Arriva il primo contratto per i rider. Just Eat riscrive il concetto di flessibilità: «Un business nuovo ma con le giuste tutele»

Parla Cesare Pagani, responsabile globale delle politiche d’impiego per Just Eat, la società di consegne di cibo a domicilio che ha firmato un accordo sindacale per assumere 4.000 rider con contratto regolare

«Ridiamo dignità e tutele ai rider con una paga oraria che garantisce certezza di lavoro, guadagni e tutele. Per la prima volta i rider avranno tutte le tutele tipiche del lavoro subordinato come il pagamento degli straordinari, le ferie, le assenze per malattia e i congedi. Adesso il nostro obiettivo in Italia è quello di assumerli tutti, consentendo a chi fa già questo lavoro di uscire dalla precarietà e permettere a chiunque di potersi candidare, come avviene coi normali processi di selezione». A parlare a Open è Cesare Pagani, responsabile globale delle politiche d’impiego per Just Eat, la società di delivery che ieri ha firmato un accordo sindacale per assumere circa 4.000 rider in tutta Italia entro il 2021. I rider, dunque, avranno diritti e tutele che, in altri contesti, sarebbero stati considerati normali. Non, a quanto pare, in quello dei rider, gli schiavi della Gig economy.


Cosa cambierà per i rider

«Questo (l’assunzione di 4.000 rider, ndr) è solo l’inizio, speriamo di poterne fare molte di più. Offriremo dei contratti di lavoro subordinato a tutti. Il contratto di lavoro che proponiamo si basa sulle condizioni previste dal Contratto collettivo nazionale di Lavoro, Logistica, Trasporto, Merci e Spedizione ed è stato adattato per riflettere le esigenze specifiche del settore del food delivery che sono diverse da quelle degli operatori più tradizionali», spiega. Al momento si sa che verrà data precedenza a chi collabora già con la società di consegne di cibo a domicilio, riceveranno la proposta nei prossimi mesi.

Verranno offerti regolari contratti di lavoro, per lo più part-time. «Il business della food delivery necessita di flessibilità, perché capita spesso che gli ordini si concentrino in alcune parti della giornata con migliaia di richieste a pranzo o cena e soprattutto nei weekend. Insomma un tipo di business diverso da quello tradizionale. La domenica è considerata come un normale giorno di lavoro, per questo si cercherà di spalmare il riposo dei rider negli altri giorni della settimana».

«Un lavoro flessibile ma con tutele»

L’obiettivo di Just Eat è quello di avere «prima o poi uno specifico contratto nazionale del lavoro per i rider o addirittura che ci sia un’impostazione europea». Pagani lo spiega così: «Questa vuole essere una grande opportunità non solo per l’Italia, e speriamo che questo accordo possa diventare un esempio per altre nazioni. Per la prima volta assumiamo rider anche in Italia, in realtà lo abbiamo già fatto in altri Paesi europei. I rider assunti in Europa sono più di 20 mila». Quello che più interessa è che ci sia “flessibilità”: «Questo business necessita di flessibilità», ripete Pagani.

Flessibilità significa che i rider dovranno essere disponibili specialmente nelle ore di punta, quindi inevitabilmente nei fine settimana e a ora di pranzo e cena. Non ci saranno momenti in cui l’azienda resterà chiusa. Insomma non sarà un lavoro tradizionale. Tutt’altro. In ogni caso i rider avranno diritto a giorni di vacanza e permessi.

Quanto guadagneranno

 Sulla base del nuovo contratto, la tariffa oraria di norma non sarà inferiore a 9 euro per i primi due anni di anzianità. Oltre alla tariffa d’ingresso di 8,50 euro/h, è previsto un premio di rendimento di 0,25 euro per ogni consegna e l’accantonamento del TFR, oltre alle maggiorazioni per lavoro supplementare, straordinario, festivo e notturno. Per quanto riguarda i mezzi, invece, alcuni rider useranno quelli messi a disposizione da Just Eat mentre tutti gli altri – che operano in città in cui non c’è ancora l’hub – useranno i propri ricevendo un indennizzo.

Foto in copertina: ANSA/LUCA ZENNARO

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