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Concorsi Stem, record di bocciature per gli aspiranti docenti di medie e superiori: centinaia di cattedre resteranno vacanti

Il numero dei candidati che hanno passato la prova scritta è talmente basso che, se anche dovessero superare tutti l’orale, resterebbero scoperti dei posti: 133 solo in Lombardia. I sindacati promettono battaglia e ricorsi

L’intento del governo Draghi, con il Decreto Sostegni bis, era di accelerare lo svolgimento delle procedure di reclutamento per il personale docente per il prossimo anno scolastico. Nel dl 73/2021 era prevista l’introduzione di un’unica prova scritta a crocette, con quesiti a risposta multipla. Una volta superata la prova si sarebbe passati alla prova orale che, unitamente alla valutazione dei titoli dei candidati, avrebbe delineato la formazione della graduatoria finale. E l’esecutivo ha voluto dare la massima priorità ai concorsi per le cattedre sia per le scuole medie, sia per le scuole superiori nelle materie Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics), ossia matematica, fisica e informatica, per un totale di 6.129 posti in tutta Italia. Questa modalità concorsuale semplificata, in linea con la nuova normativa Brunetta sui concorsi pubblici, prevedeva una prova scritta di 50 domande a risposta multipla (a crocette), di cui 40 sui programmi specifici differenziati per ciascun insegnamento, oltre a 5 quesiti di inglese e 5 di informatica. 


Come si svolgono le prove

Per superare la prova scritta è necessario superare i 70/100 di punteggio: per ogni risposta corretta i candidati guadagnano 2 punti, mentre per le risposte sbagliate non ricevono alcuna penalità, così come per le risposte omesse. E però, a poco meno di una settimana dall’inizio delle prove concorsuali, i primi esiti dei concorsi “per direttissima” Stem hanno fatto registrare percentuali di bocciatura elevatissimi già solo nella prima prova scritta. I primi risultati delle prove scritte sinora svolte lasciano poco spazio a interpretazioni di sorta. C’è chi parla di bagno di sangue, chi di ecatombe, chi è già pronto a fare ricorso. I tassi di bocciature sono altissimi. Tradotto: il numero degli aspiranti docenti che hanno superato la prima prova scritta è talmente basso che, anche qualora dovessero superare tutti la prova orale, sarà pressoché impossibile assegnare tutte e 6.129 le cattedre vacanti. Centinaia rimarranno scoperte.


Il caso della Liguria

Tra i primi risultati pubblicati ci sono quelli della regione Liguria. Per la classe di concorso A026, ossia per l’insegnamento della Matematica nelle scuole superiori, su 168 candidati hanno superato la prova scritta solo 23 aspiranti docenti, con un tasso di bocciatura pari dunque all’86,3%. Ma i posti a disposizione previsti dal bando sono complessivamente 38. Vien da sé, dunque, appurare che se anche tutti e 23 gli ammessi supereranno la prova orale, resteranno comunque 15 posti vacanti. Un altro esempio, sempre dalla Liguria. Per la classe di concorso A041 per Scienze e Tecnologie informatiche la prova scritta è stata superata da 23 candidati su 85 e, anche in questo caso, il numero degli aspiranti docenti che ha passato la prima fase concorsuale è inferiore al numero dei posti disponibili complessivi previsti dal bando (29). 

La situazione nelle altre regioni 

Nelle altre regioni la situazione non è migliore. Anzi, in certe classi di concorso i risultati sono anche peggiori. Débâcle anche in Lombardia. Se nel bando per gli aspiranti insegnanti di matematica al liceo erano previsti 192 posti disponibili, risultano essere solo 59 i docenti ad aver superato la prima fase del concorso, con 133 cattedre già vacanti ancor prima della prova orale. In Puglia, per esempio, a fronte di 39 posti disponibili per le cattedre d’insegnamento di Matematica, hanno superato la prima prova scritta solo 34 candidati. Cinque cattedre, dunque, restano già vacanti ben prima dell’orale. Sempre in Puglia, hanno superato la prova scritta per la classe di concorso A027 per l’insegnamento di matematica e fisica solo 7 candidati su 40 posti disponibili.

La reazione dei sindacati: «Procedure concorsuali fallimentari»

Ed è proprio il segretario generale della Uil Scuola Puglia, Gianni Verga, tra i primi a sollevare dubbi non tanto per i risultati in sé, quanto per l’iter che ha condotto a questi esiti: «Abbiamo più volte fatto presente come il sistema dei concorsi organizzati dal Ministero dell’Istruzione stia diventando sempre più iniquo e fallimentare, al punto tale da mortificare persino professionisti laureatisi con il massimo dei voti». «Nello specifico – prosegue Verga – il concorso sulle discipline scientifiche, matematiche e informatiche è stato indetto solo quindici giorni prima delle prove d’esame, con tempi assolutamente insufficienti per prepararsi adeguatamente». E il segretario della Uil Scuola Puglia aggiunge: «Un concorso talmente veloce che ci si aspettavano domande alla portata di un docente di scuola secondaria. Invece i quesiti, non rinvenibili in nessun testo di preparazione ai concorsi, si sono rivelati delle trappole, con tempi assolutamente insufficienti e forse adeguati per un docente universitario. Probabilmente – prosegue – ci viene di pensare che non c’è alcuna volontà di stabilizzare i precari a esclusivo beneficio delle casse statali». E Verga preannuncia battaglia a suon di ricorsi: «Questo concorso, così come il precedente, intaserà le aule di Tribunale a suon di ricorsi. Intanto settembre è alle porte e le oltre 5.000 cattedre vacanti, ancora una volta, saranno coperte per la gran parte da precari». 

Gissi (Cisl Scuola): «O ci stiamo affidando a docenti incapaci, o il problema è il meccanismo dei concorsi»

Dubbi sulle modalità concorsuali sono stati sollevati anche da Maddalena Gissi, segretaria di Cisl scuola, che osserva: «O il nostro è un sistema scolastico che si affida irresponsabilmente, e per una parte considerevole del personale, a veri e propri incapaci che si è disponibili a tenere in servizio per anni e anni purché non chiedano di essere stabilizzati, oppure a essere tutt’altro che perfetto e affidabile è proprio il meccanismo di selezione utilizzato, sulla cui giusta taratura è lecito, ma vorrei dire doveroso, avanzare almeno qualche dubbio». E Gissi conclude: «Respingiamo con forza, perché del tutto falsa, l’accusa secondo cui staremmo trascurando l’esigenza di un’elevata qualità culturale e professionale come requisito di cui deve disporre chi accede al lavoro nella scuola. Un’accusa che sarebbe facile rilanciare, rivolgendola a chi accetta, senza battere ciglio, che un quarto dei posti di insegnamento sia coperto da personale precario, della cui formazione in servizio ci si cura evidentemente poco o nulla, visto quanto accaduto». 

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