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Caso Grillo, il verbale shock della ragazza: «Ho detto alla mia amica che ero stata violentata. Volevo andare via, ma lei ha fatto spallucce»

L’italo-norvegese avrebbe raccontato quanto accaduto, giorni dopo, a un paio di amiche e poi alla madre

«Le ho ripetuto più volte che mi avevano violentata, le chiedevo se potevamo andare a casa. R. si è seduta sul divano e mi ha fatto spallucce». La dichiarazione è contenuta nei verbali dell’interrogatorio compilati dai carabinieri di Milano Porta Garibaldi e appartiene alla ragazza italo-norvegese S.J. che nel luglio 2019 sarebbe stata presumibilmente violentata da quattro ragazzi genovesi. Si tratta di Francesco Corsiglia, Vittorio Lauria, Edoardo Capitta e Ciro Grillo. Quei verbali riportati da La Verità risalgono nove giorni dopo la presunta violenza, raccolti in video da due marescialle dei carabinieri, Cristina Solomita e Camilla Ciccaglione.


I dettagli raccontano di un primo tentativo di violenza da parte di Corsiglia, che lei sarebbe riuscita a respingere. E di un secondo, stavolta consumato, al quale sarebbe seguita poi una violenza di gruppo, mentre lei veniva costretta a bere superalcolici. Un racconto dell’orrore, documentato solo in parte dai video girati con i telefonini dai presunti violentatori. Alle due carabiniere la ragazza descrive anche cosa successe dopo il suo ritorno a casa e il malessere provato per quella terribile notte e di quando alla fine decise di confidare tutto alla madre.


Il racconto della ragazza di quella notte

S.J. si trovava in Sardegna con la sorella minore: i genitori in quel periodo facevano la spola tra Milano e la Sardegna per motivi di lavoro. Le giornate trascorrevano tranquille, con una routine precisa, e nessuna uscita serale. «Soltanto la sera del 16, quando è arrivata R. – amica e compagna di classe, ndr -, siamo andate a Porto Cervo e lì è successo il casino». Quella sera infatti sono uscite, si sono date appuntamento con un loro amico, e dopo un paio di drink bevuti in un locale, hanno preso un taxi in direzione Billionaire, Porto Cervo. All’entrata della discoteca conoscono i quattro genovesi.

«Ci siamo seduti a un tavolo riservato dove abbiamo iniziato a consumare bevande alcoliche, c’erano diverse bottiglie sul tavolo di alcolici dalle quali potersi servire liberamente. Ricordo di aver consumato un bicchiere di champagne e una vodka con Redbull. Nel corso della serata siamo stati sempre tutti insieme, abbiamo ballato un po’intorno al tavolo e un po’ nella pista centrale e abbiamo parlato tra di noi». Durante la serata uno dei liguri, utilizzando il telefono di S., la aggiunge «come follower del gruppo Instagram di cui fanno parte denominato “official _mostri”».

Le prime violenze

Alle 5 del mattino, le due amiche si accodano ai quattro ragazzi che le invitano a finire la serata a casa loro. Lì avrebbero potuto dormire, e ripartire poi la mattina successiva. «Abbiamo chiacchierato un po’, gli altri hanno bevuto e fumato sigarette, io non ho bevuto né fumato», dice lei. Mentre R. è intenta a preparare una spaghettata per tutti, S.J. si ritrova, con una scusa, nella stessa stanza con Corsiglia che tenta un primo approccio, ma S. non vuole. Corsiglia le chiede cosa le «costi» avere un rapporto orale con lui, ma niente da fare, lei non ne vuole sapere: anche quando lui la spinge sul letto e lei si divincola e se ne va.

Finita la spaghettata, «R. diceva di essere stanca e tornava in casa». S. rimane fuori a parlare con Lauria e Capitta: «Non ricordo gli argomenti, ricordo che ridevamo e scherzavamo». Quando arriva il momento di andare a dormire, il primo a infilarsi sotto le lenzuola di S.J. sarebbe stato di nuovo Corsiglia. «Gli dicevo che non volevo fare nulla, ma lui mi afferrava per i capelli e mi spingeva sotto le coperte perché avessero un rapporto orale. Inizialmente cercavo di respingerlo, ma poi, visto che lui continuava a spingermi e a tenermi per i capelli […] cedevo ». La violenza sarebbe continuata: «Io mi dimenavo perché non volevo, ma non riuscivo a contrastarlo completamente perché non mi sentivo bene».

La ragazza ha avuto tregua per una manciata di minuti. Poco dopo, «Mi ha spinto sotto la doccia, ha aperto l’acqua, e mi ha spinto con la mano il viso contro la parete. Mi teneva con la mano il collo, tenendomi bloccata di spalle a lui e mi penetrava. Anche in quell’occasione avrebbe provato a liberarsi dalla presa del ragazzo, senza successo. Finito tutto, S.J. sarebbe rimasta «in bagno da sola, avvolta nell’accappatoio».

La reazione dell’amica

S.J. si è da poco ripresa. Allora esce dal bagno e va da R. che stava dormendo sul divano in salotto.

«Mi sono seduta per terra accanto a lei, l’ho svegliata, inizialmente non riuscivo bene a parlare, mi chiedeva che cosa avevo e le dicevo “mi hanno violentata”. R. inizialmente non capiva e glielo ripetevo, poi le chiedevo se potevamo andare a casa. R. si è seduta sul divano e mi ha fatto spallucce; io ho ripetuto di andare via perché stavo male e mi avevano violentata, ma lei non mi diceva nulla. Io l’ho presa e l’ho fatta alzare dal divano e le ho detto di vestirsi per andare via».

La violenza di gruppo

In tutto questo sono le 9 del mattino. S.J. vuole andare via da quella casa: i ragazzi le chiedono di aspettare, giusto il tempo che Corsiglia si riprenda dalla sbronza e possa rimettersi alla guida dell’auto. Sul tavolo c’è una bottiglia di vodka dall’«odore strano» e che secondo i ragazzi è «impossibile da finire». A quel punto Lauria avrebbe costretto S. a bere: «Mi afferrava con forza la testa, con una mano mi teneva il collo da dietro e con l’altra mi forzava a berla tutta. Sentivo che mi girava la testa dopo aver bevuto, non ricordo bene». Versione invece ribaltata dal presunto violentatore che racconta di come S., per sfidare i maschi, avrebbe bevuto il quarto di bottiglia rimasto tutto d’un fiato. Raggiunta dagli effetti dell’alcool, la ragazza sarebbe stata spogliata di nuovo sopra un letto matrimoniale e i quattro avrebbero dato vita a un rapporto di gruppo. Poi «a un certo punto Lauria mi ha tolto la mano dalla testa e io ricordo che non ci vedevo più, mi girava la testa e continuavo a cadere in avanti. Ho visto nero, da quel momento non ricordo più nulla, ho perso conoscenza».

Il ritorno a casa

Sono le 14.45 quando R. sveglia S. «Ricordo l’ora perché alle 15 avevo lezione di kite […]. R. mi chiedeva come stavo, ma non riuscivo neanche a rispondere e continuavo a cercare le mie cose per la casa. […] Poi R. voleva andare a salutare i ragazzi prima di andare via, quindi siamo entrate nell’altra camera matrimoniale e ho visto che erano tutti lì. Non ho detto nulla quando li ho visti, non riuscivo neanche a parlare e loro vedendomi hanno distolto lo sguardo. Io e R. siamo riuscite ad andare via mentre loro sono rimasti a casa».

Giorni dopo la ragazza avrebbe raccontato a un’amica di Milano e ad altre due norvegesi del presunto stupro. Infine si è confidata con la madre. «Ho un rapporto di confidenza con lei, le racconto tutto. Quella sera mi ha visto giù di morale e mi ha chiesto come stavo. Per cui le ho confidato che avevo tante cose per la testa e le ho detto che c’erano tanti pettegolezzi in giro sul mio conto che mi mettevano in cattiva luce e da qui le ho raccontato anche quanto accaduto il 16 luglio (cioè il 17 mattina, ndr)».

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