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Omicidio Vannini, confermati i 14 anni per Ciontoli. Il padre: «Giustizia è fatta, domani porterò i fiori sulla sua tomba»

Dopo sei anni la Cassazione ha scritto la parola fine sulla vicenda giudiziaria, convalidando la sentenza d’appello bis. Condannati a 9 anni e 4 mesi anche Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico

La Cassazione ha scritto la parola fine sull’omicidio di Marco Vannini, confermando la sentenza del processo d’appello bis. Diventano quindi definitive le condanne a 14 anni per Antonio Ciontoli, e a 9 anni e 4 mesi per la moglie Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico. Ciontoli è stato condannato per omicidio con dolo eventuale. Stasera tutti i condannati si costituiranno in carcere, come riferisce il loro avvocato Gian Domenico Caiazza. E aggiunge: «Sono attonito, non riesco a comprendere come sia possibile che sia stata confermata una sentenza così errata, in particolare per i familiari di Antonio Ciontoli».


«Sono contento che finalmente è stata fatta giustizia per Marco. Gli avevamo promesso un mazzo di fiori se fosse stata fatta giustizia e domani è la prima cosa che farò», ha detto il papà della vittima, Valerio Vannini, dopo la lettura della sentenza. «Ci siamo battuti per 6 anni, la paura c’è sempre ma ci abbiamo creduto fino alla fine. Ora giustizia è fatta», ha detto invece Marina, la mamma di Marco, visibilmente commossa. L’unica modifica fatta dalla Cassazione rispetto alla sentenza d’Appello riguarda la specifica del reato della moglie di Ciontoli e dei due figli. I giudici hanno trasformato il reato di “concorso anomalo” in “concorso semplice attenuato dal minimo ruolo e apporto causale”.


Il caso Vannini: i soccorsi arrivati quasi due ore dopo

Per i giudici, quindi, l’omicidio di Marco è stato un omicidio volontario. I fatti risalgono al 18 maggio 2015: la vittima venne portata al punto di primo soccorso di Ladispoli a notte fonda, quasi due ore dopo essere stato colpito da un colpo di pistola sparato dall’arma che Ciontoli teneva in casa. Ma le sue condizioni erano ormai disperate: il proiettile, partito dalla pistola di Ciontoli mentre Marco, fidanzato di Martina, era ospite in casa, aveva provocato gravi ferite interne.

Dopo il ferimento, i Ciontoli non fecero nulla per salvarlo e ai soccorritori raccontarono una serie di bugie. Dissero che Marco era scivolato, poi che aveva avuto un attacco di panico dopo uno scherzo, infine che si era ferito con un pettine. Antonio Ciontoli ammise che il ragazzo era stato colpito per errore da un proiettile solo davanti al medico di turno: dallo sparo erano passate quasi due ore e la ferita che aveva sotto l’ascella destra gli aveva fatto perdere oltre due litri di sangue. Il proiettile aveva ferito gravemente il cuore e i polmoni, ma se fosse stato trasportato subito in ospedale, in base alle perizie effettuate durante il procedimento, si sarebbe potuto salvare.

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