Chiara Gribaudo: «Anche nel Pd siamo insoddisfatti del governo. Conte si occupi di più dei giovani e ascolti i parlamentari» – L’intervista

«Siamo più di quanto si pensi», racconta a Open Chiara Gribaudo, deputata in quota Partito democratico. Come lei altri deputati e senatori Pd hanno votato sì alla fiducia, nonostante abbiano più di qualche perplessità su Conte a cui adesso chiedono di cambiare passo

Tra i deputati che sono insoddisfatti del proprio partito che ieri hanno votato sì alla fiducia al Governo non ci sono soltanto gli esponenti del centrodestra, ma anche qualcuno del Pd. È il caso del senatore Tommaso Nannicini, che dopo il voto ha pubblicato un articolo esponendo le sue critiche, e delle deputate Lia Quartapelle e Chiara Gribaudo. «Ho votato sì perché non era il momento di crisi al buio, per i cittadini e per unità di partito – dice Gribaudo al telefono -. Ma l’ho fatto anche con la volontà di uscire da questa crisi con un Governo che abbia comunque uno scatto diverso e una capacità maggiore di affrontare problemi e di dare risposte ai cittadini, anche per l’attuazione del Recovery Plan».


Onorevole, allora perché non andare avanti con un nome diverso da Conte?

«Credo che Conte rappresenti ancora un punto di equilibrio da parte della prima forza parlamentare, che è il Movimento 5 Stelle. Ricordiamo che la composizione numerica alla Camera, come al Senato, fa sì che il M5S sia il maggiore azionista di questa maggioranza. Sappiamo anche come all’interno del M5S ci siano posizionamenti differenti, per non dire gruppi e gruppettini. Sicuramente non mi ascrivo a chi pensa che Conte sia l’emblema dei progressisti italiani. Penso che il Pd abbia tantissime risorse per svolgere quel ruolo. Ma ovviamente bisogna fare i conti con i numeri».

Ci sono richieste fatte dal Pd che Conte non ha accettato? Un suo collega di partito al Senato, Tommaso Nannicini scrive che nel discorso di ieri del Premier ne sono finite soltanto due: l’assicurazione che farà una legge proporzionale e il riconoscimento di un piccolo taglio delle tasse sul lavoro.

«Sicuramente si è chiesto di investire di più sulle politiche attive del lavoro. In qualche modo il cambio di passo c’è stato, penso al Recovery Fund. Il problema è poi come vengono declinati. Credo ci debba essere una svolta anche delle riforme legate al lavoro – penso al salario minimo, c’è anche un tema di legge sulla rappresentanza sindacale che va ripreso e va sbloccato, così come i tavoli che non si sono mai chiusi, penso al tema dell’equo compenso. Così come sui giovani: bisogna intervenire fortemente perché anche nei provvedimenti di emergenza i giovani sono quelli che non hanno mai trovato un’attenzione da parte del Governo. Lo considero un fatto molto grave».

La interrompo: cosa bisognerebbe fare esattamente?

«La Francia si sta dotando di uno strumento proprio per combattere la dispersione scolastica da un lato e la maggiore efficacia delle politiche di collocazione lavorativa dall’altro. Da questo punto di vista l’Italia potrebbe fare una revisione dei tirocini e dell’apprendistato, per evitare gli sfruttamenti e fare in modo che siano davvero degli strumenti utili. Non basta impegnare tutte le energie e risorse solo per l’ossessione di rinviare la fine del blocco dei licenziamenti, perché prima o poi arriverà. Bisogna invece sforzarsi di più e meglio su come spendere le risorse, partendo da chi è già senza lavoro».

Ma perché non è stato fatto fino ad adesso?

«Perché il Governo è stato preso dalla gestione dell’emergenza sanitaria. Ma ormai è passato quasi un anno dal suo inizio, è bene che si acceleri. Le faccio un altro esempio, la legge sulla parità salariale, di cui sono relatrice: noi abbiamo fatto un lavoro parlamentare enorme, riuscendo a far votare un testo base all’unanimità da tutte le forze politiche. Ovviamente ha un costo perché noi chiediamo degli interventi che misurino la disparità salariale, con sanzioni per chi non la rispetta, ma anche che portino ad un’occupazione femminile finalizzata all’attuazione dei parametri di parità. Ha un costo: il Governo deve dirci se lo sostiene oppure no. Noi attendiamo, ma è il momento che ascolti chi è in parlamento».

Quanti sono gli “insoddisfatti”?

«Credo che siamo più di quanti si creda. Da molti colleghi ci sono richieste di cambio di passo, il Governo deve rispettare la nostra funzione. Se deve correre, noi possiamo fare il nostro lavoro andando ad intercettare le necessità che raccogliamo dai cittadini. In secondo luogo, abbiamo anche una funzione di controllo e non è lesa maestà esercitarla».

Nel frattempo però il suo partito sembra concentrarsi sul fatto di allargarsi verso il centro. Oggi su la Repubblica Franceschini invitava i moderati di centro ad unirsi. Fino a che punto ci si può allargare senza rompersi? C’è spazio, per esempio, per ex di Forza Italia come Mariarosaria Rossi?

«Io mi concentrerei sul fatto di rafforzare una maggioranza progressista ed europeista. Se poi nell’opposizione c’è chi vuole il dialogo serio sui provvedimenti, come il Recovery Plan, credo sia un’occasione su cui confrontarsi. Cosa diversa è la costruzione di una maggioranza. Dal mio punto di vista qui bisogna mettere al primo posto il Paese».

Insisto: nel fronte progressista c’è spazio anche per chi come Renata Polverini viene da una tradizione della destra sociale?

«Forse in questa maggioranza per alcuni argomenti ci può stare anche la Polverini. Tenga conto che si è distinta, ad esempio sul tema di dare la cittadinanza alle persone nate all’estero. Avversari politici, ma non nemici».

Quindi non teme che l’identità del Pd come movimento di sinistra possa diluirsi troppo? 

«Dipende dal Pd, dipende da quali sono le proposte concrete che mette in campo. Il Pd batta un colpo sui giovani. Bisogna dire che Mimmo Parisi va tolto dall’Anpal, perché non può essere lui a gestire le politiche attive del nostro Paese. Bisogna dire come vogliamo affrontare la riforma fiscale perché su questo ci sono ancora delle differenze con chi è di centrodestra. Noi siamo il partito della responsabilità e responsabilmente abbiamo esercitato questo ruolo anche all’interno di questa crisi, come era giusto e doveroso. Però adesso se si vuole ci sono i margini per ripensare un’idea diversa su come si sta in maggioranza. Un conto è il rispetto delle parti, uno conto è la subalternità a Conte». 

Quanto durerà il governo dei Responsabili?

«Durerà fin tanto che sarà capace di dare delle risposte più precise ai cittadini, se non succederà credo che il governo e le istituzioni tutte verranno travolte dai cittadini insoddisfatti. La durata dipenderà dalla capacità del Governo dei costruttori di fare delle cose che rispondano per davvero alle esigenze dei cittadini».

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