Funzionamento, numero di dosi, tempistiche: cosa sappiamo su Valneva, l’ottavo vaccino prenotato dall’Ue

Bruxelles è pronta a investire sulla formula dell’azienda franco-austriaca. Che ha già firmato un accordo con il Regno Unito. La sperimentazione clinica finirà ad aprile, gli esiti definitivi attesi entro la fine dell’anno

Secondo quanto riporta la negoziatrice per i vaccini dell’Unione europea, Sandra Gallina, ai finanziamenti per i vaccini anti-Covid di Oxford-AstraZeneca, Sanofi, Pfizer-BioNTech, Johnson & Johnson, CureVac e Moderna si aggiungono anche quelli di Novavax e di un’altra casa farmaceutica che è recentemente entrata nella fase 1/2 della sperimentazione clinica, Valneva.


«Abbiamo già pagato 2,372 miliardi – continua Gallina durante un’audizione all’Europarlamento – [Di] 750 milioni aggiuntivi per il 2020-2021, abbiamo speso 333 milioni. Restano 416 milioni che finanzieranno altri 2 vaccini».

Il vaccino della casa farmaceutica franco-austriaca Valneva si chiama VLA2001. Il Regno Unito avrà 100 milioni di dosi entro il 2022. Ormai una cosa è chiara: se vogliamo sconfiggere il nuovo Coronavirus prevenendo il potenziale pericolo di nuove varianti del virus, sarà indispensabile vaccinare la più ampia quota di persone suscettibili di avere forme gravi di Covid-19. Questo sarà possibile se entreranno in campo più case farmaceutiche diverse. Ed è quel che sta già accadendo.

Dove eravamo rimasti:

  • SARS-CoV-2 è un virus a RNA che utilizza delle proteine (Spike (S) per legarsi ai recettori ACE2 delle cellule polmonari. Queste chiavi di accesso con cui ci infetta sono chiamate anche antigeni;
  • Gli antigeni sono anche il bersaglio con cui gli anticorpi del Sistema immunitario riconoscono i patogeni, specializzandosi nel riconoscerli e neutralizzarli;
  • I vaccini simulano la presenza del virus facendo «credere» al nostro corpo di essere sotto attacco, in questo modo gli anticorpi imparano a riconoscere il patogeno prima che avvenga un vero contagio, proteggendoci;
  • È possibile simulare la presenza del virus con vaccini realizzati in diversi modi: virus attenuato o frammentato; possono contenere i soli antigeni; quelli di ultima generazione sono costituiti da frammenti di RNA che codificano le sole informazioni per far produrre alle nostre cellule i soli antigeni; altri usano altri virus (vettori virali) come gli adenovirus, innocui nell’uomo, resi incapaci di moltiplicarsi, che trasportano il solo frammento genetico; lo stesso può essere fatto con frammenti di DNA;
  • Generalmente e salvo alcune eccezioni, i vaccini già usati in precedenza per altri virus proteggono del tutto dal contagio e garantiscono una immunità di comunità. In questo caso non siamo sicuri che i vaccini anti-Covid proteggano del tutto se stessi e gli altri, ma scongiureranno le forme gravi. L’immunità dura per diversi mesi e non è possibile raggiungere naturalmente una immunità di comunità.

Il funzionamento del vaccino

Il vaccino utilizza SARS-CoV2 inattivato, reso quindi incapace di infettare e moltiplicarsi. In questo modo sarebbe anche in grado di stimolare la seconda linea di difesa del nostro Organismo, che suscita la cosiddetta immunità cellulare. Oltre agli anticorpi infatti, agiscono anche cellule non specifiche, come i macrofagi, i linfociti T e le Natural Killer.

Oltre a questo, il virus è anche «dotato» di un maggior numero di antigeni, abbinati a un paio di sostanze, dette adiuvanti (allume e CpG 1018), che lo renderanno ulteriormente «visibile» al nostro Sistema immunitario. La tecnica per produrre le particelle virali è la stessa utilizzata dalla Casa farmaceutica per produrre il vaccino contro l’encefalite giapponese, IXIARO.

La sperimentazione in corso

Il vaccino si trova nella seconda fase di sperimentazione clinica, che si concluderà ad aprile. Tuttavia, come è già successo con altre case farmaceutiche, si scommette sul buon esito delle sperimentazioni – che hanno mostrato risultati promettenti nelle fasi precedenti – producendo parallelamente le dosi da distribuire. Lo studio in corso è il «VLA2001-201». Per maggiori informazioni sulle fasi di sperimentazione suggeriamo la lettura di un nostro precedente articolo.

«VLA2001-201 è il primo studio di fase 1/2 sull’uomo che valuta tre livelli di dose di VLA2001 (basso, medio, alto) per sicurezza, tollerabilità e immunogenicità – continua Valneva nel suo ultimo comunicato – in un programma a due dosi con vaccinazioni intramuscolari a tre settimane di distanza. Complessivamente, sono stati reclutati 150 giovani adulti sani di età compresa tra 18 e 55 anni. Lo studio, che includeva una fase in aperto di aumento della dose, è ora completamente arruolato e dovrebbe riportare i risultati iniziali nell’aprile 2021. VLA2001-201 è condotto in due parti: Parte A (dal giorno 1 al giorno 36) e (Dal giorno 37 al giorno 208). A seguito di una valutazione dei dati della Parte A (cioè i dati fino al Giorno 36) del presente studio, possono essere avviati ulteriori studi clinici».

Finché non verrà superata la terza fase di sperimentazione non sapremo con certezza se questo vaccino sarà davvero sicuro ed efficace quanto quelli già in distribuzione. Questa fase dovrebbe partire ad aprile, con l’impiego di 4mila volontari britannici. Se tutto andrà bene avremo gli esiti definitivi entro la fine dell’anno.

I dati preliminari devono comunque aver convinto il Governo britannico che ordinava, già il 28 gennaio, 60 milioni di dosi del vaccino. A queste se ne sono aggiunte altre 40 milioni il primo febbraio. Il 12 gennaio ha scommesso sul vaccino di Valneva anche la Commissione europea (si prevede di ordinare tra le 30 e 60 milioni di dosi per tutti gli Stati membri). Secondo Bloomberg, solo coi britannici la casa farmaceutica si sarebbe aggiudicata un contratto da 1,4 miliardi di euro, per una consegna prevista tra il 2023 e il 2025.

Foto di copertina: Valneva | La ricerca sul vaccino VLA2001.

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