Pillon assolto in appello per le frasi contro un’associazione Lgbtq. I giudici: «Non fu diffamazione»

Il senatore aveva definito i componenti del circolo Omphalos «adescatori di minorenni»

A comunicarlo è lui stesso con una nota stampa e un Whatsapp ai giornalisti in rubrica: la Corte di Appello di Perugia ha assolto il senatore Simone Pillon «da ogni imputazione e ha ordinato la restituzione delle somme che aveva dovuto versare agli esponenti di Arcigay a titolo di risarcimento». Una sentenza che ribalta così, sottolinea il leghista, quella di condanna in primo grado, nel processo che ha avuto il via a partire dall’associazione Lgbtq Omphalos Perugia, che aveva querelato Pillon, allora avvocato ed esponente del Family Day, per le sue espressioni.


Il senatore fautore del disegno di legge sulla riforma dell’affido condiviso aveva definito i componenti dell’associazione «adescatori di minorenni», a causa di un loro intervento in un liceo di Perugia. «Il fatto non costituisce reato», dice oggi la Corte d’Appello. Quindi «il fatto individuato dalla procura esiste ed è avvenuto. Evidentemente il giudice ha optato per una interpretazione estensiva del diritto di critica», dicono a Open dall’associazione nel confermare la notizia. «Attendiamo le motivazioni della sentenza, che naturalmente rispettiamo».

La vicenda

Pillon racconta oggi che aveva «denunciato la diffusione a studenti adolescenti durante un’assemblea d’istituto di materiale che forniva indicazioni su come “aumentare il piacere del partner” durante i rapporti omosessuali e su come trovare le feste gay del locale “Be Queer” di Perugia». Volantini che, dice lui ora, erano stati «diffusi dai militanti senza autorizzazione del preside nè comunicazione ai genitori». Pillon aveva «ironizzato», racconta lui, «sul fatto che fossero stati messi a disposizione dei minori unitamente alle indicazioni su come contattare gli organizzatori dei festini Lgbt».

«Sono molto soddisfatto della sentenza, che fa giustizia di anni di accuse assurde», dice Pillon. «Mi auguro che da oggi in poi nessuno si permetta più di portare nelle scuole materiale criptopornografico o che inneggi all’ideologia omosessualista, oltretutto senza il consenso dei genitori. Dedico questa vittoria a tutte le mamme e a tutti i papà che vogliono continuare a educare i loro figli liberi da ogni indottrinamento gender».

Pillon si rivolge anche alla stampa che si è occupata della sua condanna in primo grado. «Ora mi chiedo se tutti quei giornali e telegiornali, dal TG1 a la Repubblica, dall’Espresso a Open online avranno il coraggio di dare la notizia della mia assoluzione con le stesse pompose modalità con cui diedero quella della mia condanna».

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