Scontri con la polizia a Londra alla veglia vietata per Sarah Everard, la 33enne rapita e uccisa. «Tante donne ora hanno più paura»

La sparizione e la morte di Sarah hanno provocato un grande dibattito nel Paese sulla violenza nei confronti delle donne

La veglia per Sarah Everard, 33enne sparita mentre tornava a piedi a casa a Londra il 3 marzo e ritrovata morta una settimana dopo nella campagna del Kent, non è stato un momento di conciliazione, anzi. Le immagini della polizia che trascina e ammanetta donne che si erano ritrovate sui prati di Clapham Common, il parco che Sarah ha attraversato prima di essere rapita, per renderle omaggio e per piangere l’ennesimo episodio di violenza ai danni di una donna, hanno fatto il giro del mondo, suscitando amare ironie e nuove accuse nei confronti della polizia metropolitana.


Secondo la polizia sono state arrestate 4 persone in tutto «per ragioni di sicurezza», ma l’associazione che ha organizzato la veglia, Reclaim These Streets, accusa le forze dell’ordine non soltanto di aver agito con eccessiva forza ma di non aver interagito in modo costruttivo con loro nella pianificazione dell’evento. Sia il ministro dell’Interno Priti Patel sia il sindaco di Londra Sadiq Khan hanno chiesto ufficialmente spiegazioni, mentre cresce il coro di politici che puntano il dito contro il capo della polizia metropolitana Cressida Dick. Intanto va avanti il processo. Sabato 13 marzo Wayne Couzens, l’uomo al centro del caso, è apparso in tribunale per la prima volta, dove dovrà rispondere dell’accusa di rapimento.

Il ritrovamento del corpo e l’arresto del poliziotto Couzens

L’ultima volta che Sarah era stata vista in vita erano le 21 circa del 3 marzo quando ha lasciato la casa di una amica a Clapham, quartiere al sud di Londra. Stava tornando a casa da sola quando è sparita nel nulla dalle strade della capitale. Per giorni la polizia ha setacciato i dintorni di casa e i parchi del quartiere, per le strade sono comparsi manifesti con la sua foto e i giornali hanno pubblicato lunghe descrizioni degli abiti che indossava nella speranza che qualcuno potesse ritrovarla. Martedì 9 marzo, poco prima della mezzanotte è arrivata una notizia inquietante: la polizia ha annunciato di aver arrestato un poliziotto nel Kent, contea a sud della capitale, in connessione all’omicidio.

Il giorno dopo è stato ritrovato il corpo di Sarah in un bosco ad Ashford nel Kent, a decine di chilometri da dove era sparita una settimana prima. L’uomo accusato di averla uccisa è stato identificato: si chiama Wayne Couzens, ha 48 anni, padre di due figli, da circa tre anni in servizio tra le fila della polizia metropolitana. In passato lavorava come meccanico nell’officina di famiglia. Era assegnato al servizio di protezione del corpo diplomatico e dei politici di Westminster, il parlamento britannico. È stata arrestata anche la moglie, con l’accusa di essere sua complice. «Una famiglia in apparenza normale», dicono i vicini. «Una vicenda davvero disturbante», il commento di Scotland Yard.

Il Paese si interroga sulla violenza contro le donne

Lo è anche per la società civile britannica che comincia ad interrogarsi su quanto sia pericoloso per una giovane donna girare da sola di sera anche in quartieri ben illuminati e relativamente sicuri come Clapham e Brixton. Così, nei giorni dopo la sparizione di Sarah, sui social media e sui giornali è un crescendo di testimonianze di donne.

«Quello che è successo a Sarah Everard ha colpito duramente tante donne perché ogni giorno facciamo calcoli simili a quelli che faceva lei – scrive su Twitter in un lungo thread la giornalista politica Kate McCann -. Prendiamo il percorso più lungo e meglio illuminato, mettiamo da parte la paura per lasciare spazio alla voce dentro di noi che dice “non essere sciocca, hai tutto il diritto di tornare a casa a piedi da solo la notte ed essere al sicuro […] ma facciamo comunque un piano: le chiavi strette tra le dita prendiamo nota dei negozi all’angolo in cui potremmo rifugiarci lungo il percorso. Sostituiamo le scarpe che indossiamo con quelle da ginnastica, nel caso avessimo bisogno di correre. Manteniamo la musica bassa o spenta».

Le fanno eco la parlamentare Dianne Abbot, così come anche la giornalista televisiva Julie Etchingham, ma le testimonianze di donne sui social media sono tantissime. Se nei giorni dopo la sparizione di Sarah la polizia metropolitana aveva esortato le donne a fare attenzione a non avventurarsi da sole, soprattutto di sera, dopo l’arresto di Couzens il capo della polizia metropolitana Cressida Dick ha cercato di riportare un po’ di pace dichiarando che è comprensibile che le donne, in particolare a Londra «si possano sentire preoccupate e spaventate», ma aggiungendo che il rapimento di una donna per strada è un evento «incredibilmente raro».

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