, è chiaro che la Corte penale internazionale sta mettendo Israele nel mirino solo per scopi apertamente politici», ha aggiunto il segretario di Stato americano.

Il presidente dell’assemblea degli Stati membri della Corte con sede in Olanda, il giudice O-Gon Kwon, ha definito inaccettabili le sanzioni di Washington: «Respingo fermamente queste misure senza precedenti contro un’organizzazione internazionale fondata su trattati», ha detto in un comunicato.

Già ad agosto, il Washington Post tramite dati raccolti dal Pentagono aveva rivelato come negli ultimi cinque anni gli Stati Uniti hanno risarcito le famiglie delle vittime afgane rimaste accidentalmente coinvolte in attacchi americani, per un totale di 2 milioni di dollari. Il Pentagono aveva però commentato che “i pagamenti” non erano in alcun modo un’ammissione di negligenza o di colpevolezza.

I precedenti

Quella dell’avversione degli Stati Uniti alla giustizia oltreocenao è una storia lunga. E lo sa bene l’Italia che non poté processare gli imputati per la strage del Cermis – in cui morirono 20 persone – che furono invece consegnati a una blanda giustizia americana. Anche in Iraq, dove il governo americano portò carro armati, armi e soldati, non certo non per una parata di carnevale, gli Stati Uniti sono riusciti a sfuggire alla legge.

Era il 2004 quando il programma 60 minutes fece scandalo con la pubblicazione delle foto dei detenuti iracheni torturati nella prigione di Abu Ghraib. Da quella rivelazione ne seguì un processo. Chi ricevette la pena più lunga passò solo sei anni in carcere, per poi uscire con la condizionale. Mentre il capitano della prigione, Thomas Pappas, se la cavò con una multa di 8mila dollari.

Gli Usa sempre più isolati

Ma se da una parte gli Stati Uniti, a partire dall’elezione di Trump, si sono impegnati – almeno a parole – in un progressivo ritiro di truppe dallo scenario mediorientale, dall’altra cresce il loro isolamento a livello internazionale a causa di una politica estera sempre più unilaterale.

«Il solo modo di fermare questa crescente follia è di porre fine alla compiacenza. Sottomettersi per paura della collera degli Usa non fa altro che aumentare il loro appetito», ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, commentando su Twitter le sanzioni ai membri della Corte internazionale. Di recente tutti gli sforzi degli Stati Uniti per imporre nuove sanzioni sull’Iran sono stati bloccati dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, ottenendo il solo appoggio della Repubblica Dominicana.

Foto copertina: EPA/HEDAYATULLAH AMID

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