Nuovo record per i Bitcoin. È arrivato il momento di investire? «Meglio studiare prima» – L’intervista

di Valerio Berra

Nelle ultime settimane la moneta virtuale ha toccato un valore mai visto nei suoi 12 anni di storia. Ne abbiamo parlato con Marco Amadori, fondatore di InBitcoin, l’azienda che ha dato vita all’esperimento criptofinanziario di Rovereto

28.440,06 euro. Alle 12.19 del 6 gennaio mentre stiamo scrivendo questo articolo i Bitcoin hanno infranto l’ennesimo record. È vero, c’erano stati altri picchi. Ma niente a che vedere con quello che sta succedendo nelle ultime settimane. Prima di questa cavalcata, il punto più alto era stato toccato il 15 dicembre del 2017, quando un singolo Bitcoin veniva scambiato a 16.721,77 euro. Quello, forse, era stato l’ultimo momento di gloria della critpovaluta più famosa della rete. Solo un anno dopo, il 14 dicembre, la stessa unità raggiungeva uno dei suoi punti più bassi nell’andamento degli scambi negli ultimi anni: il 14 dicembre 2018 un Bitcoin veniva scambiato per 2.814,09 euro.


Una moneta volatile, si direbbe in gergo finanziario. Una moneta instabile, potrebbe sembrare a chi vede questo mercato ancora da lontano, come fosse un’utopia realizzabile solo in qualche forum di studenti di ingegneria informatica. Eppure in Italia esiste un luogo in cui questa valuta è diventata un sistema di cambio corrente, usato per pagare caffè, pizze e giornali. È la Bitcoin Valley Italiana, un territorio attorno alla città di Rovereto incassato tra le montagne del lago di Garda. Da diversi anni qui si cerca di capire se i Bitcoin potranno davvero sostituirsi alle monete che abbiamo in tasca.

Un nuovo protocollo informatico, la vera natura dei Bitcoin

Comprare una pizza in Bitcoin non è come strisciare una carta elettronica e fare un pagamento digitale. Il Bitcoin è più simile a un protocollo informatico, come quell’Internet Portocol (IP) che usiamo per connetterci a internet e che lascia una traccia indelebile del nostro passaggio sul web. A spiegarlo è Marco Amadori, 44 anni, uno degli imprenditori che hanno fondato inbitcoin, l’azienda che è dato vita all’esperimento criptofinanziario di Rovereto.

«I Bitcoin si comportano da Bitcoin. Noi siamo dentro a questo mercato da tempo e quello che sta succedendo è assolutamente prevedibile», spiega Amadori. L’aumento del costo sul mercato di questa valuta sarebbe dovuto a un rinnovato interesse per il Bitcoin. I fondi di investimento hanno cominciato a mettere gli occhi sulla criptovaluta: «In questo momento sono interessati ai Bitcoin anche gli investitori istituzionali e quindi è normale che ci sia più richiesta. Un’oscillazione di questo tipo, al momento, non fa grande differenza. Ci sarà un calo per riequilibrarla».

A differenza delle valute che conosciamo, il valore del Bitcoin non è determinato da un soggetto centrale. Non esiste nessuna banca che un giorno potrà decidere di deprezzarlo. E nello stesso modo il numero di Bitcoin esistenti al mondo è prevedibile perchè già deciso dal protocollo che li regola. Non c’è quindi rischio di inflazione. Il loro valore, o meglio, il loro valore rispetto ad altre valute cambia solo con il meccanismo della domanda e offerta. Esattamente come se fosse un bene prezioso. Più lo si cerca, più aumenta di valore. Il bene in sé rimane tale. «I Bitcoin sono espressione di un movimento criptoanarchico», spiega Amadori. «Fanno parte di una visione più complessa che crea una sistema alternativo a quello del denaro e delle banche tradizionali».

Il Pizza Index, la volatilità alla prova dell’economia reale

Una volta chiarito (o almeno reso meno oscuro) il meccanismo alla base, resta però una domanda: è possibile usare questa criptovaluta per gli scambi di tutti i giorni? Il rischio di una volatilità così alta è infatti che segua le logiche del mercato finanziario. In questo senso il Bitcoin potrebbe essere trattato come un pacchetto di azioni, venduto e acquistato in base alle sue oscillazioni. Per capire meglio le dimensioni di questo processo c’è un aneddoto discretamente divertente.

Il 22 maggio 2010 tal Laszlo Hanyecz comprò due pizze dalla catena Domino’s per 10mila Bitcoin, che ai tempi potevano essere scambiati per 43 dollari. Ogni anno, ogni 22 maggio, viene celebrato il Bitcoin Pizza Day in cui si calcola quante pizze si potrebbero comprare con lo stesso numero di Bitcoin nella valutazione corrente. Nel 2019 qui 10mila Bitcoin avrebbero permesso a Laszlo di acquistare 300mila pizze, abbastanza per mangiarle a pranzo e cena per i prossimi 4.109 anni. E ne sarebbe avanzata comunque qualcuna da offrire agli amici.

Amadori spiega che questo meccanismo non sta ancora incidendo tra gli scambi dei commercianti di Rovereto. «Ci sono due tipi di commercianti che accettano Bitcoin: quelli che convertono subito i Bitcoin che ricevono in euro e quelli che invece li tengono. Quelli che convertono subito i Bitcoin non perdono nulla, quelli che invece li tengono, come si può vedere dall’andamento, per adesso sono sempre più contenti. Certo, non è che da noi non pagano tutti in Bitcoin».

Tempo di investire? Forse, ma meglio fare sempre attenzione

Ovviamente davanti a una moneta del genere la tentazione di investire la tredicesima (o i soldi del cashback, fate voi) in una moneta che in dieci anni ha visto crescere così tanto il suo valore è forte. Ma questo non è il consiglio di chi con i Bitcoin ci lavora da anni. O meglio, non lo è del tutto: «Il mio suggerimento – spiega Amadori – non è quello di investire denaro ma investire tempo. Studiare come funziona questa criptovaluta, quali sono i suoi meccanismi profondi e soprattutto quale filosofia ha dietro. Certo, se poi siete pieni di soldi, allora potete investire anche quelli».

Leggi anche:

Valerio Berra