Nigeria, 13enne condannato a 10 anni per blasfemia. Il direttore del museo di Auschwitz si offre volontario per scontare (in parte) la pena

Un mese a testa per 120 adulti volontari. È questo l’appello di Piotr Cywiński al presidente della Nigeria: «Nel campo di concentramento i bambini venivano imprigionati e assassinati. Non posso rimanere indifferente»

La sentenza è arrivata il 17 settembre. Omar Farouq è stato condannato a 10 anni di carcere per blasfemia da un tribunale che applica la Shari’a, la legge islamica, nello stato nigeriano di Kano. Subito è arrivata la condanna dell’Unicef e di altre organizzazioni locali. Il suo avvocato ha fatto inoltre notare come la sentenza di Farouq sia in violazione della Carta africana dei diritti e del benessere del bambino, nonché della costituzione nigeriana.


Ma a mobilitarsi per fermare la condanna a 10 anni di carcere è arrivato anche il direttore del museo di Auschwitz, Piotr Cywiński, che in una lettera inviata al presidente della Nigeria Muhammadu Buhari ha chiesto al capo di Stato di perdonare il 13enne.

«Come direttore del Memoriale di Auschwitz, che commemora le vittime e preserva ciò che rimane del campo di concentramento e sterminio nazista tedesco, dove i bambini venivano imprigionati e assassinati, non posso rimanere indifferente a questa vergognosa sentenza per l’umanità», ha scritto Cywiński. Per il direttore del museo polacco il ragazzo, vista la giovane età, «indipendentemente da ciò che ha detto, non può essere trattato come pienamente consapevole e responsabile».

Ma se questi 120 mesi di carcere sono assolutamente necessari allora «suggerisco che al posto del ragazzo, 120 adulti si facciano avanti come volontari – e io mi offro tra questi – per fare un mese in una prigione nigeriana». Il direttore si è inoltre offerto, nel caso in cui l’appello venga accettato, di provvedere all’educazione del ragazzo. «In questo modo – ha aggiunto – invece di distruggere un giovane uomo, la Nigeria otterrà un giovane cittadino consapevole e istruito».

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