Sospesa dai social l’assessora veneta che ha cantato Faccetta nera. Donazzan accusa: «Uccisa da Facebook & co, è pulizia etnica del pensiero»

di Redazione

La sospensione degli account dell’assessora di FdI, in realtà, potrebbe essere collegata alle segnalazioni multiple degli utenti sui contenuti pubblicati valutati in contrasto con le norme delle community delle diverse piattaforme

Dopo le polemiche per aver intonato Faccetta nera durante la trasmissione La Zanzara su Radio24, i profili social dell’assessora all’Istruzione del Veneto, Elena Donazzan, sono svaniti nel nulla. I suoi account personali risultano sospesi su Facebook, Instagram e Twitter, tant’è che Donazzan ha commentato l’accaduto accusando le diverse piattaforme di «censura» e di esser stata «Uccisa da Facebook & Co.» e definendo la sospensione «pulizia etnica del pensiero».


Dopo l’episodio, il governatore del Veneto Luca Zaia ha richiesto all’esponente di Fratelli d’Italia «quantomeno di scusarsi», poiché «quella canzone riprende un periodo buio, ed è inevitabile che in molte persone sia stata urtata la sensibilità». E le scuse sono arrivate, ma con alcune postille. Perché l’assessora all’Istruzione del Veneto ha sottolineato che vuole «ottenere una reale ed effettiva pacificazione nazionale, assicurando dignità di memoria a tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita durante la guerra civile tra il 1943 ed il 1945». 

Non mancano i contro-attacchi alla sinistra italiana, che subito dopo l’accaduto aveva richiesto al governatore Zaia di ritirare le deleghe all’assessora. «Ecco di cosa si occupa la sinistra italiana nel periodo più tragico della nostra storia repubblicana: di fascismo – sottolinea con forza Donazzan -. Ho scoperto dunque che trovano il tempo non solo per litigare tra loro per mantenere in vita un governo che sta falcidiando la nostra economia, ma anche per montare un caso nazionale sulla mia partecipazione a La Zanzara».

Più di qualcuno, tra cui la Rete degli studenti medi del Veneto, dopo la sospensione degli account social dell’assessora sostiene che, in realtà, la “censura” degli account di Donazzan non sia propriamente comparabile con il caso dei ban degli account di Donald Trump, poiché la sospensione dell’account non sarebbe stata decisa verticalmente come nel caso del presidente statunitense. È plausibile che la sospensione degli account dell’assessora sia semplicemente frutto di segnalazioni multiple da parte degli utenti successivamente valutati in contrasto con le norme della community dai moderatori delle piattaforme.

Anche perché, spiega la Rete studentesca veneta, «l’assessora era solita pubblicare contenuti con chiari richiami a ideologie di estrema destra e al fascismo». Contenuti che, a prescindere dall’episodio in radio, quando vengono segnalati da un numero consistente di persone, portano anche alla sospensione del profilo per violazione delle norme della community.

Foto in copertina: Elena Donazzan / elenadonazzan.it

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