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Il concorso per il Sud con la «formula Brunetta» è stato un flop? Ecco cosa non ha funzionato (e cosa succederà)

Alla prova si è presentato solo il 65% dei candidati (con picchi del 50% in Puglia e Lazio). Perché in così tanti hanno rinunciato? Le assunzioni adesso avverranno davvero entro luglio?

Il Concorso per il Sud – che prevede l’assunzione di 2.800 tecnici nel Mezzogiorno «entro luglio» – doveva segnare la svolta per la pubblica amministrazione nell’era Brunetta. E, invece, molti dei candidati non si sono nemmeno presentati alla prova. La partecipazione è stata piuttosto bassa: inferiore al 65 per cento, con picchi del 50 per cento nelle regioni Lazio e Puglia. I convocati, in tutto, erano 8.582 ma di questi di fatto ha aderito soltanto una parte. Il risultato è stato che i posti messi a bando, adesso, rischiano davvero di rimanere scoperti. Da qui l’idea del capo Dipartimento della Funzione pubblica di ampliare la platea dei partecipanti: saranno 70 mila in più le persone che, dal 22 giugno, potranno accedere alla prova (scritta, digitale, dalla durata di un’ora, che consiste in 40 domande e che si terrà in sei regioni, Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Sicilia e Sardegna). Ammessi al concorso tutti coloro che avevano presentato domanda di partecipazione e per le quali era già stata effettuata la valutazione dei titoli. In altre parole, gli esclusi sono stati di fatto “ripescati”.


Perché in pochi si sono presentati alla prova

Ma la domanda che in molti si stanno facendo in queste ore è: perché in molti hanno preferito non presentarsi nemmeno alla prova? Com’è possibile che non ci sia la volontà di lavorare nella pubblica amministrazione in un momento di grave crisi economica e di crisi dell’occupazione come quello che stiamo vivendo? I motivi sarebbero molteplici, secondo chi si è rifiutato di partecipare al concorso. Il primo: il contratto. Non si tratta di un tempo indeterminato, non è il classico “posto fisso” alla Checco Zalone. Tutt’altro. Si tratta di contratti strettamente legati alla gestione dei fondi di coesione territoriale, quindi – considerando il momento – anche del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). La durata, poi, è di tre anni. A questo si aggiunga che la preselezione è stata fatta – anziché coi classici quiz – con una valutazione per titoli ed esperienze. Modalità, quella della preselezione per titoli ed esperienze, molto contestata soprattutto dai più giovani che sostenevano di sentirsi penalizzati, non avendo esperienze e titoli a sufficienza per “concorrere” con gli altri candidati più anziani e più titolati.


Perché il concorso non “attrae”

I profili ricercati (si tratta di figure esperte che devono essere immediatamente operative, non c’è tempo per la formazione) erano cinque: esperto amministrativo-giuridico; esperto in gestione, rendicontazione e controllo; esperto tecnico; esperto in progettazione e animazione territoriale; analista informatico. «La pubblica amministrazione in questi anni ha perso appeal. Rimane attraente per qualcuno solo quando si parla di posto fisso. Quando, invece, salta fuori il tempo determinato non viene più ritenuta conveniente», commentano alcune fonti del dipartimento della Funzione pubblica, contattate da Open. C’è chi forse ha presentato domanda per «inerzia», chi «non ha studiato» e chi «preferisce rimanere dov’è senza volersi mettere in gioco».

Dal dipartimento della Funzione pubblica ci tengono a precisare che il flop delle prova scritta non è da attribuire alle nuove modalità di selezione, visto che i profili selezionati «c’erano eccome» ma il problema piuttosto è che «non si sono presentati». «Nessuno è stato scoraggiato visto che chi non si è presentato si trovava in cima alla classifica», ci spiegano. Si esclude, invece, che a scoraggiare i candidati possa essere stato il reddito di cittadinanza. I motivi sarebbero due: difficilmente, ad esempio, «un ingegnere percepisce il reddito di cittadinanza» e soprattutto, a parità di retribuzione, sarebbe stato certamente più conveniente lavorare nella pubblica amministrazione per 3 anni che percepire il sostegno economico erogato dallo Stato.

Cosa non funziona nel piano per il Sud

Fortemente critico è l’avvocato Francesco Leone, dello studio Leone-Fell, da sempre al fianco dei “concorsisti”, secondo cui il problema è che questo modo di selezionare personale nella pubblica amministrazione «non funziona affatto». «Se alle preselettive vengono fatte passare solo persone altamente qualificate, con un curriculum importante, il risultato è ovviamente questo. Per quale motivo, io che ho un buon lavoro o comunque una buona situazione economica, devo presentarmi a un concorso che mi offre il contratto a tempo determinato per tre anni? Chi ha avuto accesso a questo concorso è gente più anziana, che già lavora e che di certo non si sta contendendo il lavoro della vita. Ecco perché non si sono presentati», dice a Open.

E non è finita qui. L’avvocato Leone, inoltre, si domanda come mai molti di quelli che si sono presentati al concorso non hanno comunque superato la prova: «Come è possibile? Non dovevano essere il “meglio” dei candidati? Questo significa che la riforma Brunetta non funziona affatto. Non basta avere un buon curriculum o dei buoni titoli di studio per fare la differenza. Diamo la possibilità alla persone di mettersi in gioco, di accedere alle prove preselettive. Solo così si seleziona il merito». Per il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, il concorso per titoli voluto dal ministro Brunetta «è stato un fallimento totale»: «Moltissimi non si sono presentati e molti altri non hanno raggiunto il punteggio minimo. Ma come, non era l’unico modo per selezionare le migliori menti del nostro Paese? È ora che il Ministro ci ascolti. I concorsi pubblici devono dare a chiunque la possibilità di dimostrare le proprie capacità e selezionare le migliori figure professionali per l’amministrazione pubblica. E per fare ciò è necessario essere, veramente, uguali alla partenza», ha scritto su Facebook.

Nessuno si aspettava questa bassa affluenza

Dal canto suo il dipartimento della Funzione pubblica «non si aspettava questa bassa partecipazione» anche se – ci fanno sapere – sapeva bene di avere davanti una sfida difficile. Si tratta, infatti, del primo concorso in modalità fast track che arriva «nel momento in cui il Paese non è ancora uscito dall’emergenza» e che all’improvviso apporta, nel bene o nel male, un «cambiamento notevole per tempi, modalità e protocolli di sicurezza». «Erano tutti abituati ai quiz… Era davvero questo il sistema giusto per accedere alla pubblica amministrazione?», si chiedono al ministero. Nessuno, però – precisano – ha mai pensato che un concorso «possa esaurirsi nella valutazione dei titoli»: «Ci sarà sempre una prova, non si può pensare di toglierla. Prova che, anche in questo caso, ha rimesso tutti in gioco, anche i super titolati. Insomma, non basta un titolo per lavorare nella pubblica amministrazione», ci assicurano.

Assunzioni veloci o rallentate dal flop?

Si pone, poi, il problema dei tempi. Il ministero riuscirà ad assicurare le assunzioni veloci entro luglio? «I tempi rischiano di allungarsi, non sarà una passeggiata di salute», tuona l’avvocato Leone, sul piede di guerra. E, in effetti, valutare altre 70 mila persone – contro le 8 mila iniziali – rischia di appesantire il concorso veloce. Al momento non è stata presa in considerazione la possibilità di riaprire i termini del concorso nonostante i tanti giovani che non hanno nemmeno inviato la domanda. Il motivo? Non avevano titoli ed esperienze a sufficienza, dicono. Scoraggiati alla partenza: il concorso prevedeva, infatti, l’assegnazione di un massimo di 10 punti di cui 4 per i titoli di studio e 6 per quelli professionali. I neolaureati, di conseguenza, avrebbe incassato un punteggio bassissimo ma comunque avrebbero potuto partecipare.

Foto in copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

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