Il premier designato libico a Draghi: «Relazione privilegiata con l’Italia. Pronti a collaborare su immigrazione ed economia»

Eletto lo scorso 5 febbraio, Abdul Hamid Dbeibah dovrà traghettare la LIbia fino alle votazioni del prossimo dicembre

Dopo le congratulazioni degli alleati europei, e degli Stati Uniti, ultimo a felicitarsi con Mario Draghi per la nascita del suo governo è il nuovo premier designato libico Abdul Hamid Dbeibah. Eletto lo scorso 5 febbraio dal Forum di dialogo politico libico promosso dall’Onu per traghettare il Paese fino alle elezioni del prossimo dicembre, Dbeibah ha scritto su Twitter che il Paese aspira a sviluppare una relazione «privilegiata con la vicina Italia, con la quale condividiamo molte sfide, tra cui in particolare la gestione e organizzazione della migrazione».


E proprio il dossier libico, con al centro la questione dei flussi migratori, è uno di quelli più importanti sui tavoli della Farnesina. A inizio febbraio è ricorso è il quarto anniversario dalla firma del memorandum tra Italia e Libia. Un accordo tra i più criticati dalle ong, e organizzazioni umanitarie, che in questi anni ha visto di fatto l’Italia supportare finanziariamente la guardia costiera libica. Quest’ultima complice dei trafficanti e che nel solo 2020 ha riportato nei lager libici 12mila persone. «Ci felicitiamo con Draghi per aver preso il posto di capo del Governo. Gli auguriamo successo nella sua missione», ha aggiunto il premier designato parlando delle «molte opportunità di integrazione economica» tra Italia e Libia.

Una partnership, quella tra Italia e Libia, che anche nella sfera delle relazioni economiche e politiche rientra nella grande strategia italiana che negli ultimi anni, e mesi, è tornata a concentrarsi sul Mare Nostrum. Perché è proprio nel Mediterraneo allargato – come spiega una recente analisi apparsa su Foreign Policy – che l’Italia è riuscita a mettere in piedi una via della seta italiana che ha nel bacino mediterraneo il suo punto di forza attraverso una fitta rete di relazioni e di infrastrutture geo-economiche.

Parallelamente, la via politica dell’Italia in Libia rimane quindi quella della diplomazia, come confermato dal colloquio telefonico, di poche settimane fa, avuto dal ministro degli Esteri Luigi di Maio con il nuovo inviato delle Nazioni Unite per la Libia, Jan Kûbis. Nell’occasione il capo della Farnesina ha «confermato il sostegno dell’Italia all’azione delle Nazioni Unite in Libia». La stabilità della Libia resta cruciale per la politica estera dell’Italia nel Mediterraneo. Ma è difficile che il cessate il fuoco raggiunto a Ginevra il 23 ottobre del 2020, possa rappresentare una piattaforma con cui rilanciare una pace di lungo termine. Soprattutto vista la presenza di migliaia di milizie, e di attori esterni, schierati su fronti differenti.

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