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La scalata italiana sui vaccini in Europa: in 4 mesi dal fondo classifica al secondo posto. Ma il ritardo su over 60 e fragili pesa ancora

I dati sulla campagna vaccinale sono molto positivi ma bisogna ancora capire come fare a proteggere i più fragili

All’indomani del traguardo delle 600 mila somministrazioni giornaliere di vaccino anti-Covid, il generale Francesco Paolo Figliuolo riporta orgoglioso il secondo posto dell’Italia nella classifica europea delle vaccinazioni contro il Coronavirus. È il portale dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) a fornire i dati aggiornati a cui il commissario per l’emergenza si riferisce, presentando la campagna vaccinale italiana tra le più avanzate in Europa, al di sotto solo di quella tedesca. Con 12.804.704 milioni di persone totalmente immunizzate con prima e seconda dose (o solo una per Johnson & Johnson) l’Italia continua una cavalcata che però non ha sempre goduto di un ritmo così accelerato.


AGENAS | La classifica con i dati sul totale di persone immunizzate con due dosi

Il crollo dopo gennaio

La partenza era stata buona, anche nei primi giorni di gennaio l’Italia svettava al secondo posto della classifica, tra i primi Paesi d’Europa per numero di prime somministrazioni di vaccino. La campagna era iniziata da poche settimane e le aspettative circa la corsa alla cura anti Covid erano più alte che mai. Poi il crollo, in poco più di un mese. Al 21 febbraio 2021 il Paese è scivolato verso il fondo della classifica con i primi grossi interrogativi circa responsabilità e azioni riparative. La struttura commissariale di Arcuri inveiva contro i numerosi e inaspettati ritardi di consegna delle case produttrici. Un problema oggettivo che però in quel momento non riguardava soltanto l’Italia ma il sistema di approvvigionamento dell’intera Europa.


Nonostante questo molti degli altri Stati membri erano riusciti a fare di meglio posizionandosi in classifica con numeri di somministrazione più alti. Il nodo fondamentale da sciogliere era allora l’organizzazione interna di una campagna ancora troppo acerba e sprovvista della solida struttura logistica adatta a una diffusione di massa. E così anche la quota di dosi non somministrate aumentava in maniera progressiva con più del 20% delle fiale bloccate nei freezer. Hub mancanti, “primule” da costruire, personale da reclutare, campagne regionali spesso nel caos, elemento altamente dannoso per il clima di fiducia fondamentale da alimentare nella popolazione.

Un secondo posto che lascia ancora indietro i fragili

La scalata verso il secondo posto attualmente racconta di un ritmo di somministrazione enormemente accelerato. Ai primi di gennaio si viaggiava verso le 70 mila dosi giornaliere fino al picco raggiunto poche ore fa di 600 mila. L’obiettivo dichiarato dal generale Figliuolo entro la fine di giugno è quello di 1 milione di iniezioni al giorno, con la speranza di raggiungere il primo posto della classifica. La questione da risolvere è ancora però quella delle fasce a rischio: secondo i dati dell’Ecdc, se per gli over 80 l’Italia ha guadagnato diverse posizioni, per le fasce d’età 70-79 e 60-69 anni, il Paese si attesta solo al quartultimo posto.

Una questione segnalata anche dalla Fondazione Gimbe nel monitoraggio settimanale dal 21 al 27 aprile 2021. «Per la fascia 70-79, se da noi il 50% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino, ben 19 Paesi hanno superato almeno il 60% e 8 Paesi l’80%; per la fascia 60-69 ci si ferma a quota 22,5% con almeno una dose, mentre 14 Paesi hanno già superato il 40% e 4 Paesi il 50%». La sfida ulteriore ora sarà quella di colmare il fondamentale gap delle fasce fragili, su cui la campagna vaccinale ha cominciato a viaggiare a pieno ritmo soltanto dalla metà di marzo. Lo scotto del ritardo e delle ultime posizioni in classifica mantenute per gran parte dei mesi di campagna è dunque ancora da pagare.

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