«Consegnate i verbali mancanti», la nuova sfida della Fondazione Einaudi al Governo sugli atti secretati sul Coronavirus

Perché mancano molti documenti? Come mai non si menziona la necessità del lockdown deciso da Conte? Perché non si citano Alzano e Nembro? Qualche risposta ai dubbi sollevati dagli atti, e la richiesta dell’avvocato Rocco Todero

Ad aprile 2020 la Fondazione Luigi Einaudi ha fatto richiesta d’accesso ai verbali del Comitato Tecnico Scientifico (Cts) per far luce sulle decisioni prese dal Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Inizialmente questa richiesta era stata rifiutata, scatenando così le polemiche per la mancata trasparenza dimostrata. Il 22 luglio il Tar aveva anche accolto il ricorso contro i diniego. Solo oggi, giovedì 6 agosto 2020, possiamo finalmente leggere i verbali e scoprire che è successo. O quasi.

Mentre da una parte scopriamo che il Cts non aveva consigliato al Governo di applicare un lockdown nazionale, dall’altra ci si domanda come mai non siano stati pubblicati i verbali sulla zona rossa ad Alzano e Nembro, vicenda che è attualmente oggetto di un’indagine giudiziaria.

L’assenza di diversi verbali

Raggiunto da Open l’avvocato Rocco Todero, uno dei tre legali della Fondazione Einaudi che hanno chiesto la desecretazione degli atti, ha chiarito perché ne sono stati pubblicati solo alcuni:

«Oggettivamente il Governo ci ha dato tutto quello che noi abbiamo chiesto. Quando il Comitato tecnico viene istituito nessuno di noi sospetta della presenza di verbali. Ma quando vengono pubblicati i primi Dpcm restrittivi delle libertà, nelle premesse vediamo che ci sono dei rimandi a dei verbali. A quel punto veniamo a conoscenza della loro esistenza. Siccome noi, in quel momento, eravamo interessati solo a quelli relativi alla restrizione delle libertà, gli unici di cui in quel momento conoscevamo l’esistenza, abbiamo chiesto di vedere proprio questi, che sono citati nei Dpcm.

Facciamo quindi la richiesta a fine aprile raccogliendo, ripeto, tutti i verbali citati nei Dpcm. Questo vuol dire che ci sono verbali precedenti che non abbiamo chiesto perché non ne conoscevamo l’esistenza, e perché in quel momento non ci interessavano per le restrizioni su tutto il territorio nazionale; e ci sono poi verbali successivi (maggio e giugno) che non abbiamo chiesto perché la nostra istanza si è fermata a fine aprile».

Todero poi ha auspicato che anche gli altri documenti vengano messi a disposizione della collettività:

«Dobbiamo fare adesso altre richieste, giudizi, cause al Tar per avere un’operazione trasparenza completa? O una volta affermato il principio adesso metteranno tutto a disposizione della comunità? Questo è il punto. Ci tengo a dire che la nostra non è stata una battaglia partitico-ideologica, qui nessuno sta dicendo che Conte ha torto, ma per poterlo giudicare possiamo vedere questi atti o no?

Certo in tutta questa situazione è mancato il Parlamento. Non dovremmo farlo noi questo lavoro. A nessun parlamentare è venuto in mente di chiedere di visionare questi atti. Non in una logica di contrasto, ma di condivisione».

I probabili perché del lockdown

Il Comitato Tecnico Scientifico è stato creato a seguito dell’emergenza Coronavirus al fine di fornire dei pareri su come affrontare la diffusione del Sars-Cov-2 nel nostro Paese. Un gruppo di consulenti, che hanno lavorato in forma gratuita e senza potere decisionale, al quale la Protezione Civile e il Governo Conte si sono affidati senza particolari vincoli. Il Cts infatti non ha suggerito il lockdown nazionale.

Fin dall’inizio non sono stati chiari i motivi di questa resistenza da parte del Governo nel rendere pubblici le carte del Comitato tecnico scientifico. Secondo alcuni poi il parere del Cts ha pesato molto sulle decisioni del premier Giuseppe Conte, condizionando il suo operato. Leggiamo invece nei verbali della riunione tenutasi presso la sede della Protezione civile il 7 marzo, che gli esperti suggerivano misure meno «stringenti». Secondo quanto evidenziato, effettivamente il Comitato proponeva di accorpare assieme le zone rosse e gialle, ma distinguendo il resto delle regioni italiane:

«Viene per tanto condiviso di definire due “livelli” di misure di contenimento da applicarsi: a) l’uno, nei territori in cui si è osservata ad oggi maggiore diffusione del virus; b) l’altro, sull’intero territorio nazionale».

Si capisce dunque che, istituendo il lockdown totale, il Governo non abbia affatto seguito le proposte del Comitato. Una notizia che smentisce le voci circolate fino a oggi che parlavano di un esecutivo in mano ai comitati tecnico-scientifici. Tuttavia, leggendo bene le carte, si potrebbe dire che Conte non abbia del tutto ignorato i suggerimenti degli esperti, soprattutto quelli presenti nelle premesse del verbale del 7 marzo 2020 che potrebbero aver ispirato la decisione finale.

Nelle zone rosse si è osservata una lieve flessione nell’incremento dei casi, a cui corrisponde contemporaneamente un aumento dell’incidenza in aree precedentemente non rientranti nelle “zone rosse” medesime.

Quindi, là dove l’allarme era stato riconosciuto più alto si registravano miglioramenti, mentre dove vi erano stati degli allentamenti, si osservavano lievi peggioramenti. Così, forse per motivare delle proposte che gli esperti consideravano già piuttosto drastiche, questi specificavano quanto segue:

Tenuto conto che quanto più le misure di contenimento sono stringenti tanto più ci si attende una maggiore efficacia nella prevenzione della diffusione del contagio

Ed è da queste premesse sull’importanza di adottare le misure più stringente possibili, nei limiti della legge e della sostenibilità economica, che si basano sia i suggerimenti degli esperti, sia la decisione del Governo.

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