Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

«Abbiamo fatto tutto il possibile»: la Libia risponde alle critiche per il naufragio del gommone con oltre 100 migranti a bordo

Il portavoce della marina libica ricostruisce quanto fatto dal suo Paese per cercare di salvare gli oltre 100 migranti: «Siamo intervenuti nonostante le pessime condizioni meteo»

Al largo delle coste libiche, il 23 aprile, un’imbarcazione con oltre 100 persone a bordo non ha retto alle condizioni meteorologiche avverse: si è inabissata e, per usare le parole di Francesco Creazzo dell’Ong Sos Méditerranée, «impossibile che ci siano dei sopravvissuti». Il naufragio è avvenuto nella zona sar di competenza della Libia, accusata da più parti non aver fatto abbastanza per salvare le vite dei migranti che stavano tentando la traversata verso l’Italia. «È assolutamente falso», ha detto all’Ansa il portavoce della marina libica, Massoud Abdelsamad.


Commentando la critica di inerzia, Abdelsamad ha detto che la Libia è «intervenuta nonostante le pessime condizioni meteo». Il portavoce ha raccontato cosa è accaduto dal lato libico: «Abbiamo ricevuto la chiamata di emergenza e abbiamo inviato un’imbarcazione da al-Khoms direttamente sulla posizione che abbiamo ricevuto da Mrcc Malta ed Mrcc Italia», riferendosi ai centri di coordinamento del soccorso marittimo dei due rispetti Paesi. «Abbiamo assolto tutte le nostre responsabilità. Ci siamo coordinati, abbiamo collaborato e abbiamo inviato un’imbarcazione».


Abdelsamad ha insistito sul fatto che «c’erano forti venti e onde alte che rendevano quasi impossibile compiere salvataggi. C’erano condizioni pessime». E ha ricordato che, comunque, la guardia costiera libica ha tratto in salvo «un’altra imbarcazione su cui c’erano 106 persone, recuperando due corpi e portando a terra i sopravvissuti, tra cui donne incinta». Solo dopo quell’operazione di salvataggio, «abbiamo iniziato le ricerche dell’altro gommone ma non abbiamo potuto trovarlo perché le condizioni meteorologiche erano pessime – in coordinamento con Italia e Malta e facendo – convergere sull’area tre navi mercantili per compiere ricerche».

«La mattina dopo – il 22 aprile -, nonostante il vento forte e il mare grosso, abbiamo inviato di nuovo la nostra imbarcazione nell’area ma, sfortunatamente non abbiamo trovato nulla e abbiamo dovuto interrompere le operazioni di ricerca», ha ammesso il portavoce. Rispondendo alla domanda dell’Ansa sul perché non siano state mobilitate tre motovedette, il commodoro della marina libica ha spiegato che in quel momento ne erano disponibili soltanto due, con tre casi di soccorso in contemporanea: «Uno al confine con la Tunisia e due, compreso quello tragico, al largo di Khoms».

Continua a leggere su Open

Leggi anche: