M5s, partono gli stati generali, l’assist di Casaleggio a Dibba: «Non partecipo al dibattito ma i voti vanno pubblicati»

Il presidente della Casaleggio Associati, che gestisce la piattaforma Rousseau, declina l’invito al congresso dei 5 Stelle e polemizza: «Molte decisioni sono state già prese». Prima di lui, anche Di Battista aveva chiesto che fossero pubblicati i voti dei singoli delegati

Sono iniziati gli Stati generali del Movimento 5 stelle, l’appuntamento che in un partito tradizionale si chiamerebbe assemblea nazionale o congresso federale. L’entità politica ideata dieci anni fa da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio ne uscirà cambiata. Non solo il Movimento si trasformerà in una formazione politica più ortodossa, ma con ogni probabilità, domenica sera non si conoscerà il nome del nuovo leader.


Probabilmente lo scontro più acuto si consumerà tra Luigi Di Maio, identificato da molti come il favorito per coprire il ruolo di primus inter pares nella segreteria collegiale che guiderà il M5s, e Alessandro Di Battista: il primo vorrebbe saldare l’alleanza con il Partito democratico, il secondo punterebbe a recuperare il ruolo di rottura degli schemi politici abituali per ritrovare l’indipendenza del Movimento da ogni alleanza.

Alla richiesta di Di Battista di rendere pubblici i voti dei singoli delegati sulle tre questioni all’ordine del giorno – agenda politica, organi e struttura e principi fondamentali – si è accodato Davide Casaleggio. In un post su Facebook, il presidente dell’associazione proprietaria di Rousseau ha annunciato la sua assenza agli stati generali: «Ho deciso di declinare perché ritengo che se ci sono delle regole di ingaggio, queste debbano essere rispettate».

La richiesta di limpidezza di Di Battista e Casaleggio

Casaleggio ha fatto un assist alla richiesta di Di Battista, sostenendo che «sia doveroso pubblicare i voti sia dei delegati del sabato sia dei relatori della domenica prima dell’evento, come anche i verbali delle riunioni provinciali e regionali, nella versione originale, che riportino i risultati degli incontri ufficiali nei quali tutti hanno potuto partecipare e che oggi non sono pubblici». Il presidente della Casaleggio Associati ha anche fatto trapelare la delusione per la libertà decisionale lasciata ai delegati degli Stati generali che non hanno, quindi, alcun vincolo di mandato.

«Leggendo il documento di guida della discussione del primo giorno, registro che molte decisioni sono già state date per acquisite e si chiedono solo i dettagli. Su altre, come la questione sul vincolo dei due mandati l’indicazione dai territori é stata chiara, ossia che rimanga intoccabile, ma al primo punto del documento guida si indica esplicitamente di dibattere su eventuali deroghe da adottare», ha scritto.

Le correnti e le tre “spade di Damocle”

Stefano Buffagni fa un endorsement alla presenza, di peso, di Di Battista nel nuovo direttorio. «Vorrei che alla guida del Movimento ci fosse anche Alessandro. Credo sia un’esigenza di tutto il Movimento», ha dichiarato in un’intervista a Repubblica, richiamando il Movimento all’unità e a non considerare scontata l’alleanza con il Pd.

Prima che i 5 Stelle assumano una forma più tradizionale, tuttavia, già tra i delegati le posizioni delle correnti appaiono difficili da conciliare. L’area di Di Maio, l’area di Fico, la piattaforma Parole Guerriere e l’area di Di Battista sono pronte a darsi battaglia sui tre temi più scottanti: il futuro di Rousseau, la regola del doppio mandato e l’alleanza strutturale con il Pd sono le spade di Damocle che penderanno per i prossimi due giorni sulla tenuta del Movimento.

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