Crisanti: «Gli altri in Europa chiudono, noi pensiamo a sciare. Ormai siamo nei guai: lockdown come a Codogno contro le varianti»

Il virologo approva la riconferma del ministro Roberto Speranza ma è critico del Cts: «Le politiche adottate fin qui sono state sempre di rincorsa al virus, mentre è venuto il momento di anticiparlo»

Non bastano più le zone con colori graduali, e quelle rosse sono troppo morbide per contrastare davvero la diffusione dei contagi di Coronavirus. Il professore di microbiologia dell’università di Padova, Andrea Crisanti, non risparmia giudizi severi sulla gestione della pandemia in questi ultimi mesi. A preoccupare il virologo sono soprattutto gli effetti delle varianti: «Dove si trovano quella brasiliana e sudafricana servono lockdown stile Codogno», dice in un’intervista a La Stampa. Chiusure che già sono state applicate in mezza Europa: «La Germania continua il lockdown, la Francia pure, l’Inghilterra anche, solo noi pensiamo a sciare e a mangiar fuori. Tutti vogliamo una vita normale, ma non si realizza se non si controlla la pandemia», ribadisce il professore.


Crisanti: «Speranza conosce le carte. Però conta molto chi lo consiglia e lì forse qualcosa va cambiato»

Per Crisanti le criticità sono presenti in tutti i campi, anche nella strategia delle vaccinazioni: «Sarò distratto – dice – ma ho scoperto solo ieri delle strutture con la primula: uno spreco di soldi pubblici, mentre bisogna organizzare scuole, cinema, teatri e palestre». E per sopperire alla carenza di vaccini, Crisanti sconsiglia di rivolgersi alla Russia e allo Sputnik che, osserva, «non è stato approvato in Europa perché i suoi dati non sono mai stati inviati all’Ema per un problema di standard diversi». Il virologo approva però la riconferma di Roberto Speranza al ministero della Salute: «Conosce le carte. Però conta molto chi lo consiglia e lì forse qualcosa va cambiato. Non può rimanere tutto com’è». Nessun riferimento tuttavia a Walter Ricciardi, consigliere di Speranza, ma ai tecnici del ministero e al Cts: «Le politiche adottate fin qui sono state sempre di rincorsa al virus, mentre è venuto il momento di anticiparlo».

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