La famiglia di giorno, l’orgia gay di notte. Dal fascismo all’Ungheria di Orban, la doppia morale del potere – L’intervista

di Riccardo Liberatore

Anche durante il Ventennio gli stessi gerarchi che predicavano l’eterosessualità e i valori della famiglia tradizionale, trasgredivano nel privato, a volte con comportamenti illeciti e violenti. Ne abbiamo parlato con il giornalista e storico Giovanni Fasanella

Cosa spinge un politico come l’eurodeputato ungherese Joseph Szajer di Fidesz, a predicare i valori della famiglia tradizionale in pubblico e a rendere la vita delle persone Lgbtq+ un inferno nel proprio Paese, per poi partecipare a un’orgia di solo maschi nel liberale Belgio, in piena pandemia? «È sesso e potere…» dice ridacchiando Giovanni Fasanella, giornalista e storico, autore di diversi libri tra cui uno sugli scandali sessuali e le perversioni dei gerarchi fascisti, Le carte segrete del Duce. Tutte le rivelazioni su Mussolini e il fascismo conservate negli archivi inglesi, scritto grazie alla scoperta di un archivio segreto. Un esempio molto italiano dell’ipocrisia che non è omaggio del vizio alla virtù, ma un sistema repressivo che concede selettivamente libertà. 


Non che l’Ungheria di Orban sia equiparabile all’Italia del Ventennio, ma il legame tra autoritarismo e lussuria, machismo e repressione si manifesta in molte forme. Prima di azzardare paragoni storici, Fasanella fa una premessa. «Ovviamente nella propria vita privata ognuno può fare quello che vuole, entro certi limiti. Nel caso dell’eurodeputato ungherese, il però è il fatto che abbia partecipato a un’orgia durante la pandemia, una situazione che rende il tutto particolarmente detestabile. Ci sono inoltre dei però con cui tutti gli uomini di Stato devono fare i conti, anche nei regimi democratici».

Ovvero?

«In questi casi subentra un problema di sicurezza nazionale. Io mi domando per esempio, quanto può aver inciso nel 2011 il Berlusconi sotto tiro per le vicende personali legate allo scandalo Ruby nell’aver indotto l’Italia ad accordarsi suo malgrado alla Francia e all’Inghilterra nell’attacco alla Libia, nostro principale partner economico e “amico” storico. Chi ricopre cariche come la presidenza del Consiglio, ha accesso a notizie sensibili e detiene segreti di Stato, dovrebbe fare più attenzione. 

Mi viene in mente lo scandalo Profumo nel Regno Unito, il ministro britannico costretto alle dimissioni perché frequentava una prostituta al contempo amante di una presunta spia sovietica. Finì per screditare il governo.

«Per non parlare del famoso Re inglese Edoardo VIII, che fu costretto ad abdicare perché c’era un sospetto piuttosto fondato che dietro al mito romantico della sua unione con un’attrice americana ci fosse soltanto un modo per uscire da una situazione imbarazzante, dato che il Re aveva nel proprio letto una probabile informatrice dei servizi di Hitler. La stessa leggenda si è raccontata anche attorno ad Evita Peron».

Anche se promiscuità e comportamenti sessualmente illeciti non hanno un unico colore politico, sono molti gli esempi di leader autoritari che si sono distinti in tal senso. Mao Zedong, per esempio, non era estraneo ad atti di pedofilia. Il potere assoluto corrompe “assolutamente”? 

«In tutti i regimi dove non c’è controllo, ma vige la degenerazione più totale, avviene qualsiasi cosa. Quel che accadde dal punto di vista dei costumi sessuali in epoca fascista, ad esempio, viene raccontato dagli stessi documenti custoditi nell’archivio privato di Mussolini – che spiava tutti i suoi gerarchi – ed è molto peggio di quel che racconta Pasolini nel suo film Salò o le 120 giornate di Sodoma. D’altro canto, dove non c’è il controllo della stampa e non c’è il controllo dell’opposizione, si può fare qualsiasi cosa». 

Ne Il Conformista di Bertolucci, dove il protagonista, che desidera a tutti costi la normalità, sposa il fascismo per reprimere il “deviato” che è in lui.

«Credo che anche in quel film venga rappresentato bene l’elemento della mancanza di qualsiasi freno inibitorio, la sensazione di poter fare quel che si vuole. Nei regimi autoritari c’è questo, la totale certezza dell’impunità anche del punto di vista della sanzione da parte dell’opinione pubblica, a cui si aggiunge, nel caso del fascismo, una forma di machismo. Non a caso machismo e fascismo sono due parole che vanno spesso insieme come desiderio inconscio di imporre il proprio potere senza alcun limite».

Come racconta nel suo libro, diversi capi del Partito Nazionale Fascista, tra cui Augusto Turati, avevano rapporti omosessuali in segreto, nonostante fossero contrari all’ideologia ufficiale. Come reagiva il partito?

«La propaganda fascista si fondava su una montagna di bugie, questo lo sappiamo. Persino il mito del Prefetto Mori che venne mandato in Sicilia per debellare la mafia era falso, e oggi sappiamo che venne mandato in Sicilia per debellare la mafia antifascista e mettere in sella quella filo-fascista. Non solo gli scandali sessuali, ma anche economici erano taciuti. L’aspetto della degenerazione dei costumi sessuali nel Ventennio va inquadrato nella più ampia cornice della degenerazione della politica».

Degenerazione politica che ha preso forma anche attraverso la propaganda e lo spionaggio. E i singoli come convivevano con questa ipocrisia?

«Si sentivano onnipotenti. Ogni città aveva il suo Ras, il suo capo che deteneva un potere quasi assoluto che lo autorizzava a fare qualsiasi cosa. Ripeto, è una degenerazione del potere assoluto, senza controllo».

Magari è anche il frutto di un discorso malsano attorno a quello che vuol dire essere uomini?

«Sì, un altro aspetto della propaganda è il macho fascista che domina le donne, le conquista, le stende ai propri piedi. Ma anche qui c’è molta propaganda. Chi ha mai sospettato che Farinacci fosse un pederasta, ad esempio? Negli archivi di Mussolini ci sono i racconti dei festini del pederasta Farinacci, ma pubblicamente appariva come l’uomo forte. Non solo aveva il potere politico, economico e dell’informazione, ma poteva dominare anche le persone, cosa che faceva anche nel privato».

Quindi la vita sessuale dei politici non è soltanto gossip, per certi versi bigotto?

«Vale la distinzione che ho fatto prima. I cittadini comuni possono fare quello che vogliono, entro i limiti della legalità, perché quello che fanno non ha alcuna incidenza sulla vita del Paese. Ma se è un uomo di stato a superare quei limiti, si mette nella situazione di essere ricattabile».

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Riccardo Liberatore