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Dai ritardi agli esuberi, le dosi di AstraZeneca ferme nei frigoriferi: le Regioni provano a smaltirle con gli open day senza prenotazioni (anche di notte)

Nei frigoriferi dei centri vaccinali, soprattutto nelle regioni del Sud Italia, si sono accumulate le fiale di Vaxzevria. L’Aifa pensa di modificare l’indicazione preferenziale del farmaco, estendendo la fascia di età raccomandata agli over 50

I cinefili lo considererebbero un plot twist fatto a regola d’arte. I detrattori del piano vaccinale del governo Draghi, invece, lo useranno come argomento per affossare la gestione Figliuolo. Ad ogni modo, ciò che sta succedendo nei frigoriferi delle strutture sanitarie adibite alla conservazione dei farmaci biologici anti-Coronavirus ha dell’incredibile: dalla carenza di vaccini, in Italia, con relative cause legali minacciate alle case farmaceutiche, si è passati ad avere un eccesso di dosi, con le Regioni costrette a inventare iniziative in stile “notte bianca” per inocularle.


La sovrabbondanza riguarda, nello specifico, Vaxzevria, il vaccino dell’azienda anglo-svedese Astrazeneca. La correlazione – seppure in percentuali infinitesimali – con i casi di trombosi e la raccomandazione dell’Aifa a somministrare il farmaco agli over 60, ha portato molti cittadini a rifiutare il Vaxzevria. La Regione Sicilia, ad esempio, al 5 maggio ha fermo nei suoi frigoriferi il 49,3% delle dosi consegnate. Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, ha dovuto aprire la campagna vaccinale – in anticipo rispetto al piano nazionale – agli over 50. Percentuali così elevate di farmaci inutilizzati negli stock riguardano anche la Basilicata (46,86%), provincia di Trento (45,49%) e Calabria (42,49%).


La Regione che, invece, è riuscita a somministrare più dosi di Vaxzevria è la Lombardia: oltre 929 mila, con una scorta del 15,5% rimasta per i richiami, in gran parte previsti per insegnanti e forze dell’ordine tra metà maggio e metà giugno. Per questo motivo l’assessore al Welfare lombardo, Letizia Moratti, ha chiesto al commissario Figliuolo di redistribuire le fiale a «quelle Regioni che stanno rispettando i target. Qui – in Lombardia -, solo l’1% rifiuta Astrazeneca perché i nostri medici spiegano che questo è un vaccino sicuro ed efficace».

Mentre l’Aifa, per scongiurare l’accumulo di dosi nei frigoriferi, sta valutando l’ipotesi di allargare agli over 50 l’indicazione preferenziale per Vaxzevria, a livello territoriale si moltiplicano le iniziative per vaccinare più persone possibili. Ha fatto discutere l’Astranight organizzata a Matera: dalle 22 alle 6 del mattino di sabato 8 maggio, nella tenda donata dal Qatar e allestita come punto vaccinale, 750 persone potranno presentarsi senza prenotazione e ricevere il farmaco. Le vaccinazioni saranno comunque destinate a chi rientra nella fascia tra i 60 e i 79 anni, con priorità alle persone disabili.

Un metodo cosiddetto «a sportello» che ha suscitato le critiche dei sindacati della provincia di Matera, i quali sottolineano il rischio di assembramenti fuori dalla tenda. Inoltre, la fascia oraria scelta comporta la deroga al rispetto del coprifuoco. Anche la Campania ha organizzato un’iniziativa simile, un «open day» vaccinale aperto a tutte le fasce di età, compresi i cittadini tra i 18 e i 30 anni. A Marcianise, in provincia di Caserta, le persone vaccinate lo scorso tre maggio sono state 2.500. Un ottimo risultato che ha portato l’Asl di Caserta a programmare – l’11 maggio – un «Astra day» di 24 ore che inizierà alle 6 del mattino.

La Campania, nonostante stia cercando di invogliare i residenti a vaccinarsi con Vaxzevria, è riuscita a utilizzare l’81% delle scorte, sette punti percentuali in più rispetto alla media nazionale. La Calabria, invece, ha fatto le cose in grande e ha lanciato un vax day della durata di quattro giorni per cercare recuperare il ritardo nelle somministrazioni. Dal primo al 4 maggio, con questa iniziativa, è riuscita a superare il target indicato da Figliuolo – 12.384 dosi giornalieri – inoculando una media quotidiana di 15 mila vaccini. Anche alcune regioni del Nord stanno riscontrando problemi nello smaltimento delle riserve di Astrazeneca.

«In Friuli-Venezia Giulia, nella fascia 60-70 anni, si supera di poco il 60% di adesione, è chiaro che è un problema» ha ammesso il presidente Massimiliano Fedriga. Al momento, solo il 25% circa della popolazione in questa fascia di età ha ricevuto almeno una dose, in confronto a una media nazionale che viaggia oltre il 40%. Per questo, nel territorio che si estende tra Gorizia e Trieste, le autorità sanitarie hanno previsto la vaccinazione last minute: accettate le prenotazioni all’ultimo minuto – per i cittadini tra i 60 e i 79 – per far fronte a un eccesso di 2 mila dosi previsto per questo weekend.

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