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Dai «Babbi» al finestrino abbassato, cosa c’è che non funziona nello scontro tra Renzi e Report

Non ci sono state grosse rivelazioni nella seconda puntata della trasmissione Rai dedicata all’incontro tra Renzi e Mancini. Rimangono però molte domande per entrambi i fronti

Ieri sera, 10 maggio 2021, è andata in onda la seconda puntata della “telenovela” che vede come protagonisti Matteo Renzi, lo 007 Marco Mancini e la trasmissione Rai condotta da Sigfrido Ranucci, Report. Il leader di Italia Viva si era reso disponibile ad andare in diretta durante la serata, di fronte a una trasmissione che però risulta essere registrata di sabato (occhio all’orologio del conduttore, le lancette non puntano a un orario da tarda serata). Sarà per «una prossima puntata», affermano dalla redazione, ma ora possiamo fare un po’ il punto della situazione con quello che abbiamo attualmente a disposizione.


Vengono contestate delle incongruenze, da parte di entrambi i fronti, sia nella denuncia presentata da Matteo Renzi che nelle risposte fornite da Report al senatore. Non risulta, almeno al momento, una registrazione dell’incontro tra Renzi e Mancini che sveli i contenuti, così come al momento le uniche parole ascoltate dalla fonte di Report – confermate anche dal denunciante – non dimostrino alcunché. Sta di fatto che si è aperto un altro fronte sul quale la trasmissione Rai si è particolarmente concentrata nell’ultima puntata: il falso dossier contro Report diventato oggetto di un’interrogazione parlamentare di Italia Viva per voce del deputato Luciano Nobili.


Filmava due sconosciuti?

Partiamo dalle dichiarazioni della fonte andate in onda durante la puntata del 3 maggio 2020:

Mottola: «Che cosa ha visto il 23 dicembre?»

Professoressa: «Ho assistito a un incontro tra un personaggio a me sconosciuto con un politico, Matteo Renzi, il quale gli ha dato una pacca sulla spalla e poi si sono appartati a parlare»

[…]

Mottola: «Perché ha ritenuto questo incontro a cui ha assistito tanto importante da dovercelo segnalare?»

Professoressa: «Perché la persona con i capelli brizzolati mi aveva dato un po’ l’impressione che fosse un personaggio losco. Si aggirava come se stesse aspettando qualcuno e poi aveva queste altre due persone con lui come se fossero una sorta di scorta. Dico chissà chi è. Poi è arrivata l’Audi blu con i vetri oscurati dalla quale poi è uscito Renzi»

La fonte di Report si sarebbe incuriosita di un «personaggio losco» che si aggirava nel parcheggio dell’autogrill insieme a quella che sembrava essere la sua scorta. Nella denuncia presentata da Renzi leggiamo:

In estrema sintesi, la falsità del racconto non solo si può desumere dalla singolarità delle dichiarazioni della donna che fermatasi per una emergenza (il malore del padre) ha pensato bene di seguire un incontro tra persone che neppure conosceva […]

In realtà, nel servizio la testimone afferma di aver riconosciuto Matteo Renzi e che il suo arrivo, così come l’appartarsi con il «personaggio losco», l’avrebbe incuriosita.

Il «malore del padre»

Il testo della denuncia di Renzi prosegue così:

[…] filmandolo e scattando fotografie, il tutto asseritamente per oltre quaranta minuti (e con il padre accanto che stava male) ma anche dal fatto che l’attenta analisi del video e delle foto scattate rassegnano un punto di sosta dell’auto verosimilmente incompatibile con la ricostruzione data dalla testimone (l’auto si trovava infatti vicino ai due interlocutori ripresi e lontano dal bar dove la stessa dice di essere andata a prendere una camomilla).

Matteo Renzi e i suoi legali sospettano della presenza «fortuita» in autogrill della fonte di Report, una «professoressa» che si sarebbe fermata alla stazione di servizio di Fiano Romano a seguito di un malore del padre.

Nel servizio del 3 maggio, la «professoressa» non spiega quale sia il malore del genitore che, per quanto possiamo immaginare, poteva essere vittima della «maledizione di Montezuma» (nome dato alla triste «diarrea del viaggiatore»). Nella puntata del 10 maggio 2021 il padre dichiara di soffrire di una patologia, la leucemia mieloide cronica, dove tra gli effetti collaterali dei farmaci utilizzati troviamo proprio la diarrea.

Ciò che afferma la donna a Report è di essersi fermata nella stazione di servizio e di aver accompagnato il padre all’interno:

Mottola: «Come mai si trovava in quella piazzola?»

Professoressa: «Perché mio padre si era sentito male un paio di cento metri prima e io mi sono fermata in quella piazzola di sosta per dar modo a mio padre di andare ai servizi igienici e io di andare al bar per prendere una camomilla a mio padre. Semplicemente per questo; quindi solo un caso fortuito al mille per mille»

Questa potrebbe aver lasciato il padre davanti all’ingresso dell’autogrill, permettendogli di raggiungere in fretta i servizi igienici della stazione, per poi parcheggiare l’auto e recarsi al bar per la famosa «camomilla». Secondo il racconto, andato in onda il 3 maggio, Mancini si trovava già nel parcheggio della stazione:

Professoressa: «La persona con i capelli brizzolati era già presente sul luogo quando io sono arrivata e camminava avanti e indietro come in attesa di qualcuno»

La signora e il padre si sarebbero trovati per la maggior parte del tempo all’interno dell’autogrill per poi recarsi presso la loro auto e filmare quei pochi secondi dell’incontro. Una dinamica che viene poi riportata nella puntata del 10 maggio 2021:

Mottola (fuoricampo): «Dovendo attendere che il padre si sentisse meglio, la nostra testimone è rimasta in autogrill a lungo, quasi fino alla fine dell’incontro di Renzi con Mancini»

Si parla di un incontro durato oltre 40 minuti, di cui però risultano essere stati mandati in onda pochi secondi di un video che – a detta di Report e della sua fonte – durerebbe appena «28 secondi» (nell’email pubblicata su Facebook da Ranucci si parla di 29, ma un secondo cambia poco). La storia dei «Babbi»?

Il tweet di Nicola Morra dove contesta la mancanza dei Babbi.

La fonte di Report non conferma né smentisce la presenza dei dolci, tale scambio citato da Renzi poteva essere avvenuto prima dell’uscita dal bar dell’autogrill o effettuato dagli uomini della scorta come ipotizzato dalla stessa signora a Report.

Il punto di sosta

Le uniche immagini mandate in onda riguardano pochi secondi dell’incontro tra il senatore e Mancini, le quali ci permettono di identificare più o meno le posizioni di tutti i protagonisti della vicenda.

L’area in cui si trovavano Renzi e Mancini (sopra) e quella dove più o meno si sarebbe trovata l’auto della «professoressa» durante le riprese (sotto). Le immagini di Google Street View sono state fatte nel 2019, l’attuale stazione potrebbe aver subito modifiche.

Riprendiamo un passaggio della denuncia di Renzi:

[…] l’attenta analisi del video e delle foto scattate rassegnano un punto di sosta dell’auto verosimilmente incompatibile con la ricostruzione data dalla testimone (l’auto si trovava infatti vicino ai due interlocutori ripresi e lontano dal bar dove la stessa dice di essere andata a prendere una camomilla).

Non sappiamo, osservando i pochi secondi del video andati in onda, dove si trovassero esattamente le auto di Renzi e Mancini in quanto non vengono riprese. Nella denuncia presentata da Renzi si afferma che i due mezzi fossero distanti da qualunque altra macchina:

Il Senatore e il Mancini, infatti, avevano due auto di scorta con un totale di quattro persone che non hanno visto nelle vicinanze alcun mezzo privato fermo per oltre quaranta minuti.

Non avendo visionato alcun video dove vengono riprese le loro due auto, così come il loro saluto e la sequenza delle partenze, rimane solo una presunta distanza tra questi e la zona dalla quale la donna li riprendeva. L’auto della «professoressa» poteva trovarsi nell’area di sosta, o pronta per partire, ma un mezzo piuttosto vicino a Renzi e Mancini per oltre 28 secondi sarebbe stato certamente notato per lo meno dalla loro scorta (a meno che gli agenti non stessero letteralmente dormendo).

Nella denuncia leggiamo ancora:

La tesi della signora per negare che qualcuno abbia registrato le parole effettivamente pronunciate dal Mancini “Lei sa dove trovarmi” è che lei fosse molto vicino ai due, che le scorte di Renzi e Mancini non si accorgano di nulla per oltre quaranta minuti, che il finestrino lato guidatore sia abbassato (se era il finestrino del guidatore quello da cui la signora ascoltava la conversazione, ragionevolmente questo significa che l’auto era parcheggiata contromano vista la posizione in cui i due vengono ripresi e fotografati), che Mancini parta per primo, poi parta la professoressa con il padre fortunatamente ristabilito proprio in coincidenza con il commiato dei due, e infine Renzi.

L’auto non poteva essere contromano, basta osservare la ripresa del sedile che non risulta essere quello del guidatore. Il «finestrino abbassato», in questo caso, era nella posizione dell’auto opposta e non rivolta verso i due. Non sappiamo, ripetiamolo, dove fossero esattamente parcheggiate le loro auto, così come la distanza precisa che avrebbe permesso alla donna di ascoltare quella frase.

I «4 mesi di silenzio»

Uno dei dubbi sollevati riguarda la tempistica, ossia le riprese di un evento avvenuto il 23 dicembre 2020 inviate ai giornalisti di Report dopo il 12 aprile 2021, circa quattro mesi dopo. Come mai c’è stato un così lungo silenzio?

Pensate che una ventina d’anni fa era già tanto giocare a Snake con un cellulare, figuriamoci filmare un politico in autogrill con tanta facilità, soprattutto in un periodo come quello attuale dove milioni di persone al mondo vorrebbero fare lo scoop del secolo filmandolo o mandandolo in diretta social con il proprio smartphone. La signora, però, avrebbe scelto un’altra strada piuttosto che diventare famosa con un video virale, inviando il video a una redazione web di un quotidiano nazionale. Risposte? Nessuna, a detta sua.

La testimone mostra al giornalista di Report l’email che avrebbe inviato a una testata giornalistica italiana, senza ottenere risposta.

Esisterebbe, dunque, una email inviata dalla «professoressa» alle ore 11:00 del 31 dicembre 2020, circa una settimana dopo le riprese in autogrill. Il testo del messaggio viene reso noto (puntini ed errori inclusi) durante il servizio del 10 maggio 2021, senza però rivelare il nome del quotidiano. A questo punto qualunque redazione potrebbe/dovrebbe controllare la propria corrispondenza online non solo per dare una mano ai colleghi di Report, ma anche per cogliere un’occasione ghiotta di fare uno scoop fornendo in esclusiva una risposta ai dubbi relativi a questo vuoto temporale da dicembre 2020 ad aprile 2021:

Foto importanti?

Carissimi sono una vostra lettrice ancora legata al cartaceo però…come per i libri nessuno mi smuoverà dalla sensazione della carta scorrere fra le dita…
Detto questo vi vorrei inviare delle foto che ho fatto il giorno 23 dicembre intorno alle 15:30/16:00, mentre per una sosta caffé mi trovavo nell’area di servizio della A1 di Fiano Romano…
Un personaggio è noto a tutti l’altro purtroppo io lo disconosco…
Non so se possono interessarvi o se possono significare qualcosa…non ho potuto ascoltare cosa si ducessero ma si sono trattenuti per una mezz’ora abbondante…
Un caro saluto e buon anno…

Le partenze dall’autogrill

Veniamo ora alle altre dichiarazioni della fonte a Report, contestate da Renzi anche nella denuncia presentata sabato presso la Questura di Firenze:

Mottola: «Li ha visti andar via?»

Professoressa: «L’auto di Renzi ha proseguito prendendo l’autostrada in direzione di Firenze. E invece ha l’altra auto ha proseguito in direzione di Roma»

Mottola: «Si sono detti qualcosa prima di salutarsi?»

Professoressa: «L’uomo brizzolato ha ricordato a Renzi che sapeva dove trovarlo, qualsiasi cosa…»

Mottola: «Era a disposizione»

Professoressa: «Si»

Nell’ultima puntata di Report del 10 maggio 2021, la «professoressa» riporta la sua versione dei fatti:

Io sono partita leggermente prima di loro, quando entrambi erano rientrati nelle proprie automobili. Passato il casello di Roma Nord, dopo poche centinaia di metri l’auto di Renzi ci ha superato a gran velocità e, benché io procedessi a velocità ridotta, l’auto di Mancini non mi ha mai superato e quindi da li ho dedotto che fosse tornato verso Roma.

Un racconto che, come evidenziato nella denuncia, risulta essere estremamente diverso da quello riportato nel testo della email condiviso nella pagina Facebook di Ranucci il 5 maggio:

È possibile perché l’area di servizio in questione è prima del casello di Roma Nord dal quale una volta passato si può proseguire per Firenze, come ha fatto l’auto di Renzi, o girare e tornare verso Roma prendendo la cosiddetta bretella girando alle indicazioni per L’Aquila /Pescara/ Napoli. La macchina del signore che ha incontrato Renzi è partita poco prima che io lasciassi l’autogrill, io sono partita prima di Renzi, poi la sua auto ci ha superato in direzione verso Firenze a gran velocità.

Siamo passati da una versione a un’altra, da una sequenza «Mancini-professoressa-Renzi» alla quella «Professoressa-Renzi-Mancini». Un’incongruenza che viene appunto citata nella denuncia siccome lo stesso Ranucci avrebbe riportato la nuova sequenza il 6 maggio su AdnKronos:

Lo stesso giorno, alle 20:06 Ranucci cambia ancora versione dopo che l’ufficio stampa di Renzi annuncia la presentazione di un esposto penale.

[…]

Cambia l’ordine di partenza dunque: prima va via la signora, poi in contemporanea Mancini e Renzi, con quest’ultimo che cerca di recuperare sorpassando tutti. In questa versione la professoressa smentisce se stessa: non vede più Mancini andare verso Fiano Romano, ma lo deduce.

Le disponibilità

Ranucci, ospite di Lucia Annunziata il 9 maggio a Mezz’ora in più, afferma che la sua fonte sarebbe disposta a incontrare direttamente con Renzi senza il bisogno di perquisire il materiale presso la redazione di Report. Una disponibilità non solo nei confronti del senatore, ma anche della Commissione come riportato su AdnKronos il 6 maggio:

Lei è disposta a dare il suo nome in commissione, purché secretata perché si è spaventata dalla violenza con cui è stata sospettata e attaccata, con reazioni anche scomposte e atteggiamenti gravi, anticipate peraltro dalla presentazione di interrogazioni parlamentari ‘intimidatorie’ basate su dossier falsi contro la Rai, ovvero contro la Tv pubblica di Stato

Non sappiamo se la donna sia uno 007 (goffo) oppure una comune «professoressa», ma certe disponibilità e la garanzia di un anonimato potrebbero sgonfiare l’intera vicenda una volta per tutte, sempre se tutte le parti in causa lo desiderano.

Cosa possiamo dire oggi?

Versioni, contro versioni, cambi di rotta e incongruenze da entrambi i fronti, ma in tutta questa storia siamo sicuri solo di alcune cose. Facciamo il punto.

Matteo Renzi non rivela quanto discusso insieme a Mancini presso l’autogrill di Fiano Romano, una scelta che Ranucci nella puntata del 10 maggio 2021 definisce «legittima». L’incontro c’è stato, questa è certamente una notizia, ma non conosciamo alcunché della loro reale conversazione se non un saluto confermato dal diretto interessato nella denuncia presentata presso la Questura di Firenze.

Ad alimentare i dubbi è quel saluto che la signora aveva sentito, così come viene messo in dubbio la distanza della sua auto ritenuta necessaria per poterlo quantomeno percepire. Si parla di un finestrino abbassato, ma risulterebbe essere quello lato conducente che dava verso l’autostrada e non verso i due ripresi. Che Renzi e Mancini abbiano urlato o alzato la voce per farsi sentire? Dalle dichiarazioni della donna non risulta. Il cambio versione delle partenze dall’autogrill è senz’altro strano, non giova affatto al servizio fornito da Report avendo fornito un’ulteriore possibilità a Renzi per giustificare la sua denuncia. La donna era uno 007? Se lo è, definirla goffa è poco.

Il servizio di Report pone molte domande. Renzi parla di Babbi, ma i due potrebbero aver discusso di dolci come del tema caldo dell’epoca, ossia la mancata delega di Conte ai servizi segreti. Renzi afferma che tra Mancini e Conte ci sarebbe un ottimo rapporto e che non aveva bisogno di sponsorizzazioni per un eventuale ruolo presso i vertici dei servizi segreti, nessuno al momento parla di un eventuale intervento di Mancini per convincere Renzi a non continuare la sua battaglia contro il Presidente del Consiglio per la delega agli stessi servizi. Sia chiaro, può essere tutto o niente in un mondo di continue supposizioni dove al momento non abbiamo certezze. Questa storia ha comunque generato un timore, ossia la preoccupazione di essere stati intercettati in maniera professionale da qualcuno capace di “fregare” chi si occupa della sicurezza di un senatore e di uno 007, e il dubbio che i due abbiano qualcosa da nascondere.

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