Le Sardine dopo l’incontro con Letta. Cristallo: «Ha riconosciuto il nostro ruolo» – L’intervista

Il movimento guidato da Mattia Santori supporterà alle amministrative i candidati di centrosinistra in quei territori «in cui ci sarà la volontà di fare larghe coalizioni»

Prima di incontrare tutte le forze politiche del «campo largo di centrosinistra», Enrico Letta ha scelto di parlare con un movimento che non ha mai voluto fare il passo per costituirsi come partito. Le Sardine sono nate il 14 novembre 2019 su iniziativa di quattro ragazzi. Da quel momento hanno riempito decine di piazze, proprio quelle che i Dem avevano lasciato vuote durante la campagna elettorale per le elezioni regionali di gennaio 2020. Questo movimento prima ha contribuito alla vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna. Poi, complice la pandemia, le Sardine sono lentamente scomparse dalla scena politica nazionale.


Non si è dimenticato di loro, invece, il segretario Pd. Ieri, 26 marzo, c’è stato un colloquio durato quasi due ore tra Letta, il vicesegretario Giuseppe Provenzano, il coordinatore della segreteria Marco Meloni e alcuni rappresentanti delle Sardine, tra cui Mattia Santori e Jasmine Cristallo. «Un incontro utile e costruttivo» l’ha definito Letta. «Abbiamo scambiato riflessioni e messo sul tavolo idee. Ottime prospettive. Avanti». Nel futuro prossimo, in vista delle elezioni amministrative, bisognerà capire con quali formule le Sardine torneranno a dare il proprio contribuito ai candidati del centrosinistra. «Non sarà un sostegno incondizionato – assicura a Open Cristallo – al Partito democratico. Premieremo lo sforzo di fare coalizioni ampie e che rispecchino la nostra base valoriale».

Cristallo, com’è stato l’incontro con Letta?

«Si è svolto in un clima positivo. Ecco, la franchezza è la cosa che più mi ha colpito. Non c’è stato un approccio docente-discente, ma abbiamo discusso in modo cordiale e franco».

Vi ha chiesto supporto per le iniziative che intraprenderà il Pd?

«Più che richieste reciproche ci siamo scambiati spunti. Noi abbiamo portato avanti le nostre istanze, le tematiche che ci stanno a cuore».

Quali istanze?

«È stato un confronto di quasi due ore. Sintetizzando, abbiamo voluto sottolineare quanto sia fondamentale per le forze politiche cercare energie fuori da se stesse. Noi non siamo una formazione politica, ma incarniamo un’esigenza che va persino al di là delle Sardine. L’abbiamo dimostrato con l’eterogeneità e la partecipazione massiccia nelle piazze: ci siamo fatti interpreti di una richiesta accorata di politica in grado di contrastare il populismo. Dal Pd ci aspettiamo che non si pieghi alla dinamica populista del nemico-amico e inizi a parlare di complessità, facendo delle buone sintesi per la costruzione di un fronte progressista».

E lei, personalmente, ha detto qualcosa in particolare a Letta?

«Io posso definirmi una erede eretica della sinistra, ma c’è una generazione che è totalmente orfana di politica. Le sezioni di partito, un tempo, avevano una funzione educativa che adesso non c’è più. Si recuperi quel tipo di formazione, uscendo dalle dinamiche di asserragliamento. Ciò che invece ho segnalato al segretario è la situazione grave che vive il Pd, con due dimensioni territoriali del partito: una buona, quella della base, che conserva in maniera ostinata i valori del centrosinistra, e una cattiva, quella dei potentati, che cercano di difendere le torri di avorio anche in vista del taglio dei parlamentari».

Faccia un esempio.

«In Calabria abbiamo un Partito democratico commissariato. La città di Cosenza porta avanti una volontà di apertura, di fronte largo, un’unione di forze che si inserisce nell’alveo dell’incontro tra Letta e Giuseppe Conte. A livello regionale, invece, succede che viene fatto il nome di un candidato che non ha una coalizione alle spalle, e ciò contraddice la linea nazionale del partito».

A proposito di Letta e Conte, le Sardine vedono di buon occhio un’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Pd?

«Stiamo parlando di due ex presidenti del Consiglio chiamati a portare a termine un’operazione fondamentale: riunire un campo di forze progressiste. Dovremmo avere tutti come faro l’esempio di padri e madri costituenti. Seguendo quell’esempio virtuoso, Letta e Conte dovranno impegnarsi mantenendo ognuno la propria storia politica, rivendicandola, ma facendo convogliare le energie dei democratici e dei 5 stelle in un lavoro congiunto di costruzione».

Lei da tempo si batte per la questione di genere. Condivide la decisione di Letta di sostituire i due capigruppo Pd di Camera e Senato?

«È un atto politico le cui caratteristiche devono essere comprese. Io ho capito il passaggio, perché credo che la politica debba comunicare anche attraverso dei simboli. Il cambio dei capigruppo è stato un simbolo, di fatto la volontà di testimoniare un’inversione di rotta. Certo, non basta questo per derubricare la questione di genere in politica».

Le Sardine non sono mai state così vicine al Pd come adesso. Bonaccini vi ha, di fatto, scaricate poco tempo fa. Cos’è cambiato?

«Sono rimasta molto dispiaciuta perché il nostro approccio per la causa emiliana era di puro slancio, disinteressato da ruoli, ma semplicemente di sostegno al centrosinistra. Non si può non riconoscere il nostro contributo in quella tornata elettorale. Con Nicola Zingaretti, invece, abbiamo sempre avuto un buon rapporto, così come con la presidente Valentina Cuppi. Non c’è stato un cambiamento, per rispondere alla domanda, semplicemente il Pd è un arcipelago e sarei bugiarda se non ammettessi che ci sono alcune correnti che soffrono la nostra presenza nel centrosinistra».

Letta, prima di incontrare Matteo Renzi, ha parlato con le Sardine. È un segnale?

«Quello di Letta è stato un atto di generosità, ci siamo trovati davanti a un uomo con una grande onestà intellettuale che ci ha riconosciuto un ruolo importante nella tornata elettorale emiliano-romagnola. Il fatto che l’abbia riconosciuto, ci dà nuova linfa».

Le Sardine ripartono da Letta.

«Le Sardine restano dove sono sempre state, manifestandosi come collegamento, come ponte tra le mille anime del centrosinistra. Le Sardine parlano con Letta, con Bersani, con le associazioni, con la società civile…».

Con Calenda e Renzi parlate? Perché Letta, per rilanciare un centrosinistra di campo largo, con loro si incontrerà.

«Innanzitutto per me tra Renzi e Calenda c’è una bella differenza e non mi sento di equipararli. Certamente di entrambi non condivido che si siano fatti eleggere in un partito per poi crearne un altro ad personam. Se lasci un partito devi dimetterti perché non incarni più la volontà del popolo sovrano e il suo mandato. Renzi ha gravissime responsabilità politiche e comportamenti inaccettabili, basti pensare alle relazioni intrattenute con il principe Mohammad bin Salman. Ritengo che dovrà risponderne alla storia. Gli italiani, hanno già presentato il conto e i sondaggi lo certificano. Io non l’ho mai apprezzato».

Alle amministrative di autunno le Sardine sosterranno il Pd come è stato fatto alle elezioni in Emilia-Romagna?

«Non ci siamo mai sottratti alle partecipazioni elettorali. Anche la scorsa estate abbiamo fatto un lungo tour, sostenendo le persone e i progetti che erano vicini al nostro mondo valoriale. Ad esempio, ci siamo spesi molto per la candidatura di Jacopo Melio alle regionali in Toscana. Così sarà il prossimo autunno: ci spenderemo nei luoghi in cui incontreremo i nostri valori. Ma non sarà un sostegno indistinto. Ci aspettiamo che l’idea nazionale di allargare il campo di centrosinistra sia coerente in tutti i territori. Non sarà, il nostro, un sostegno incondizionato al Partito democratico. Premieremo lo sforzo di fare coalizioni ampie e che rispecchino la nostra base valoriale».

Il Movimento 5 stelle, però, ha quella matrice populista che voi avete sempre criticato.

«Il Movimento 5 stelle si è dovuto scontrare con la realpolitik. Non ho mai lesinato critiche al Pd e ai 5 stelle. Ma vivo in questo Paese, in questo momento storico, e so che i 5 stelle hanno rappresentato una forza importante per una grande fetta di elettorato. Non possiamo ignorare i processi di maturazione e la volontà di evolversi. Hanno imparato che per governare bisogna accettare dei compromessi, quando questi compromessi arrivano dal governo della complessità e non dai personalismi. Per questo, non mi sento di dire di no a priori al tentativo di Conte. L’orizzonte più importante è far sì che nasca un fronte compatto per arginare l’avanzata delle destre. Dobbiamo essere competitivi correndo insieme».

Vedremo mai partecipare alle elezioni una lista delle Sardine?

«Non lo so dire. Penso che i tempi non siano ancora maturi per immaginare un passo di questo tipo. Una decisione così importante deve essere il risultato di consultazioni più ampie con tutte le Sardine sparse in Italia. Restiamo, per ora, non una formazione politica, ma un’esigenza che si fa movimento: l’esigenza di persone che vorrebbero vedere attuati i principi costituzionali. Presidiamo la politica affinché essa stessa ripristini i valori che il populismo ha compromesso».

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