Chloe Zhao censurata dalla Cina. La regista originaria di Pechino vince l’Oscar, ma i media la ignorano

Per ore, dopo la fine della cerimonia di consegna delle statuette, la Cina ha censurato qualsiasi post sulla vittoria della regista di «Nomadland»

Chloe Zhao, prima donna asiatica a vincere il Premio Oscar come migliore regista – e seconda in assoluto dopo Kathryn Bigelow – ha ricevuto una fredda accoglienza in Cina. Per ore, la notizia della sua vittoria è stata infatti censurata dai social media in mandarino ed è stata ignorata dai media ufficiali. Il successo di Zhao ai Golden Globes, sempre per il film Nomadland, era stato accolto con commenti positivi. La regista è però diventata subito uno dei bersagli della propaganda cinese dopo che Zhao, in una successiva intervista, aveva criticato Pechino. I cinema cinesi, che avrebbero dovuto mandare nelle sale il film verso la fine di aprile, hanno sospeso ogni attività. Zhao è sembrata alludere a queste difficoltà nel discorso di accettazione degli Oscar, dicendo di aver «pensato molto ultimamente a come vado avanti quando le cose si fanno difficili».


Solo dopo molte ore dalla consegna della statuetta, i media cinesi hanno commentato il trionfo agli Oscar di Nomadland. «Questo è un bene», ha scritto il Global Times in un editoriale del direttore Hu Xijin, dandone una lettura in funzione dei rapporti tesi tra Cina e Usa. «Quando il film di Zhao ha vinto i Golden Globe Awards, l’opinione pubblica cinese l’ha applaudita. In seguito, si è appreso di un sua precedente intervista in cui aveva fatto commenti inappropriati sulla Cina. Questo è comprensibile».

Zhao, alla premiazione, «ha detto di essere cresciuta in Cina e ha recitato la prima frase dal classico dei tre caratteri, che ha tradotto in “Le persone alla nascita sono intrinsecamente buone”», si legge nell’editoriale. «Questo è il suo modo di affrontare le cose quando si fanno difficili. Questo è per chiunque abbia la fede e il coraggio di aggrapparsi alla bontà in se stessi, e di aggrapparsi alla bontà l’uno nell’altro, non importa quanto sia difficile farlo», ha scritto Hu nell’editoriale. «Siamo d’accordo con lei: l’attuale relazione Cina-Usa è dura e richiede che coloro che devono affrontare questa durezza mantengano fede».

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