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L’assalto del centrodestra al ddl Zan: eliminare l’identità di genere e la Giornata contro l’omofobia

Si punta a un testo unitario Lega-Forza Italia. Domani il dibattito in Commissione giustizia

Il centro-destra di governo – Lega e Forza Italia, dunque non Fratelli d’Italia che sta all’opposizione – è già al lavoro per costruire un testo unitario contro le violenze, che sia alternativo al ddl Zan (di cui tanto si è parlato in questi giorni anche grazie alla polemica tra Fedez e la Rai). Come conferma una fonte di Forza Italia a Open, l’idea del partito di Silvio Berlusconi è quella di costruire una proposta che possa mettere d’accordo tutti e che preveda da una parte di aumentare le pene per chi discrimina o istiga alla violenza, anche per motivi sessuali e di genere, dall’altra eliminare la Giornata contro l’omofobia, soprattutto nella parte relativa alle scuole. Meglio non educare i bambini e i ragazzi su un tema così importante ma delicato: si rischierebbe – continua la nostra fonte – di «fare cultura sull’argomento», specialmente all’interno delle scuole elementari e medie. «Le scuole saranno libere di aderire o meno, non crediamo affatto sia un problema parlare di omofobia in classe nel corso di una riflessione di 10 minuti», è la replica dello staff di Zan, promotore del ddl contro l’omotransfobia.


Le proposte di Lega e Forza Italia

Nessuno – ci spiegano ancora da Forza Italia – vuole sabotare o fare ostruzionismo al ddl Zan (già approvato alla Camera e da tempo fermo al Senato, in attesa di essere discusso in Commissione Giustizia e poi di passare in Aula per l’approvazione finale, ndr) ma solo migliorarlo, cercando un punto comune. A non convincere gli azzurri è anche l’art. 1 del ddl Zan che definisce e sancisce l’identità di genere, aggiungendola a quella sessuale. Forza Italia, però, se vorrà arrivare in Commissione con una proposta unitaria, dovrà avere il via libera anche della Lega.


La prima “apertura” a un testo contro le discriminazioni, tra l’altro, era arrivata, proprio qualche giorno fa, da Matteo Salvini nel corso di Domenica Live. Ospite di Barbara d’Urso, da sempre in prima linea per i diritti civili, si era detto a pronto a firmare subito una legge contro le violenze e le discriminazioni «purché non venissero tirati dentro i bambini e non venissero fatti processi alle idee». Dunque, sì all’inasprimento delle pene ma no alla «questione dei bambini, della scuola e tutto ciò che comporta la censura e i reati di opinione».

Dunque, proprio in queste ore si sta decidendo cosa fare. Ma niente ancora è stato definito. La proposta originaria di Forza Italia era quella di Licia Ronzulli, ovvero «una semplice aggravante da approvare velocemente così da superare il ddl Zan ormai divisivo». In sostanza consisteva nell’introduzione, tra le aggravanti comuni, previste dall’articolo 61 del codice penale, anche degli atti discriminatori e violenti per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

Cosa potrebbe succedere adesso

«Domani, 6 maggio, presenterò la relazione sul ddl Zan e tutti i testi di legge ad esso collegati, poi dichiarerò aperta la discussione e i colleghi potranno confrontarsi in Commissione. Le leggi si fanno qui», ha detto il leghista Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia, il quale non ha ceduto la delega da relatore del ddl, nonostante sia contrario alla norma. Ma non è detto che tutto questo accada proprio domani visto che il ddl è stato indicato come l’ultimo punto all’ordine del giorno. Come mai?

«Il nostro timone è che stiano cercando di affossare la nostra legge, di sabotarla, di creare confusione e “nebbia”. Cambiarla adesso? No, non è un ddl caduto dall’alto, è frutto di un lunghissimo lavoro. Modificarlo ora significherebbe far tornare il ddl alla Camera e dunque affossarlo», ci spiegano dallo staff del deputato Zan. Se dovesse continuare l’ostruzionismo in Commissione da parte della Lega, allora il promotore della legge contro l’omotransfobia potrebbe invocare la raccolta delle firme per andare direttamente in Aula, «come previsto dal regolamento del Senato». «Zan non deve temere le trappole del centro-destra ma le contraddizioni (del suo disegno di legge, ndr)», è la risposta piccata della ministra per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini, sostenendo che il centro-destra è dalla parte degli omosessuali e della libertà di espressione.

Infine, a spingere per accelerare l’iter del ddl Zan ci sono grillini e dem che vorrebbero la legge già nell’agenda dei lavori dell’aula di Palazzo Madama. I 5 stelle, infatti, hanno raccolto circa 40 firme per chiedere alla presidenza del Senato la calendarizzazione urgente del ddl così da avere una data per l’esame in aula, pur lasciando salvo il lavoro in commissione. Ma serve la firma di un decimo dei componenti del Senato.

Foto in copertina: Mercedes Mehling | Unsplash

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