Caso Suárez, accusa di corruzione anche per il direttore generale dell’Università. L’avvocata della Juventus: «Ho chiesto un esame senza riguardi»

La versione di Maria Turco, legale del club: «L’impegno a portare altri calciatori? Nessuna trattativa, solo un bagaglio procedurale da utilizzare per casi futuri»

Nuovi sviluppi nella vicenda Luis Suarez. Anche al direttore generale dell’Università per Stranieri di Perugia, Simone Olivieri, è stato contestato il reato di concorso in corruzione ipotizzato a carico della rettrice Giuliana Grego Bolli in relazione all’indagine che riguarda l’esame sostenuto dall’attaccante del Barcellona. Nell’avviso di garanzia sono indicati solo i titoli di reato senza alcuna descrizione dei fatti ipotizzati.


Secondo l’inchiesta della procura di Perugia, al giocatore sarebbe stata rilasciata la certificazione di livello B1 senza i requisiti linguistici necessari. Dalle indagini si smarca la società bianconera che, tra l’altro, ha visto sfumare l’acquisto dell’attaccante uruguaiano. L’avvocata del club di Torino, Maria Turco, ha dichiarato: «Nelle mie funzioni di legale ho messo in contatto Suárez con l’Università per stranieri di Perugia. Preciso – ha detto all’Ansa – che le mie parole captate con intercettazioni telefoniche sono riportate fuori contesto».

Un esame «senza riguardi»

Nella telefonata finita tra le carte della procura, sembrerebbe che l’avvocata garantisca che la Juventus avrebbe portato anche altri giocatori in futuro a sostenere l’esame a Perugia. «Parole riportate fuori contesto e in maniera incompleta: ho infatti espresso chiaramente la richiesta che la procedura avvenisse in presenza e senza alcun tipo di trattamento di riguardo rispetto a qualsiasi altro candidato». Ad ogni modo, Turco ha ribadito di rimanere «a disposizione delle Autorità competenti, laddove lo ritenessero, per fare ulteriore chiarezza sul mio operato professionale».

La questione degli «altri calciatori»

In riferimento agli esami futuri di altri calciatori presso lo stesso ente universitario, Turco ha precisato che «è del tutto evidente, trattandosi della prima volta che seguivo una vicenda collegata alla certificazione di conoscenza della lingua italiana, le mie parole siano da interpretare come un bagaglio di conoscenza procedurale da utilizzare per casi futuri, solamente laddove ce ne fosse la necessità». Nessun accordo dunque, nessuna trattativa, «semplicemente una presa d’atto», ha aggiunto nel comunicato all’agenzia stampa.

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