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La nuova vita del pentito Giovanni Brusca fuori dal carcere: la casa segreta, il figlio, i vincoli. Cosa potrà fare per i prossimi anni

Con uno “stipendio” di 1.000 euro al mese, sarà in libertà vigilata per i prossimi quattro anni. Non potrà andare all’estero, i suoi conti saranno controllati e dovrà nascondere la sua vera identità. Ecco la nuova vita dell’ex killer di Cosa nostra (da tempo collaboratore di giustizia)

Giovanni Brusca è libero. Dopo 25 anni ha lasciato il carcere. Fedelissimo di Totò Riina, è l’uomo che nel 1992 ha premuto il pulsante del telecomando a Capaci (uccidendo Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta) e che ha sciolto nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino. Brusca, adesso, potrà rifarsi una vita. Come? In una località segreta – che conoscono soltanto gli uomini del servizio di protezione – e in compagnia del figlio 30enne con il quale ha sempre mantenuto i rapporti. Brusca dovrà restare in Italia per almeno altri quattro anni: sarà in libertà vigilata e lo Stato si farà carico di ogni sua spesa. Dagli oneri sanitari a quelli dell’abitazione in cui andrà a vivere. Lui, però, dal canto suo, non potrà allontanarsi dal nostro Paese per nessun motivo.


Cosa farà Brusca nei prossimi anni

Dal punto di vista economico, l’ex killer di Cosa nostra – scarcerato per fine pena con 150 delitti alle spalle – potrà contare su un assegno di 1.000 euro al mese oltre ad un altro, seppur più basso, per il figlio. Le sue entrate saranno monitorate, avrà l’obbligo di firma settimanale, orari controllati e pernottamento fisso. Non dovrà svelare la sua identità – anche perché Cosa Nostra potrebbe subito vendicarsi – e nei prossimi mesi potrebbe provare a cercare un lavoro, sempre con un’altra identità (ora ha 64 anni e sarebbe del tutto irriconoscibile) così da provare a ricominciare una volta per tutte. Questo è ciò che prevede il “patto” tra il pentito Brusca e lo Stato italiano.


Il “patto” con lo Stato

Un “patto” che ha permesso a Brusca di non passare il resto della sua vita in carcere, evitando di fatto l’ergastolo (e, in seconda battuta, il carcere duro), e che ha consentito allo Stato di ottenere informazioni importantissime per la lotta alla mafia. Brusca, arrestato nel 1996, ha iniziato a collaborare con i magistrati un mese dopo la cattura, ottenendo in cambio sconti di pena e soprattutto il programma di protezione (di cui beneficerà specialmente adesso).

Foto in copertina da ANSA

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