Grafici «ingannevoli» della Regione Lombardia sugli indici Rt delle regioni?

Il Comitato fondato da Piero Angela tira le orecchie alla Regione Lombardia: «Attenzione alle manipolazioni visive», aggiunge poi alcune precisazioni

Attenzione: il CICAP ha poi aggiunto delle precisazioni riguardo ad alcuni punti «poco corretti» della sua analisi, anche se questa non sembra perdere di sostanza, come spieghiamo meglio negli aggiornamenti alla fine dell’articolo.


Il CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni pseudoscientifiche) mette in evidenza un problema nel caso Lombardia, da giorni al centro delle cronache. E stavolta i fenomeni paranormali non c’entrano. Il Comitato, fondato negli anni ’80 da Piero Angela, fa una analisi dei grafici presentati nel sito della Regione. Gli autori suggeriscono la possibilità che la percezione dei dati sull’indice Rt possa essere stata distorta. Tutto questo poco quanto accaduto recentemente, che ha portato la Regione in zona rossa per sbaglio a causa di errori nel calcolare proprio l’Rt.

Ricordiamo che Rt non basta da solo a definire l’entità dell’emergenza sanitaria, mentre è molto utile se inserito in un contesto che prevede altri fattori, come abbiamo approfondito in un precedente articolo sul tema.

L’analisi del CICAP: «attenzione ai grafici ingannevoli»

Il fenomeno «paranormale», come tutti quelli che rientrano in questa definizione, starebbe nell’aver comunicato per immagini un divario tra gli Rt regionali piuttosto equivocabile. Il «trucco» da illusionista, forse inconsapevole, sta nell’aver usato come punto di partenza delle barre, non il valore «zero», bensì lo 0,7. Un criterio che ci sembra peraltro del tutto arbitrario.

«L’utilizzo di grafici a barre troncati è sconsigliato perché crea l’illusione visiva che fra i dati ci sia un divario più grande di quello reale – continua il CICAP in una storia di Instagram – anche se i numeri riportati sono corretti. Per esempio, guardando il grafico, il dato del Molise sembrerebbe circa venticinque volte più grande di quello della Campania, ma guardando i numeri non è neanche il doppio: rispettivamente, 1,38 e 0,76».

Un’altra «manipolazione», come la definisce il Comitato, riguarderebbe la scala utilizzata: dai grafici non è chiaramente deducibile ai lettori.

«Una manipolazione meno evidente riguarda la scala con cui è stato costruito il grafico, anche questa purtroppo non specificata – conclude il CICAP – Guardiamo per esempio le barre relative a Sicilia, Basilicata e Puglia: sembrerebbe che la differenza fra Sicilia e Basilicata e fra Basilicata e Puglia sia all’incirca la stessa. Eppure, guardando i numeri, la prima è quasi quattro volte la seconda: 0,15 (1,27-1,12) contro 0,04 (1,12-1,08). Se volete, potete cimentarvi a trovare altre proporzioni errate fra le varie barre».⁣

I colleghi del CICAP invitano quindi a «immettere nel dibattito pubblico i dati in maniera chiara, trasparente e accessibile a tutti».⁣ Un esempio virtuoso potrebbe essere la pubblicazione da parte della Fondazione Einaudi dei verbali del Comitato Tecnico Scientifico, a seguito dei quali il governo di Giuseppe Conte decretò il lockdown nazionale.

Proviamo a manipolare i dati sulle terapie intensive

Il CICAP pone l’accento sui grafici a barre. A dirla tutta, qualsiasi tipologia potrebbe presentare medesime insidie. Lo abbiamo già visto attraverso i grafici a linee del fisico Enrico D’Urso, smontando diversi falsi miti che amiamo raccontarci: per esempio sul modello svedese; oppure sui presunti effetti dei Dpcm.

In quei casi abbiamo interpretato i dati esposti in maniera corretta, analizzando il rapporto tra terapie intensive (TI), numero di casi ospedalizzati e morti. Ma che succederebbe se spostassimo l’asticella, come nel caso dei valori di Rt nel grafico della Lombardia? D’Urso prende come esempio i dati sulle terapie intensive negli ultimi tredici giorni. Poco importa se sono corretti.

Se il punto di partenza viene alterato è come puntare una lente di ingrandimento. Senza avere una scala di riferimento, anche una pulce potrebbe apparire come una bestia aliena gigantesca.

«L’utilizzo del punto di partenza di un asse (o origine degli assi), quando si riportano dei dati, è importante tanto quanto il dato stesso – continua D’Urso – In questo esempio vediamo le terapie intensive italiane degli ultimi 13gg». 

Enrico D’Urso | Le terapie intensive rispetto al livello di guardia, in rosso.

«Cambiare il punto di origine degli assi, facendo quindi partire l’origine da 1350 o da 0 comporta due percezioni totalmente differenti – spiega il fisico – Nel primo caso abbiamo l’andamento reale, che è mostrato nel suo assoluto. E abbiamo un andamento che è sì in calo, ma come calo [percentuale] molto basso (negli ultimi 7gg, il calo medio è di poco superiore all’1% al giorno). Questo indica che la situazione è in miglioramento, ma siamo ancora lungi dall’essere in una situazione tranquilla. Infatti siamo sempre sopra il livello di guardia (nazionale) di 2300 TI occupate».

Enrico D’Urso | Ecco i valori delle TI se impostiamo la «lente di ingrandimento» a partire da 2350.

«Se invece partiamo da un punto di origine differente, mostriamo tutta una differente realtà, facendolo partire da 2350 sembriamo far intendere che il calo sia molto sensibile, rapido, e quindi siamo in una situazione di netto e veloce miglioramento», osserva D’Urso.

In conclusione, va benissimo che noi per primi, i giornalisti, prestiamo attenzione a queste distorsioni, ancor più in questi tempi di pandemia di Coronavirus. Sarebbe inoltre di grande aiuto se anche Enti e Istituti di ricerca riflettessero sul modo con cui comunicano i dati ad articolisti e opinione pubblica.

Aggiornamento (23:43): precisazioni sulla rappresentazione di Rt nei grafici

Come segnalato da alcuni utenti su Twitter al Comitato, «Rt è una quantità moltiplicativa e non additiva, pertanto non ci sono particolari ragioni per riportarlo su un grafico a scala lineare con asse che parte da zero; mentre sarebbe più appropriato riferirsi ad un grafico a scala logaritmica». Il Cicap quindi si scusa per non averlo precisato. Non di meno, la sostanza cambia poco.

«Tuttavia – spiega D’Urso – potrebbe essere scorretto riportare questo fattore moltiplicativo su scala logaritmica, questo modo di rappresentarlo genera una ulteriore distorsione dei dati che non rende chiaro il significato del valore ad una prima occhiata».

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