Recovery Plan, così l’Italia salva il passato e si gioca il futuro

di Federico Bosco

L’Ue è stata chiara: il governo deve investire sulle politiche per il lavoro giovanile. Ma l’appello è caduto nel vuoto. Di questo passo il Next Generation Eu sarà ricordato come lo strumento che ha permesso alle vecchie generazioni di proteggersi a scapito delle nuove

Prosegue il confronto interno alla maggioranza per l’approvazione del Recovery Plan. L’Italia è in ritardo, non tanto rispetto della tabella di marcia, quanto sul fatto che una tale gestione di risorse richiede una massima unità di intenti da parte della maggioranza, al momento completamente assente. In mezzo a queste sfide di palazzo, bracci di ferro, scommesse, allo scoperto e protagonismi, si dimentica il vero obiettivo del Recovery Fund, che l’Unione europea ha chiamato, non a caso, Next Generation Eu.


Già, la prossima generazione, quella che dovrà fare i conti con un debito pubblico in crescita vertiginosa e una crisi di sistema già evidente ben prima della pandemia. Con le misure di contrasto al Coronavirus le nuove generazioni hanno visto chiudere scuole e università, e molti giovani che avevano iniziato a lavorare hanno visto scadere i propri contratti a termine per ritrovarsi disoccupati senza nessuna colpa, senza casse integrazioni straordinarie, senza sussidi di disoccupazione, senza redditi di cittadinanza.

Il Governo sembra aver dimenticato le esigenze dei più giovani, lavoratori o studenti che siano, lasciandoli (come al solito) nelle mani del cosiddetto welfare familiare sperando che vada tutto bene. Tutto questo a fronte di una capacità di indebitarsi che l’Italia non potrebbe permettersi in tempi normali, possibile solo grazie agli strumenti messi in campo dalla Bce e dalla decisione di Bruxelles di sospendere il Patto di stabilità e crescita.

L’Europa ci chiede di investire sui giovani

Tutti i Recovery Plan devono investire secondo gli stessi principi, ma nella stesura dei piani è prevista anche l’integrazione degli obiettivi identificati dalle raccomandazioni Paese che Bruxelles invia tutti gli anni ai singoli Stati membri. All’Italia viene ricordata, tra le altre cose, l’esigenza di prestare maggiore attenzione alle politiche attive del lavoro giovanile. Nella tabella presentata dal governo, di questa voce si trova traccia tra Politiche attive del lavoro e sostegno all’occupazione (7,50 miliardi di euro), e Fiscalità di vantaggio per il lavoro al Sud e nuove assunzioni di giovani e donne (4,47 miliardi di euro). Per rispondere alle richieste dell’Ue, si deve fare meglio di così.

Le strategie di Spagna, Francia e Germania

EPA/ANTONIO COTRIM | Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez

La Spagna concentrerà più della metà della spesa (72 miliardi di euro) nei primi tre anni, destinando il 18% di tutto il Recovery Plan a istruzione e formazione, compresa la formazione continua per chi ha già un lavoro. Madrid stima che il piano creerà più di 800.000 posti di lavoro in un periodo di tre anni. Nell’agenda delle riforme sono previste politiche di sostegno al lavoro, con semplificazione degli incentivi alle assunzioni. In generale, nel piano spagnolo viene data enfasi all’investimento nel capitale umano, con particolare attenzione al segmento più giovane della forza lavoro.

Dalla pagina del piano francese France Relance è visibile la determinazione a non sprecare lo slancio verso il futuro. Accanto al sostegno alle imprese e agli stimoli per l’innovazione, trovano un ampio spazio le misure per l’occupazione (circa 20 miliardi di euro), e il sostegno alle famiglie a basso reddito. Per l’occupazione giovanile sono stati stanziati circa 7 miliardi di euro in vari programmi, come la formazione settori strategici e dinamici (1,8 miliardi di euro), da collegare in parte anche ad altri 7 miliardi di euro per la formazione lavoro.

Le parole d’ordine del piano tedesco sono la sostenibilità ambientale e la sanità. Berlino intende investire buona parte della propria quota-parte delle risorse del Ngeu – circa 29 miliardi di euro – per progetti relativi alle infrastrutture e alla decarbonizzazione. L’attenzione per le nuove generazioni in questo caso la troviamo nelle risorse destinate alla digitalizzazione della scuola e alle politiche sull’occupazione.

Quello che manca all’Italia

Lo spreco italiano dei fondi europei è noto, mai come questa volta però è fondamentale che il Paese riesca a usarli bene. Lo scenario che si prospetta nei prossimi anni è cupo, in particolare per la perdita massiva di posti di lavoro, al momento parzialmente contenuta dalle misure straordinarie. Se il governo non saprà intervenire con programmi efficaci, l’Italia non sarà in grado di stare a passo con l’economia delle prossime generazioni e i disoccupati inattivi aumenteranno, soprattutto i giovani Neet.

Il sistema Italia soffre di ritardi sempre più importanti rispetto alle economie Ue di riferimento, è necessario che il Recovery Plan venga usato per fare in modo che le nuove generazioni entrino nel mercato del lavoro rapidamente, passando dall’istruzione alla professionalizzazione senza sprecare anni facendo lavori di scarsa qualità, senza orizzonti e con stipendi miseri. Altrimenti, il rischio è che in Italia il Next Generation EU venga ricordato solo come lo strumento che ha permesso alle generazioni del passato di proteggersi dai propri errori contraendo debiti per la generazione del futuro.

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Federico Bosco